Gianni Marsilli, il Fatto Quotidiano 3/2/2012, 3 febbraio 2012
IL TRIVIAL DELLO STRANIERO IN FRANCIA
Cosa non tocca fare, per diventar francesi. Gli aspiranti alla naturalizzazione sono circa centomila l’anno: troppi, dice la destra, ministro degli Interni in testa. Non passa mese senza che Claude Gueant (l’uomo al quale Sarkozy affidò, insediandolo , una semplice missione: “Fatti odiare”) non s’inventi nuovi ostacoli, filtri, barriere. Il 2011 era già stato l’anno dei giri di vite, dei dibattiti artificiosi sull’islam, sul che cosa volesse dire “essere francesi”. Vige ormai una regola: che i nati in Francia da genitori stranieri diventino automaticamente francesi all’età di 18 anni, qualora vivano in Francia o vi abbiano vissuto per almeno un lustro a partire dai loro undici anni. Non paga, l’Ump, il partito del presidente, si è impegnata, in caso di vittoria alle presidenziali e alle legislative, ad abrogare l’automaticità della regola, sostituendola con una formale domanda scritta. In caso di approvazione, il neo francese avrebbe il dovere di sottostare a una cerimonia ufficiale nel suo comune di residenza: l’aveva già introdotta Charles Pasqua 20 anni fa, ma Lionel Jospin l’aveva abrogata nel ’97, appena diventato primo ministro (e poi dicono che destra e sinistra sono la stessa cosa). Ma non basta: lo stesso partito (non tutto intero, per fortuna) prefigura già un ulteriore passaggio: un “giuramento di fedeltà alle armi della Francia” che dovrebbe essere pronunciato da tutti i giovani al compimento della maggiore età, un po’ come se il III Reich premesse alla frontiera.
SEMPRE A OPERA del solerte ministro Gueant, sulle tracce dei Le Pen padre e figlia, i candidati alla nazionalità francese devono saper parlare la lingua. Sostiene il ministero degli Interni che nel Paese viva circa un milione di individui che non è in grado di esprimersi nell’idioma di Molière (cifra che, francamente, appare spropositata). In particolare, bisogna dimostrare “la comprensione del linguaggio necessario alla gestione della vita quotidiana” e “una conoscenza della storia e della cultura e della società francese pari al livello di uno studente francese che abbia finito la scuola elementare”. Quest’ultimo test sarà costituito da una decina di domande, alle quali bisognerà saper rispondere almeno in misura dell’80 per cento. Ed ecco alcune di queste domande, trapelate nei giorni scorsi dai lavori appositamente condotti da un gruppo di storici ed esperti: “Michel Platini è un violinista, un calciatore o uno scacchista? Brigitte Bardot fu un’attrice, una stilista o la prima donna campionessa di boxe? L’Arco di Trionfo va associato a Napoleone, al generale De Gaulle o a Giulio Cesare?”. In conclusione: se risponderai che la Bardot era un pugile, rischierai di non diventare mai francese. Viene il sospetto, o la speranza, che nel gruppo di “storici ed esperti” del ministero degli Interni si annidi qualche simpatico burlone che abbia deciso di sdrammatizzare la faccenda.