Roberto Ferrucci,, Corriere della Sera 7/2/2012, 7 febbraio 2012
Non le avessimo viste fin da piccoli, quelle foto, quando non solo Photoshop, ma anche i computer erano pura fantascienza, avremmo pensato a una manipolazione
Non le avessimo viste fin da piccoli, quelle foto, quando non solo Photoshop, ma anche i computer erano pura fantascienza, avremmo pensato a una manipolazione. Perché la Laguna ghiacciata, su dai, solo un abuso di spritz può spingerti a immaginarla. E poi, oggi, c’è il surriscaldamento del pianeta, e l’effetto serra. Ma nel 1929 successe. E non solo da bambini ci siamo incantati, davanti a quelle immagini di veneziani che se ne andavano a piedi dalle Fondamente Nuove all’Isola di San Michele, il cimitero, e poi a Murano. Guardavamo quelle foto e pensavamo a quanto strepitoso fosse trovarsi lì, in mezzo alla Laguna, a piedi. Dicevano che non sarebbe mai più accaduto. E invece, giorni e giorni sotto zero e la Laguna ritorna a ghiacciarsi. Certo, dal ’29 a oggi era già capitato, ma giusto degli accenni, non i quattro centimetri di spessore che domenica mattina un rimorchiatore attrezzato ha fatto a pezzi, nel canale che costeggia il Ponte della Libertà, liberando la principale via d’acqua per il trasporto delle merci fra la terraferma e Venezia. L’unico spettacolo, forse, capace di trasformare i veneziani in turisti, a caccia di foto memorabili, perché chissà quando riaccadrà. E che sorpresa poi, mentre ritorni a casa, in vaporetto, passare in mezzo a quel ghiaccio, rotto qualche ora prima dal rimorchiatore, e arrivato fin davanti a piazza San Marco, trasportato dalla corrente. Il 2012 come il 1929, a Venezia. E adesso, vederle così, scritte l’una accanto all’altra, queste date, viene quasi un brivido. E la temperatura non c’entra. Com’è che la Laguna gela proprio quando c’è una grande crisi economica? Coincidenze? Ma sì dai, pura coincidenza. E il gelo non è ancora finito. Durerà ancora giorni, e il rischio — la speranza, per tanti — è che si arrivi davvero a quella lastra calpestabile come nel ’29. Con una consapevolezza, ahimè: che quel dannato rimorchiatore attrezzato a rompere il ghiaccio, entrerà subito in azione, a impedirci di provare l’emozione che provarono i nostri avi, di andare a piedi fino a Murano. Maledetta modernità, verrebbe da dire. Esagerando un po’.