Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 04 Sabato calendario

Auguri nonno Cesare un´avventura di 80 anni – Le mani di Cesarone Maldini compiono domani ottant´anni

Auguri nonno Cesare un´avventura di 80 anni – Le mani di Cesarone Maldini compiono domani ottant´anni. Quelle mani che, per prime, sollevarono una Coppa dei Campioni, era il maggio ´63 a Wembley, Milan contro Benfica, mai nessun italiano c´era riuscito. Quelle mani che abbracciarono Bearzot dopo il trionfo al Bernabeu: Cesarone era il vice del vecio, giacca chiara a righine entrambi, due uomini veri, fatti con lo stampo. Quelle mani che accarezzarono un bambino di nome Paolo e di cognome Maldini, forse il più grande terzino nella storia del calcio italiano, già solo per questo bisognerebbe ringraziare Cesarone. E poi abbracciarono Zola dopo la vittoria azzurra contro gli inglesi, di nuovo a Wembley, e Cesare era citì con suo figlio in campo, mai successo a nessuno. E poi si misero tra i capelli, quell´ala scura e poi un po´ dipinta, dopo il rigore fallito da Di Biagio ai mondiali´98, azzurri fuori ai quarti contro la Francia poi campione, fine della carriera azzurra di Cesarone. Le mani di Cesare Maldini hanno molto esultato, moltissimo. Quattro scudetti da giocatore con il Milan (347 partite, 3 gol), quella famosa Coppa dei Campioni (lui era il capitano), poi le tre vittorie consecutive all´Europeo Under 21 come allenatore: è rimasto per dieci anni esatti sulla panchina dove si semina e si deve indovinare il futuro, quindi la nazionale A, colpa dell´eliminazione al primo turno agli Europei inglesi con Sacchi citì. Dopo le sperimentazioni e i modernismi si tornò all´antica con l´allievo prediletto di paròn Rocco, triestino come lui. Se avesse avuto più fortuna, chissà, Cesarone sarebbe stato magari una specie di Lippi, se non proprio un Bearzot. Invece l´hanno zittito i rigori: come Vicini, Sacchi, Donadoni, è una strana maledizione azzurra che di quando in quando prende forma su un disco di gesso. Personaggio perfetto per essere imitato, fece la fortuna di Teo Teocoli, più vero il falso dell´originale. Ma Cesarone non è stato solo folclore, solo "maldinate", non è stato solo quella sintassi fantasmagorica, persino oltre il Trap. Ha rappresentato un magistero sodo, senza fronzoli, nel rispetto delle radici del calcio all´italiana. Tanta umanità e sostanza. Lui e il figlio Paolo hanno vinto più di moltissimi club messi insieme, hanno giocato dieci finali di Coppa dei Campioni (sei successi) e ora arrivano i nipoti, Christian e Daniel. Il nonno, quand´era un ragazzo di 70 anni, portò il Paraguay agli ottavi nel mondiale 2002, eliminato solo dai tedeschi: un´impresa. Poco prima, nella parentesi alla guida del Milan con Tassotti, era riuscito a vincere un derby per 6-0, cose che restano quasi più di un trofeo. Adesso, per non annoiarsi, Cesarone si diverte a fare l´opinionista tv, ma non qui, sarebbe troppo facile, anzi monotono. Lui discetta di pallone per Al Jazeera. Probabilmente in lingua originale e senza sottotitoli.