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 2012  febbraio 03 Venerdì calendario

WALL STREET PREFERISCE ROMNEY A OBAMA

Mai come quest’anno i petrolieri texani, i proprietari di casinò di Las Vegas, i manager di hedge fund newyorchesi e in generale i protagonisti dell’alta finanza di Wall Street influenzeranno l’esito delle elezioni presidenziali. Grazie a una sentenza della Corte suprema del 2010 che ha eliminato qualsisi limite ai contributi erogati da società private ai candidati, i soldi stanno affluendo a valanga nelle casse dei cosiddetti «comitati d’azione politica» o SuperPac, dando al repubblicano Mitt Romney un netto vantaggio sul democratico Barack Obama.
Senza più tetti e senza più limiti alla quantità di denaro speso per influenzare la politica, questa campagna presidenziale costerà complessivamente la straordinaria cifra di 2-3 miliardi di dollari, un record assoluto, e a giudicare dai primi dati la parte del leone verrà spesa a favore di Romney: l’ex-governatore del Massachusetts, quasi certamente destinato a strappare la nomination repubblicana, è considerato dal gotha della finanza e dell’industria uno di loro, plurimilionario cofondatore della società di private equity Bain Capital. Obama invece è percepito come il presidente anti-business e potrà contare sul contributo di imprenditori liberal, specie a Hollywood, e sui sindacati, istituzioni meno facoltose delle grandi coporation americane.
I requisiti di trasparenza imposti dalla legge hanno consentito ora di venire a conoscenza dei nomi di alcuni grandi finanziatori dei comitati politici pro-Romney: il miliardario che scommesse contro il mercato subprime John Paulson e altri due hedge fund manager, Paul Singer e Robert Mercer, hanno versato un milione di dollari a testa al SuperPac pro-Romney "Restore Our Future"; altrettanto hanno donato il costrutture edile texano Bob Perry, il magnate dell’energia William Koch e i fratelli Marriott della catena alberghiera. Gli ex-colleghi di Romney alla Bain hanno regalato 480mila dollari, e altrettanto i dipendenti della Goldman Sachs.
Complessivamente il SuperPac pro-Romney ha raccolto 30 milioni di dollari nel 2011 contro 4,4 milioni finiti nelle casse del superPac pro-Obama. Una volta ottenuta la nomination, Romney potrà anche contare sui soldi raccolti a favore degli altri candidati repubblicani durante le primarie. Il SuperPac fondato da Karl Rove, ex-consiglere di George Bush, siede per esempio su un gruzzolo di 51 milioni di dollari. Il presidente uscente resta tuttavia in testa nel totale delle donazioni anche se negli ultimi mesi 2011 si è assottigliato il ritmo di raccolta.
L’America sta solo ora iniziando a rendersi conto di quanto è cambiato dalle presidenziali di quattro anni fa. All’epoca vigevano limiti sui contributi fatti direttamente dai cittadini alla campagna di un candidato (2.500 dollari), mentre le società potevano donare ai comitati d’azione politica sollecitando donazioni dai loro manager (con limiti di 5.000 dollari per candidato o 15.000 per un partito) e senza poter attingere dalle casse aziendali. La sentenza del 2010 ha eliminato sia i tetti alle donazioni a favore di un comitato d’azione politica sia il divieto di attingere alle casse societarie. L’unica condizione imposta per separare i soldi dalla politica è l’obbligo per un SuperPac di non comunicare e coordinare la propria strategia con il candidato o il suo staff. Una regola talmente tenue da essere stata ridicolizzata persino dai comici del sabato sera: tecnicamente Romney non può essere al corrente di come il suo SuperPac spende i soldi anche se il comitato che lo sostiene è gestito da un gruppo di ex-membri del suo staff.
Nel 2008 i limiti sui finanziamenti ai candidati favorirono Barack Obama su John McCain. L’entusiasmo per il primo presidente figlio di una coppia mista, la speranza di un futuro migliore e l’uso di internet per comunicare direttamente con i cittadini e sollecitarne i versamenti online convinsero molti individui a inviare i loro assegni da 2.500 dollari a Barack Obama. Quest’anno è probabile che le voci dei cittadini siano soffocate dai milioni provenienti dal mondo del business.