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 2012  febbraio 03 Venerdì calendario

Ma il suo vero valore è l’umanità che si collega - Per padre Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica la storica rivista dei gesuiti, «Dio è un hacker»

Ma il suo vero valore è l’umanità che si collega - Per padre Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica la storica rivista dei gesuiti, «Dio è un hacker». Per Mark Zuckerberg, fondatore del social network Facebook, da ieri sul mercato per un’asta di azioni da 5 miliardi di dollari che può far capitalizzare la società fino a 76 miliardi di euro, «l’hacker cerca di costruire i migliori servizi futuri lanciando e imparando da piccole interazioni, invece che avere tutto il risultato subito...: il fare è sempre meglio dell’esser perfetti». Hacker ha molti significati, sono hacker i pirati che rubano copyright in rete e sono hacker gli agenti che con virus come Stuxnet rallentano il programma nucleare illegale in Iran. Ma il ventisettenne neo miliardario Zuckerberg (le sue azioni Facebook varranno 21 miliardi di euro) e il gesuita fondatore di «cybertheology», teologia sul Web, hanno insieme in mente, uno pensando a Dio l’altro non disdegnando Mammona-Wall Street, la più antica e benigna definizione di hacker, di cui questo giornale si occupò per primo in Italia nel 1986, con il direttore Scardocchia. L’hacker gnomo del computer e della rete che non solo genera ricchezza ma connette individui e masse tra loro. Può darsi che le corporation e le grandi sigle della finanza poi realizzino cospicui profitti sul suo genio creativo, di certo le aziende pubblicitarie investono con foga nelle relazioni umane che l’hacker innesta, ma in radice il suo interesse, così Zuckerberg scrive agli azionisti, non sono «i soldi» ma «il network». Che cosa esattamente sta vendendo Facebook per acquisire un valore fra i 57 o 76 miliardi di euro, creando in una sola notte molti miliardari tra i suoi partner (non tra i lavoratori, tra cui alcuni pagati all’ora)? Google, che fu valutata 21 miliardi di euro nel 2004, è motore di ricerca, organizza per voi con un algoritmo controverso, informazioni sul Web. Groupon (valore 12,5 miliardi nel 2011) vende offerte scontate, cene e vacanze. Zynga (5,7 miliardi di euro battuti a dicembre) fa giochi online, Amazon (562 milioni di dollari nel cyber-Neanderthal 1997) è supermarket online, eBay (1,9 miliardi di dollari nel 1998) asta perenne sul Web. Ma Facebook cosa è? I critici ieri hanno parlato di bolla possibile, di trucchi dei partner di Zuckerberg in Borsa, in testa Morgan Stanley, poi Goldman Sachs e Jp Morgan. Hanno citato Groupon, che dopo la quotazione stenta a decollare, han ricordato la bolla dot.com che alla fine del XX secolo immiserì gli illusi e arricchì qualche venditore di olio di serpente. Ma il paragone è sbagliato, trascura l’essenza e la mole di Facebook e non ci aiuta ancora a capire che «cosa» Zuckerberg metta in vendita. Le «cene a base di pesce per due scontate del 60%» di Groupon allettano solo 29 milioni di clienti, nota l’astuto Lex sul Financial Times, ed è dunque possibile che la Borsa l’abbia ipervalutato. Ma Facebook è oggi un continente con 845 milioni di cittadini, terzo Paese al mondo dopo Cina e India, tre volte gli Stati Uniti. Alla fine 2012 gli «amici» saranno un miliardo e presto supereranno la Cina. Le relazioni online sono 100 miliardi, una vera galassia, 14 pianeti Terra insieme. In un trimestre non brillante Facebook cresce di 45 milioni di utenti, l’intera popolazione adulta italiana. Questo è il «valore» di Facebook: l’umanità che si collega. I critici possono trovarla commerciale, materialistica, speculativa. Potranno farsi beffe della cybertheology di padre Spadaro e delle buone intenzioni - scritte maluccio dall’ex allievo di Harvard - nella lettera di Zuckerberg agli investitori. I più pessimisti parleranno di Christa Wolf e «Le vite degli altri», la scrittrice e il film che denunciarono l’onnipresenza dello Stato nella Germania Est. Ma Facebook non è la polizia segreta Stasi. Certo, le aziende ci scrutano, sia come consumatori che cittadini, e su questo la politica deve garantire privacy, in Europa e negli Usa. Certo, i regimi totalitari censurarono gli accessi e li monitorano con gli stessi strumenti dei brand. Ma lo spirito umano che affolla Facebook, dalle manifestazioni più nobili del dissenso politico libertario, a quelle più domestiche del ricercare i compagni di liceo online, alla frenesia di gruppo dei teenager, alle illusioni soft di chi scrive, fa politica o predica online la sua causa personale, sono facce di uno spirito irrefrenabile. Lo scrittore Vasilji Grossman diceva - nel cuore nero dello stalinismo - che libertà, è decidere come lavorare e con chi parlare. Questo Facebook ci permette, perché nel suo dormitorio di Harvard Zuckerberg ha capito che lo spirito selvaggio dell’hacker che guarda al network come una prateria, risuona anche nel più bonario di noi. Il Web non è il Paradiso terrestre che qualcuno sogna o propone, per candore o interesse. Ma le nostre vite, pubbliche e private, si giocano su Google (Hal Varian, capo economista a Google è, con Google news, il più importante giornalista al mondo), Amazon (occhio alla sua biblioteca digitale) e Facebook. Solo la metà degli amici vivono nel mondo occidentale, gli altri sono sparsi ovunque. Facebook siamo noi, nel male e nel bene. La Borsa valuta questo bene e male, valuta «noi» fino a 77 miliardi di euro nello stesso giorno in cui il leggendario «old media» New York Times perde il 12,2% di profitti e ammette perdite per 30,7 milioni di euro nel 2011. Tocca a Zuckerberg far sì che il valore salga e la compagnia faccia profitti: auguri. Tocca però a noi far sì che nel Pianeta Facebook che presto avrà un miliardo di cittadini, il bene prevalga sul male, con regole, passione e ideali. Anche chi non crede - come me - che «Dio sia un hacker» può farsi «hacker» in nome del bene.