Federico Pontiggia, il Fatto Quotidiano 5/2/2012, 5 febbraio 2012
“LUI, FALCK E CASSAVETES”
Una meraviglia d’uomo, una meraviglia d’attore”. Ben Gazzara, scomparso a 81 anni per un tumore al pancreas, Giuliano Montaldo lo conosceva bene. L’aveva diretto ne “Il giorno prima” nell’86, e l’aveva incontrato quasi vent’anni addietro, sul set losangelino de “Gli intoccabili”. Voce roca, l’emozione che tracima, per Montaldo questo tempo non è passato. “C’era Ben, c’erano Burt Lancaster, quella meraviglia di Ingrid Thulin, Erland Josephson e i nostri Flavio Bucci e Andrea Occhipinti. Scritto da Piero Angela, ‘Il giorno prima’ era ambientato interamente all’interno di un bunker anti-atomico, e tutti gli attori dovevano esserci sempre: la tensione è legittima, ma non se hai la fortuna di avere un professionista come Gazzara”.
IL PENSIERO va a ritroso, la riconoscenza del regista di “Sacco e Vanzetti” è intatta: a quasi 82 primavere (il 22 febbraio), Montaldo è un fanciullino di pascoliana memoria, con l’agenda del cuore piena. Senti premere il tasto rewind, e ti riconsegna “il vocione di Ben, che raccontava storielle, intratteneva: era l’animatore del set, come puoi dimenticarlo?”. Nato nella Grande Mela da emigrati siciliani il 28 agosto 1930, Biagio Anthony Gazzara è a Broadway con Kazan, la prima volta al cinema con Preminger nel ’59 (“Anatomia di un omicidio”), poi “Il ponte di Remagen” (‘69) e le “Risate di gioia” con Totò e la Magnani per Monicelli, altri italiani – il Tornatore esordiente del “Camorrista” (’86), Ferreri, Castellani, Festa Campanile – e “il” sodalizio con John Cassavetes, iniziato con “Mariti” (’70) e alimentato con “L’assassinio di un allibratore cinese” e “La sera della prima”. E poi gli anni ’90, con i suoi com-primari eccellenti al servizio dei Coen, Spike Lee, Gallo, Turturro e von Trier. “Parlare in italiano gli piaceva da pazzi. Ogni tanto cadeva in strafalcioni, ma era tale la sua sicurezza: sembrava su una tribuna! ‘Io dico che oggi farremo…’, e quando lo correggevi: ‘Ah, faremo? Bravo!’”. Ben era così, e Montaldo lo sa già nel ’69-’70 mentre gira “Gli intoccabili”, “che Tarantino mi ha detto essere il primo film con la mafia in smoking. Era un bravissimo attore, disciplinato, preciso e ironico. Un gran lavoratore, inventivo e creativo: parlarne oggi mi addolora, capisco che ho avuto la sfortuna di incontrarlo troppo poco”. Si erano promessi con un abbraccio di lavorare insieme, e Il giorno prima sarebbe divenuto quello delle confessioni: “Mai avere flirt con le attrici, mi diceva, perché mettono il registratore sotto il letto e vendono al miglior offerente: aveva una tal paura del gossip da fingere di essere arrivato vergine al matrimonio…”. La voce di Montaldo si spezza, non la speranza: “Adesso Ben va su e trova Cassavetes e Falck: commedia o tragedia, metteranno in scena qualcosa di così meraviglioso che piacerà anche al Padreterno”.
LUTTO RICHIAMA lutto, il regista genovese ha in sala “L’industriale”, dentro Ben e Gian Maria Volontè: “Lo dico sempre, sono i grandi attori che danno a te, e non viceversa. Gian Maria mi ha fatto capire l’importanza del silenzio, la concentrazione e il dettaglio, Ben che il palcoscenico non ha confini: lavorava tranquillamente qui come in America, sentivi che ogni giorno gli sarebbe piaciuto udire “Motore!”, entrare in un personaggio diverso e farlo proprio”. E oggi? “C’è meno tempo per chiacchierare e scambiarsi effusioni: i tempi di lavorazione sono diversi, più veloci. “L’industriale” l’abbiamo girato in sette settimane: 123 scene, abbiamo corso come pazzi. Ma anche Pierfrancesco Favino è… – maiuscolo – un attore, solo oggi sul set bisogna arrivare preparati, non c’è spazio per studiare”. Montaldo sospira, alza gli occhi al cielo e trova i buchi neri di John, Peter, Burt, il suo Ben e “il brutto tempo, perché la falce ha colpito molto forte: se mi guardo attorno, non c’è che dolore”. Ma, grazie a Dio, anche “i giovani che si affacciano al cinema, sebbene tv e pubblicità oggi consumino rapidamente”.
GIÀ, TUTTA un’altra storia, e gli anni diventano luce, perché siderale è la distanza da un Cassavetes: “Se gli avessi parlato di pubblicità, t’avrebbe sparato alle gambe!”, ride amaro Montaldo. E, complice la recente perdita di Theo Angelopoulos, torna a Gian Maria Volontè, morto sul set de Lo sguardo di Ulisse diretto dal regista greco nel ’94: “La sua ultima immagine è un campo lunghissimo: ormai senza un polmone, Gian Maria trascina una tanica. Aveva rifiutato la controfigura, e preteso che la tanica fosse piena: chi altri l’avrebbe fatto?”. Ben Gazzara, forse, perché “aveva lo stesso rigore”. Ora Gian Maria e Ben riposano, anzi, lavorano in pace. Quaggiù qualcuno li ama.