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 2012  febbraio 03 Venerdì calendario

I 40 titoli consigliati dal libraio “È qui il luogo magico dove i bimbi leggono quello che vogliono” - Nulla fa cadere le braccia a Roberto Denti più del genitore che gli arriva in negozio con la classica domanda: «Mi dà un bel libro per il mio bambino?»

I 40 titoli consigliati dal libraio “È qui il luogo magico dove i bimbi leggono quello che vogliono” - Nulla fa cadere le braccia a Roberto Denti più del genitore che gli arriva in negozio con la classica domanda: «Mi dà un bel libro per il mio bambino?». E che alla replica: «Ma a suo figlio che cosa piace? Il calcio, le galassie, i dinosauri?» risponde: «Ah, ma io mica lo so». Succede da quarant’anni. Adesso, ammette Denti, un bel po’ più spesso: «Rimpiango i tempi della società di gruppo, quando la collettività suppliva alle carenze educative della famiglia. E se papà e mamma non sapevano leggere e ti prendevano a botte, c’era un cortile che ti accoglieva». Ma fu nel 1972 che questo gioviale cremonese oggi ottantasettenne, figlio di insegnanti, laureato in Filosofia, partigiano di Giustizia e Libertà, amico fraterno di Gianni Rodari, fondò con la moglie Gianna Vitali la Libreria dei ragazzi di Milano. «Un anno nato sotto una stella speciale, lo lasci dire a me che del pensiero magico mi sono quasi del tutto liberato: contemporaneamente uscirono “Guardare le figure” di Antonio Faeti e “Il nuovo bambino” di Marcello Bernardi. Intanto a Genova apriva la prima biblioteca pubblica dedicata ai ragazzi. Fondata da un gruppo di comunisti: più che trinariciuti, direi esanariciuti. Che, pensi un po’, la chiamarono “Edmondo De Amicis”». Un compleanno importante, quando per le librerie molti recitano il de profundis. Denti, che cosa avete voi di speciale? «Intanto la fetta più solida del pubblico, perché gli italiani non amano i libri ma i loro bambini sì: soprattutto le femmine. Quanto agli effetti negativi della digitalizzazione, per fortuna i nostri clienti più giovani i libri non li leggono: li vogliono di stoffa e di cartone perché sono più buoni da ciucciare. E un’e-book da ciucciare nessuno l’ha ancora inventato». Poi però i bimbi crescono. E passano all’iPad... «La tendenza è quella. E sono curioso di capire che cosa succederà. Leggere resta l’unico modo di migliorare il pensiero, di imparare la diversità dei vocaboli e di affinare l’abilità nell’uso delle parole. Non m’importa un fico secco se quest’operazione viene effettuata su un libro cartaceo o su uno schermo. Per il momento, registro una certa fluidità. Le pagine di Geronimo Stilton vanno guardate e non solo lette: sembrano già bell’e pronte per il libro elettronico. D’altra parte, sotto le coperte i bambini continuano a portarsi Harry Potter in sei volumi». E a proposito di Harry Potter: siamo già alla seconda generazione, con i primi lettori che lo regalano ai propri figli. C’è qualcosa, o qualcuno, che l’ha scalzato? «No, continuano a uscirne blande imitazioni. Ma l’invenzione della Rowling, quella di trasferire il fantasy nella vita contemporanea, resta impareggiabile». Cosa non bisogna fare per incoraggiare al piacere della lettura? «Basta rispettare il gusto e la personalità del bambino: che, come diceva Rodari, non è un piccolo cretino in attesa di diventare un cretino grande, ma un individuo pensante. Quante incomprensioni ho visto da parte degli adulti. C’erano quelli che si scandalizzavano per Pippi Calzelunghe: ma insomma, una ragazzina senza genitori, che tiene un cavallo in casa, che mangia quando le pare! Vogliamo lasciare ai bambini lo spazio per fantasticare? Lo sanno anche loro che rimanere orfani è una tragedia, ma ogni tanto pensano che senza quei due rompiscatole la vita sarebbe così divertente. E poi, al tempo dei “Piccoli brividi”, gli horror per ragazzi, le mamme e i papà che ne proibivano l’acquisto: ma i figli se ne fregavano e se li compravano con la paghetta. Oggi vedo un bel po’ di nasi che si arricciano per Stilton, ma il mio consiglio rimane lo stesso: lasciate che leggano quello che vogliono e proponetegli qualche titolo in più». Magari scegliendo fra i classici? «Troppo lunghi, troppo noiosi. Ha visto che vogliono sforbiciare “Ivanohe”? Sono cresciuto con Salgari, ma un dodicenne, oggi, Salgari te lo tira dietro. Ogni tanto ci si confonde anche. Ah, “L’ultimo dei Mohicani”: l’ho letto tutto a sette anni. Errore, magari ne avevi dodici, e comunque a tuo figlio non piacerebbe. E poi c’è il caso “Cipì”». «Cipì» di Mario Lodi? Lo comprano ancora? «Eccome. Arriva qualche maestra e me ne ordina 20 copie: “L’ho letto da piccola e lo faccio leggere a loro, sapesse quanto piangono!”. Con tutta l’amicizia che mi legava a Lodi, ha ancora senso far piangere i ragazzi? Soprattutto, ha senso che in Italia non esista l’obbligatorietà per le biblioteche scolastiche? E’ tutto risolto in chiave volontaria: bambini, portate a scuola i libri di casa. Ma, siccome non sono scemi, i bambini si tengono stretti i pezzi migliori». Lolascio che sfoglia i giornali: «Ha visto? Al consiglio di zona 3, qui a Milano, c’è chi vuol bandire dalla biblioteca “Piccolo uovo” di Altan per via di due pinguini gay che hanno un bebè. Quel libro sono orgoglioso di tenerlo in negozio. E di tenerci anche i volumi che spiegano Darwin ai bambini, visto che da otto anni è stato escluso dai programmi scolastici».