il Fatto Quotidiano 4/2/2012, 4 febbraio 2012
C’ERAVAMO TANTO DIVERTITI - C’ERAVAMO TANTO DIVERTITI
Scartato Musica e puttanate si decise per Basso gradimento. Poi, mentre a Reggio Calabria si costruivano le barricate, nel bel mezzo del ’70, a luglio, si decise di puntare in “alto”. Arbore, Boncompagni, Bracardi e Marenco arrivavano dopo le quotazioni in Borsa e le temperature. Per alzarle. A mezzogiorno e quaranta, con gli studenti e i professori a contendersi il Brionvega, il programma più liberatorio della nostra radio sommergeva in onde medie noia e conformismo. Era una febbre. Rischio, eccesso e autoironia.
UN QUOTIDIANO mattatoio delle convenzioni con una lira nella tasca, un abat-jour, due microfoni e la voglia di illuminare col non sense un panorama grigio, cupo e preoccupato. L’invisibile radio. Più potente (almeno allora) fruibile e contagiosa della tv. Nel-l’apparente caos di Alto gradimento, si rileggeva il presente con ordine spietato. Maschere, ipocrisie e bigottismo venivano irrisi e messi al muro. Per alcuni l’oasi rappresentò il definitivo trionfo dell’ anarchia e del disordine, per altri, la libertà. Durò sei anni e finì perché a un certo punto gli amori si logorano e lavorando sempre da casa i più si resero conto che “non si poteva fare radio senza farla”. Forse perché le gemme non si clonano, perché i tempi inducono alla nostalgia o soltanto perché di Scarpantibus, Pasquale Zambuto e colonnelli Buttiglione non si sono scorti epigoni, Radio2 ripropone sul suo sito, da lunedì, il prodigio di allora. Ogni giorno una trasmissione con brani inediti da scaricare in Podcast e una lezione su ciò che avrebbe potuto essere ed è stato solo in parte. Un mirabile recupero di antiche bobine, un lavoro da archeologi. Un direttore, Mucciante, cresciuto nell’epopea dei “Bonco boys”. Si vedevano a casa di Raffaella Carrà. Improvvisavano confondendo notte e giorno. Restituivano la follia creativa (Bracardi ideava personaggi e freddure da Patrocloo! al Catenacci in camicia nera: “Il Duce avrebbe attraversato a nuoto lo stretto di Messina, l’ultimo chilometro tutto sott’acqua”) disegnando percorsi illogici, in cui nulla o quasi, come disse Arbore, era scritto in anticipo. Tutti colpi-bili. Pastori, militari e rivoluzionari. Così nascevano, prima di Fan-tozzi, ritratti feroci dei militanti di una certa sinistra cazzona e parolaia: “Amo fatto lo sciopero, amo fatto l’assemblea, amo fatto il corteo”, le fidanzate improbabili dei conduttori come la Sgarrambona: “Tu mi trascuri, tu non mi pensi”, i pistard autocelebrativi come Max Vinella: “J’avè becchè l’histoire, dunque la notizia è questa”. Nel-l’equilibrio sopra la cronaca cadevano nella rete anche le figurine della Tv come Maria Giovanna Elmi , affetta dalla “fulminante”, malattia che Arbore fingeva di non voler rivelare e che gli altri barbari, con interventi sulla voce sbandieravano senza pudori: “Potrebbe avere una violenta diarrea, un attacco diarroico, capisce ?”. C’era comunque molta più poesia che scatologia e fantasia che verismo. Fanfani, Bongiorno e i detentori da copertina dei singoli universi di riferimento (politica, spettacolo, sport) erano una voce. Una porta che si apriva in
studio. Un’illusione meno amara dello slang del professor Aristogitone: “40 anni a servire lo Stato per ritrovarmi con niente… se mi contraddite vengo a Roma e vi sfracagno di mazzate”.
LA BANDA che fu, oggi è una costellazione a margine. Non tutti si frequentano, né hanno saputo reciprocamente conservare l’affetto di un tempo. Arbore non ha smesso di ridere e mangiando fagioli ha continuato ad aprire le ali in giro per il mondo con clarinetto e melodie napoletane. Marenco è appartato con i suoi capelli rossi. Rivendica rispetto e invenzione di alcune macchiette chiave come l’astronauta Raymundo Navarro, vittima dei suoi rancori e dell’oblio spaziale: “Maldidos, ricchiones”. Giorgio Bracardi, scatenato esegeta del ventennio: “Duce dè qua, duce de là” ogni tanto presta la sua voce per qualche doppiaggio. I suoi rapporti con gli altri ex, per usare un eufemismo, sono pessimi. Gianni Boncompagni è a casa sua. Scrive e riflette. Pigro, come un gatto. Da lunedì, forse, accenderà la radio. Malcom Pagani • “IL PRIMO TITOLO ERA MUSICA E PUTTANATE” - Incontrovertibile. È incontrovertibile che “Alto Gradimento” è stato il più grande successo nella storia della radio di tutti i tempi dopo quella de “I quattro moschettieri” di Nizza e Morbelli che “battezzò” la radio in assenza della Televisione. È incontrovertibile che quando nacque “Alto Gradimento” la televisione la faceva da padrona e la radio sembrava superata seppure reduce da un passato glorioso. È incontrovertibile che i programmi di rivista, varietà di quegli anni erano tutti “copionati”, vidimati e controfirmati da solerti dirigenti della radio che ne correggevano persino la punteggiatura, insidia nascosta per gli attori comici che avrebbero interpretato quei copioni. Estromessi in qualche maniera dai programmi “seri” di quella stagione radiofonica (Boncompagni veniva dal lacrimoso “3131” e Arbore dal politicizzato e ‘impegnato’ “Per Voi Giovani”). I due, sconfortati, decisero di fare una scelta quanto mai controcorrente, proponendo al severo direttore dei Programmi Giuseppe Antonelli, socialista di quelli seri, un programma assolutamente di evasione intitolato provocatoria-mente “Musica e Puttanate”, lo sventurato sorrise e graziosamente ci invitò a cercare un altro titolo visto che la radio a quei tempi era ascoltata anche dalle “Carmelitane Scalze”, dalle “Suore Missionarie della Carità” e “Suore di Maria Desolata” e perfino da qualche suora di clausura un po’ più vivace. È incontrovertibile che Arbore da Foggia propose il titolo “Basso Gradimento” e che Boncompagni da Arezzo (patria di Amintore Fanfani) propose “Alto Gradimento”. Naturalmente vinse Boncompagni (per la storia di Boncompagni, Fanfani non lo conosceva neppure ma Arbore pensava che ne fosse intimo).
