GIULIO GAVINO, La Stampa 4/2/2012, 4 febbraio 2012
Appalti pubblici e tanta droga Romanzo criminale in Riviera - Appalti pubblici, ricchi subappalti, traffico internazionale di stupefacenti, gestione di posti di lavoro
Appalti pubblici e tanta droga Romanzo criminale in Riviera - Appalti pubblici, ricchi subappalti, traffico internazionale di stupefacenti, gestione di posti di lavoro. La ‘ndrangheta in Liguria e nella Riviera del turismo ha le mani in pasta dappertutto. Le ultime indagini hanno portato alla luce le connivenze dei boss per il controllo delle elezioni. Il «condizionamento mafioso», quello che ha portato il ministro Cancellieri e il governo Monti a dare il «rosso» al sindaco di Ventimiglia, è fatto anche di minacce e intimidazioni. La mala in riva al mare parla soprattutto il linguaggio degli attentati incendiari (sette dall’inizio dell’anno), «reati spia» di fenomeni criminali, come l’usura, con le quali strangola e acquisisce le attività produttive. A prendere per il bavero i boss ci ha pensato però da due anni a questa parte il procuratore di Sanremo Roberto Cavallone che ha iniziato a colpire soprattutto le complicità dei clan, in pratica a tagliare i «rifornimenti» alle cosche. Mordi e fuggi. Processo dopo processo, condanna dopo condanna. I tentacoli della «piovra alla calabra» si sono trovati a fare i conti con uno Stato intransigente e curioso. E i più curiosi sono stati i carabinieri del comando provinciale di Imperia. «Sbirri», o «caini», per i compari della ‘ndrangheta, gente dello Stato per tutti gli altri. Hanno iniziato a farsi domande, tante. Un esempio? Uno dei «cerimonieri» delle cosche, Fortunato Barilaro, 68 anni, viene arrestato dai Ros a fine giugno. Ha un negozio di alimentari in centro a Ventimiglia ad appena un centinaio di metri dal Comune. Insieme ad altri quattro padrini girava per il Nord Ovest a dare i «voti», a presenziare ai rituali di affiliazione. Barilaro ha un figlio, che si chiama Giuseppe e che è un funzionario all’ufficio Commercio del Comune. Possibile? Concorso in regola, assunzione degli anni Novanta. Possibile e legale. Poi scoprono che la nuora di Barilaro, la moglie del «comunale», partecipa ad un concorso per entrare anche lei in municipio e spuntano altre anomalie come uno strano «puntino» sul suo nome nella lista dei candidati. I Barilaro spiegano, il Tar dà loro ragione, ma resta quell’ombra dell’associazione a delinquere di stampo mafioso per la quale si trova in carcere il vecchio padre. Mica un divieto di sosta, 416/bis. Altre domande che si fanno i carabinieri? Nel 2007 a Ventimiglia viene eletto sindaco Scullino. Nella sua giunta per due anni c’è un ex vice sindaco di Taurianova che si chiama Vincenzo Moio (e anche a Ventimiglia fa il vice sindaco). A settembre 2009 Scullino lo «dimissiona» senza dare spiegazioni credibili e pubbliche del «divorzio». Nel luglio 2010 si scopre qualcosa di strano: Moio, secondo intercettazioni della Dda di Reggio Calabria, aveva chiesto al boss del «crimine di Polsi» di sostenere alle elezioni regionali la figlia Fortunella, candidata a Genova. Un anno dopo Moio è indagato a piede libero dalla Dda genovese, indiziato di essere un affiliato all’associazione a delinquere di stampo mafioso. Ma i carabinieri mettono anche il naso nell’amicizia, il legame, tra il sindaco di Ventimiglia e Marco Prestileo. Appena eletto, Scullino nomina il suo commercialista e amico personale quale direttore generale del Comune e poi amministratore di Civitas, una società municipalizzata che viene creata per permettere all’amministrazione di gestire con più margine di economia gli appalti pubblici. Nel marzo del 2009 qualcuno spara sette colpi di pistola contro l’auto di Prestileo: mandanti ed esecutori dell’attentato non vengono mai scoperti e Prestileo rimane al suo posto. Scullino non lo solleva dall’incarico per proteggerlo e lui non si dimette per proteggersi. Strano. Nel frattempo Scullino cambia il volto di Ventimiglia, si dedica ad arredo urbano, facciate da tinteggiare, promozione turistica. Sindaco virtuoso, presuntuoso, assolutista. Quando i carabinieri mandano il primo dossier al prefetto si arrabbia: «Se c’è qualcosa mi indaghino, tuona». Intanto, mese dopo mese, a 300 metri in linea d’aria dal Comune sorge un porto turistico con centinaia di posti barca: due anni fa una coppia di impresari, uno dei quali legato alla malavita calabrese, spara all’imprenditore Piergiorgio Parodi perché vuole entrare nel business del movimento terra. La procura scopre tutto, Parodi dice che «scherzavano» e al processo non si costituisce parte civile. Tutto normale, nella terra dei cachi, e della ‘ndrangheta.