Massimo M. Veronese, il Giornale 5/2/2012, 5 febbraio 2012
La corsa più pazza d’America dei candidati «Usa e getta» - Suor Caroline Killeen, devota a San Francesco e alla marijuana, voleva la rivoluzione alla Casa Bianca, una stufa a legno nello studio ovale, fili per la biancheria da stendere nel Giardino delle rose, un orto al posto del prato all’inglese
La corsa più pazza d’America dei candidati «Usa e getta» - Suor Caroline Killeen, devota a San Francesco e alla marijuana, voleva la rivoluzione alla Casa Bianca, una stufa a legno nello studio ovale, fili per la biancheria da stendere nel Giardino delle rose, un orto al posto del prato all’inglese. Correva, in bici, contro Bush padre e Clinton portò a casa 11 voti, ma come aspirante sindaco di Tucson. Roseanne vuole di più: una Casa Bianca verde, campi di rieducazione per i banchieri e decapitazione pubblica «se non restituiscono i 100 milioni di aiuti pubblici ricevuti». Roseanne Barr, moglie tradita e vendicatrice del film «She-Devil» e regina delle sit com, fa la Litizzetto di professione ma, giura la Cnn, non scherza per niente. Ha scelto Twitter per cinguettare il suo ingresso nelle presidenziali, programma indignado e ultra progressista, vuol fare il terzo polo senza essere Casini e parla sputata come Beppe Grillo: «Repubblicani e democratici sono a libro paga delle multinazionali e se ne fregano del popolo che pretendono di rappresentare ». Non è Reagan ma rischia di essere Nader, il paladino dei consumatori, che costò ad Al Gore la sfida contro Bush figlio. Qualche mese fa al «Tonight Show» di Jay Leno aveva detto di voler diventare premier di Israele. Sarà la retorica del sogno americano, sarà che uno su mille ce la fa, sarà che la pubblicità è l’anima del commercio ma l’America ad ogni elezione fa sfilare una processione di candidati impresentabili per tenere allegra la compagnia, lottatori al tramonto, vecchie glorie dei telefilm, ex campioni di football, pornostar assortite che vogliono la preghiera obbligatoria nelle scuole, o il sesso per legge tre volte la settimana, che chiedono licenza di uccidere con un colpo in testa capi di stato stranieri o che pretendono di imporre i pantaloni alle donne in azienda. E il meno comico di tutti è in genere il programma di chi fa il comico di professione. Il Super comitato elettorale ( SuperPac) «American for a better tomorrow » ha incassato da giugno ad oggi più di un milione di dollari per appoggiare la candidatura alla Casa Bianca, dichiaratamente finta, di Stephen Colbert, il Crozza della tv Usa. Dopo una serie di esilaranti spot elettorali in Iowa e New Hampshire, dove il calendario ha imposto i primi scrutini primari, e aver candidato in un monologo tv l’Iphone alla nomination repubblicana, ha organizzato un comizio gag in South Carolina per annunciare il suo appoggio a Herman Cain, l’ex re della Pizza costretto a ritirarsi dalla corsa per molestie sessuali. Cain che piaceva del resto a un altro candidato in ritirata, il pastore protestante Terry Jones, quello che nell’anniversario dell’attentato alle Torri voleva dar fuoco in pubblico a decine di copie del Corano. Punto qualificante del programma del padre la «deportazione di tutti e venti milioni di immigrati illegali, così tutti i soldati militari di ritorno dalla guerra avranno più opportunità di lavoro ». L’hanno preso sul serio meno di Colbert. Va così. Fred Karger, consigliere di tre presidenti e gay dichiarato è stato escluso dalla nomination repubblicana perchè favorevole al matrimonio omosex e nemico della Chiesa mormone, Donald Trump, il miliardario diversamente pettinato, dal suo amore per il phon. «Resto convinto che se decidessi di correre vincerei primarie ed elezioni» ha detto modesto mollando il colpo. Ma la metà degli americani, compreso un repubblicano su tre, lo considera «il meno credibile dei presidenti ». Già. Come fai a parlare di tagli se poi ti cotoni così...