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 2012  febbraio 04 Sabato calendario

L’ARANCIA AL VELENO DI BURGESS

Nella primavera di cinquant’anni fa veniva pubblicato uno dei più moderni e spregiudicati romanzi europei: A Clockwork Orange (Un’arancia a orologeria poi noto come Arancia meccanica) dello scrittore inglese Anthony Burgess (1917-1994, per tanti anni collaboratore del «Corriere della Sera»). Burgess aveva iniziato la carriera letteraria solo due anni prima, dopo che gli era stato erroneamente diagnosticato un tumore cerebrale. Il libro — ispirato alla violenza subita dalla prima moglie mentre era incinta — fu accolto in maniera controversa: edito in America con un diverso finale fu da molti accusato d’induzione alla violenza.
Narra la storia di Alex, capo della banda dei Drughi, una sorta di «damerino» dedito alla violenza che la società cerca di redimere con altrettanta violenza, fisica e psicologica. Alla fine degli anni Sessanta, Stanley Kubrick decise di trarne un film, sulle note della Nona sinfonia di Beethoven. Burgess preparò per lui una sceneggiatura, che però non convinse il regista. Il quale non se ne servì.
Anche Burgess, del resto, non fu completamente convinto dell’opera di Kubrick. Nella sua autobiografia racconta, in maniera ironica, alcune esperienze con lo staff della Warner Bros e con il regista, di cui apprezzava Il dottor Stranamore (1964), ma non Lolita (1962). Burgess riteneva infatti che scopo del suo libro, come di quello di Nabokov, fosse «il linguaggio e non il sesso e la violenza». Tuttavia riconosceva a Kubrick la capacità di aver «creato un futuro nuovo e fantastico» (anche con un arredamento che avrebbe fatto tendenza) dall’opera che lui aveva ambientato «in un futuro vago».
Quella sceneggiatura inedita preparata da Burgess è custodita, con altro materiale, presso la International Anthony Burgess Foundation. Ed ora, in occasione dei 50 anni dall’uscita del libro, Andrew Biswell, direttore della Fondazione, conta di pubblicarla nell’ambito delle iniziative che si svolgeranno per l’anniversario. Ma in cosa si differenzia questa versione da quella del film del 1971 di Kubrick? «La sceneggiatura è stata scritta nel 1969 — spiega Biswell, che è lecturer alla Manchester Metropolitan University —, ed era stata commissionata dai produttori che avevano acquistato i diritti cinematografici. Noi ne abbiamo una copia e una seconda è custodita nell’archivio Kubrick. È evidente che Kubrick l’ha letta prima di scrivere la sua». Ma non l’ha utilizzata.
Quali sono le differenze tra le due? «Quella di Burgess è più personale e violenta — prosegue Biswell —. I combattimenti dei Drughi sono sanguinosi e c’è violenza contro le donne anziane. Si invita a un ampio uso di telecamere a mano, e questo può aver ispirato Kubrick a fare lo stesso. Ma la sceneggiatura di Burgess comprende un personaggio-scrittore chiamato proprio Anthony, che è l’autore di un libro intitolato A Clockwork Orange. E per l’aggressione alla moglie dello scrittore è possibile che Burgess abbia pensato a quanto accaduto alla sua prima moglie, violentata nel ’44 da alcuni soldati americani. Era incinta e perdette il bambino. Divenne alcolizzata e morì nel 1968 a soli 47 anni. Burgess ha sempre creduto che la violenza subita dalla moglie fosse responsabile della sua morte precoce. Inoltre, nella versione di Burgess, Alex vive in Wilson Avenue. E il vero nome di Burgess era John Burgess Wilson. Questo suggerisce una autoidentificazione maggiore tra l’autore e il suo protagonista».
Nel testo di Burgess troviamo anche scene non accolte nella versione di Kubrick. «Ci sono scene domestiche in cui Alex guarda dentro al suo armadio e trova aghi ipodermici, il cranio di un bambino piccolo e vari farmaci allucinogeni. In un’altra scena si mostra un uomo che ha tagliato i testicoli con un coltello. Questa sequenza sarebbe stata comunque tagliata dalla censura che, allora, non permetteva scene di tortura. Ci sono poi aggiunte musicali: Burgess è stato un compositore, prima di diventare scrittore, e la sua sceneggiatura include una buona dose di musica meccanica e canzoni popolari».
Burgess diede risposte contraddittorie sul film di Kubrick. All’inizio del ’72 scrisse una recensione favorevole per il «Los Angeles Times». Cambiò idea dopo che il film venne accusato di «armare» attacchi violenti da parte di bande giovanili. «Burgess era preoccupato che il messaggio morale del suo libro (un messaggio sull’importanza del libero arbitrio) fosse frainteso. Così scrisse The Clockwork Testament (1974), che racconta di uno scrittore la cui opera letteraria è volgarizzata e travestita dai cineasti di Hollywood. Nel 1986 firmò un altro adattamento del romanzo, una versione drammatica, con nuova musica e testi delle canzoni scritte dallo stesso Burgess». Lo spettacolo è stato prodotto dalla Royal Shakespeare Company di Londra nel 1990, con musiche di Bono, The Edge e degli U2. La musica Burgess non è mai stata eseguita.
Lo scrittore ricordò anche di essere stato di nascosto a una proiezione pubblica di A Clockwork Orange per verificare la risposta del pubblico. «Gli spettatori erano tutti giovani. La violenza dell’azione — scrisse — li aveva molto commossi, soprattutto i neri... Per i giovani americani la cosa sembrava un incentivo alla violenza. Non passò molto tempo prima che quattro ragazzi, vestiti in stile "droog" stuprassero una suora a Poughkeepsie». Si scoprì poi che quei ragazzi non avevano mai visto il film.
Pierluigi Panza