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 2012  febbraio 03 Venerdì calendario

Amaro lucano per il Pd: quanti indagati in Basilicata - Amaro lucano per il Pd. Corru­zione e falso, turbativa d’asta e ap­palti truccati, truffa e tangenti: dalla lontana Basilicata esce un Partito democratico sopraffatto dalle in­chieste giudiziarie

Amaro lucano per il Pd: quanti indagati in Basilicata - Amaro lucano per il Pd. Corru­zione e falso, turbativa d’asta e ap­palti truccati, truffa e tangenti: dalla lontana Basilicata esce un Partito democratico sopraffatto dalle in­chieste giudiziarie. Tra deputati lu­cani del Pd e consiglieri regionali, sindaci e assessori, gli uffici dei pm sono pieni di verbali che riferisco­no delle presunte malefatte nel feu­do in cui il partito di Bersani la fa da padrone da quando la Seconda Re­pubblica ha spazzato via il potere democristiano. Il primo nome della lunga lista d’indagati o imputati targati Pd in Basilicata è quello di Antonio Luon­go, deputato dalemiano che nel maggio scorso è stato filmato dalla polizia di Potenza in un autogrill mentre si incontrava con l’ex 007 del Sisde, Nicola Cervone, che a det­ta degli inquirenti «trattava» il suo approdo nel Copasir allora guidato da Baffino. Luongo è attualmente sotto processo per corruzione nel­l’inchiesta «Iena 2» su mafia, affari e politica. A carico di Luongo c’è l’as­segnazione, nel 2001, di un appalto all’Asl di Matera e l’assunzione da parte della ditta aggiudicatrice di quattro persone, più un contributo elettorale di 15 milioni di lire. Per la stessa inchiesta è sotto processo an­che uno dei suoi più stretti collabo­ratori di allora, Giovanni Petruzzi, oggi sindaco di Anzi (Potenza) elet­to col Pd. Nei guai per turbativa d’asta an­che il governatore lucano, Vito De Filippo, e il presidente del Consi­glio regionale, Vincenzo Folino. I due, pezzi da novanta del partito lu­cano, secondo i pm avrebbero pilo­tato la gara d’appalto da 25 milioni di euro sui servizi di pulizie, facchi­naggio e pasti all’ospedale San Car­lo di Potenza. A leggere le carte giu­diziarie gli indagati «turbavano con metodi fraudolenti il regolare svol­gimento della gara pubblica di ap­palto » poi vinta dal gruppo «La Ca­scina », i cui vertici, come è riportato nell’avviso di comparizione,«effet­tuavano pressioni sul presidente della regione Basilicata De Filippo Vito e l’assessore regionale Folino così determinando l’intervento di questi ultimi presso Spera Giusep­pe », presidente della commissione che avrebbe assegnato l’appalto. Disavventura giudiziaria anche per il senatore Pd ed ex sottosegreta­rio del governo Prodi, Filippo Bub­bico, indagato per abuso d’ufficio per aver affidato all’esterno, per 23 mila euro, una consulenza sulla riorganizzazione del Consiglio re­gionale che, secondo la procura, le risorse interne avrebbero potuto portare a termine senza alcun pro­blema «in considerazione – si legge a verbale- del titolo di studio posse­duto e della figura professionale ri­vestita ». Sotto indagine per la gestione operativa dell’Arpab (Agenzia re­gionale ambiente) ecco Erminio Re­staino, assessore regionale del Pd fi­no al 31 gennaio scorso. L’indagine della procura di Potenza si concen­tra su­ll’inquinamento prodotto dal­l’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti «Fenice» di Melfi e sulla mancata comunicazione dei dati ambientali da parte della stessa Agenzia. Coinvolti anche l’ex coor­dinatore provinciale dell’Arpab, Bruno Bove, e l’ex direttore genera­le, Vincenzo Sigillito, che al telefo­no con un amico parla di Restaino con toni accesi: «Se fa lo stronzo, con me chiude per tutta la vita. Non si fa così». Dall’inchiesta sull’Arpab si dira­mano più filoni, uno dei quali coin­volge il sindaco di Potenza e presi­dente dell’Anci lucana, Vito Santar­siero. Sotto processo anche un fede­lissimo di De Filippo, Pasquale Ro­bortella, consigliere regionale Pd accusato di truffa sui fondi europei. Più di 170mila euro di contributi per la coltivazione di ulivi che non avrebbero mai visto la luce. C’è poi l’inchiesta«Do ut des»sulla presun­t­a corruzione alla Agenzia delle En­trate, che fra i suoi venti indagati ha visto il presidente della provincia di Matera, Franco Stella, sempre Pd, accusato di abuso d’ufficio (poi ar­chiviato). A incrementare la lista dei «democratici» comparsi nelle cronache giudiziarie c’è infine Ni­cola Montesano, consigliere pro­vinciale di Matera, già sfiorato da un’accusa di falso e turbativa d’asta.