È incontrovertibile che l’Aretino intelligentissimo pensò di faticare il meno possibile. Insomma ottenere il massimo rendimento con il minimo sforzo. Ci volle poco per convincere il Foggiano (filo americano di Kennedy) che gli americani non scrivevano neppure un appunto e che improvvisavano brutalmente. Il Foggiano, sventurato, sorrise e si trovò il 14 luglio 1970 davanti a un microfono con Boncompagni a fianco per una ignobile gara di “arrampicata sugli specchi”, di cui qualche ascoltatore sentiva addirittura lo stridio. È incontrovertibile che nasceva allora la radio improvvisata, alla faccia degli americani che scrivono fino all’ultima riga, radio improvvisata che generò la te-levisione improvvisata,
qualche spettacolo
improvvisato di politica improvvisata. È incontrovertibile
che entrarono subito nella compagnia
come audaci improvvisatori i signori (si fa per dire) Mario Marenco, Giorgio Bracardi e alcuni “buontemponi” come Franco Bracardi e Marcello Casco. Per la storia il produttore era Ugo Porcelli, il curatore e regista era Massimiliano Fasan. È incontrovertibile che laddove l’Italia era diventata matta per il Feroce Sa-ladino, dopo tanti anni ridiventa matta per Lo Scarpantibus, uccellaccio preistorico diventato in un attimo popolarissimo, Aristogitone, antico professore pugliese alle prese con gli odiati studenti, Max Vinella, inviato speciale di scuola democristiana, l’astronauta spagnolo Raimundo Navarro, dimenticato nello spazio dai suoi tecnici e giustamente contrariato, il fascista iper nostalgico Catenacci, il barone della medicina Anemo Carlone, il villico che cerca ‘li pecuri’, il colonnello Buttiglione, il giovane reclutatore di ragazze Vinicio, Romanazzi il poeta del trucido, Leon lo chef di alta cucina del ristorante ‘Le Luppolone’, la cartomante Mortification, lo studente contestatore Verzo, il poeta Marius (suicida per autocritica), Onorato Spadone, teorico della teoria filosofica che ‘l’uomo è una bestia!’, Mafalda, una giovanissima fan del mondo dello spettacolo, Pallottino (il radio amatore umbro alla ricerca dei collegamenti con la trasmissione), la comparsa del colossal romano Quo Vadis che cerca disperatamente il suo amico ‘Patrocloooo!!!’, la soprano Isotta con i suoi tre seni, il collerico operaio arabo Malik Maluk alle prese con l’erigenda moschea di Roma, il funzionario RAI malinconico e dolorante Mar-sala, il vecchio playboy Cerebottana, ostinato frequentatore di via Veneto, Panfilio (strampalato meteorologo).
Nonché il personaggio di ‘Perché sei venuta?’, quello di Acqua Calda venditore ferragostano, quella degli slogan dei Grandi Magazzini, quello della classifica dei Babà, quello della grandi pernacchie, quello che racconta la storia del re Clodoveo scopritore di Bari e infine le voci rubate ad Amintore Fanfani, Ruggero Orlando, Raffaele La Capria, Ugo Zatterin; voci rubate a tribune elettorali dell’epoca. È incontrovertibile poi che “Alto Gradimento” sia stata una fabbrica di successi clamorosi (da “In the summer time” dei Mungo Jerry a “Il ballo di Peppe” dei Cugini di Campagna) ma anche Alto Gradimento è stato un inventore di mode e tendenze: la musica folk usata come “tormentone” (“Quando saremo a Reggio Emilia” oppure “Ah come è bella l’uva fogarina”). È quindi definitivamente Incontrovertibile che “Alto Gradimento”, sia stato il prototipo inimitabile di tutto il varietà radiofonico moderno, ancora oggi consapevolmente preso a modello dagli animatori delle radio che sono seguiti. Renzo Arbore