Morya Longo, Il Sole 24 Ore 5/2/2012, 5 febbraio 2012
IL VERO CONTO È PER GOVERNI E BCE
Nella migliore delle ipotesi la Grecia riuscirà a tagliare del 70% il valore dei propri titoli di debito. Nella peggiore delle ipotesi, se l’accordo con i creditori dovesse saltare, Atene potrebbe mettere in scena uno dei più clamorosi default che la storia ricordi. Eppure i mercati finanziari, incerti se finire nella padella o nella brace, alzano le spalle: da quando le trattative sulla Grecia sono entrate nel vivo, nonostante la grande incertezza sull’esito, Borse e titoli di Stato hanno realizzato uno dei più importanti rally degli ultimi anni.
Dal primo gennaio le Borse europee hanno guadagnato il 10%. Le banche hanno recuperato il 16,7%. Quelle greche hanno addirittura festeggiato: Alpha bank da inizio anno ha realizzato un sonoro +145%. E Paesi come l’Italia o la Spagna hanno ridotto il differenziale tra i loro rendimenti e quelli tedeschi. Sembra un paradosso, ma un motivo c’è: le banche e tutti gli investitori hanno avuto due anni di tempo per svalutare i bond greci in portafoglio. Dunque, ormai, non temono più di tanto ulteriori perdite. Il problema, se mai, sta negli Stati (Italia inclusa), negli Enti locali (come la Regione Lombardia) e nella Bce: è sulle loro spalle che, prima o poi, potrebbe ricadere il vero conto della crisi greca.
Le svalutazioni bancarie
Le banche sono da tempo corse ai ripari: tutte hanno già messo in bilancio perdite comprese tra il 50 e il 60%. Morale: il taglio del 70% ai titoli di Stato greci farebbe ormai danni molto limitati. Prendiamo il caso di Intesa Sanpalo: alla fine del terzo trimestre 2011 aveva obbligazioni greche in bilancio per un valore di libro di 1,31 miliardi e per un valore post-rettifiche di 586 milioni di euro. Questo significa che Intesa ha già contabilizzato una perdita del 55%. Per arrivare al 70%, dunque, non mancherebbe molto: circa 190 milioni. Cifra importante, certo, ma non tale da impensierire.
Anche il Banco Popolare ha fatto abbondanti svalutazioni: dal valore nominale di 96 milioni a 39 milioni. Stesso discorso – confermano i vari analisti interpellati dal Sole 24 Ore – per gli istituti di un po’ tutta Europa. Deutsche Bank calcola che le banche francesi abbiano già svalutato i bond greci intorno al 60%. Solo le banche greche sono in guai seri: ma per loro il problema, con uno stato insolvente alle spalle, è ovviamente ben più ampio.
L’esposizione degli Stati
Maggiore l’esposizione dei Governi. Nel maggio 2010, quando l’Unione europea e il Fondo monetario hanno salvato per la prima volta la Grecia, gli Stati dell’eurozona hanno erogato bilateralmente 80 miliardi di euro di finanziamenti ad Atene. Le cifre sono importanti: l’Italia ha prestato alla Grecia circa 15 miliardi di euro (si tratta di metà del valore della manovra-Monti), la Francia 17, la Spagna 10, le Germania quasi 23 miliardi.
La domanda è: anche gli Stati dovranno abbonare il 70% di questi finanziamenti bilaterali? Insomma: dovranno sopportare una perdita complessiva di 56 miliardi? «I prestiti bilaterali degli Stati per ora non vengono toccati – spiega Silvio Peruzzo, economista di Rbs –. A nostro avviso, però, potrebbero venire ristrutturati verso l’estate». Se così fosse le perdite arriveranno anche per i Governi. Italia inclusa.
Nel nostro Paese c’è poi il tasto dolente della Regione Lombardia. Il Pirellone ha un titolo di Stato greco messo a garanzia (ironia della sorte) del prestito obbligazionario che la Regione lanciò nel 2002. L’esposizione, attualmente, è di 153 milioni di euro. Ieri è stato impossibile appurare se la Regione intenda accettare il "taglio" del 70% come qualunque investitore: il portavoce dell’assessore competente non è stato raggiungibile. Ma la Lombardia si è già cautelata: da tempo ha accantonato 153 milioni di euro proprio per questa evenienza. Si tratta di soldi pubblici da immolare alla causa greca, certo, ma già messi da parte.
I 55 miliardi della Bce
La Bce è l’istituzione più esposta sul Paese ellenico: a furia di comprare i suoi titoli di Stato, nel bilancio – stima Ubs – si trovano ora circa 55 miliardi di euro di debito ateniese. Considerando però che l’Eurotower ha acquistato i titoli a prezzi svalutati, Ubs calcola che se la Bce dovesse accettare il taglio del 70% incasserebbe una perdita di circa 22 miliardi. Il condizionale, però, è più che d’obbligo. La Bce, infatti, non intende accettare alcuna perdita.
Per un motivo semplice: se lo facesse, potrebbe violare i Trattati europei perché la perdita potrebbe costituire un aiuto di Stato alla Grecia. Per questo sono allo studio soluzioni alternative. Una potrebbe passare dall’attuale Fondo salva-Stati (Efsf): questo potrebbe emettere obbligazioni ad hoc che consegnerebbe alla Bce in cambio dei bond greci. In tal caso le perdite non sarebbero più in capo alla Bce, ma al fondo Efsf.