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 2012  febbraio 07 Martedì calendario

ROMA —

Qualcuno paragona la stagione congressuale del Pdl a un motore diesel, lento nell’avviarsi ma sicuro e, soprattutto, costante nella resa. E così quello che era stato definito un partito di plastica, si sta rivelando invece qualcosa di ben concreto, radicato nel territorio. A sostenerlo sono, per esempio, Gregorio Fontana, responsabile del tesseramento, e Maurizio Lupi, che guida la macchina organizzativa. Ed è proprio quest’ultimo che chiarisce il contesto: «L’impegno che ci siamo dati è di chiudere la grandissima parte dei congressi, diciamo oltre l’ottanta per cento, entro il 4 marzo, e poi di avviare la stagione delle primarie per scegliere i candidati alle amministrative, cosa che a Frosinone è già avvenuta».
Finora si sono tenuti una ventina di appuntamenti, un’altra trentina sono previsti per il prossimo fine settimana e tra questi Milano, Bologna, Trento e Bolzano. «Incontri veri», sostiene Fontana, «dato che la partecipazione media ha superato abbondantemente il cinquanta per cento degli iscritti. E ricordo che gli iscritti sono un milione e duecentomila». Concorda Lupi: «Stiamo cambiando pelle al partito, dal modello carismatico a uno radicato nel territorio».
La partecipazione è uno dei tratti salienti di questa fase. Secondo i notabili del Pdl si aggira tra il 40 e il 45 la percentuale degli iscritti che alza la mano ai congressi, seguendo un sistema di regole basate sul principio «una testa, un voto». Discutono e quindi scelgono soltanto gli iscritti in regola con il versamento delle quote e che presentano un documento di identità. «Se i congressi sono unitari, se cioè non si presentano più liste, coloro che saranno nei coordinamenti — trenta persone — saranno scelti con questo criterio: quindici espressione di un listino, e altrettanti con il voto di preferenza».
L’altro tratto è l’affermarsi del meticciato politico. Il Pdl è, insomma, il risultato di un melting pot. «La logica delle quote — 70 per cento agli ex di Forza Italia e il restante trenta agli ex di An — è superata, non c’è più, adesso c’è il Pdl e i congressi sono chiamati a scegliere la classe dirigente locale», assicura Lupi che subito dopo aggiunge: «Poiché si tratta di ambiti territoriali tutto avviene dal basso. Non c’è la tipica rissosità che caratterizza il confronto tra le correnti classiche che fanno riferimento a esponenti nazionali».
Sarà, ma a Bari nello scorso fine settimana si sono confrontate due liste: quella dell’ex ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto, ex forzista e quella di Alfredo Mantovano, già sottosegretario all’Interno, di estrazione aennina. Ha prevalso con il 68 per cento dei consensi Fitto. Ma Striscia la notizia ha raccolto la denuncia di un esponente della minoranza secondo cui su oltre 6.500 iscritti almeno 139 risulterebbero abitare nello stesso palazzo. A Milano, invece, sabato e domenica prossimi si sfideranno due esponenti con trascorsi in Forza Italia: la lista degli amici dell’attuale presidente della Provincia, Guido Podestà, si contrappone a un cartello guidato dal coordinatore lombardo, Mario Mantovani, che raccoglie i seguaci di Roberto Formigoni e Francesco Colucci. «Quanto avviene sotto la Madonnina — riassume Fontana — è la conferma che il Pdl è un partito vero, che nasce dal basso».