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 2012  febbraio 04 Sabato calendario

Un giornalista del Figaro gli ha dato dell’italiano atipico – Un giornalista del Figaro gli ha dato dell’«italiano atipico»

Un giornalista del Figaro gli ha dato dell’italiano atipico – Un giornalista del Figaro gli ha dato dell’«italiano atipico». Lui si è schernito un po’, ma senza offendersi troppo, mentre ritirava il premio d’Europeo dell’anno a Parigi. «Italiano tipico» (per i gazzettieri tipicamente parigini, e forse anche un po’ per lui) è Al Capone. È Maramaldo. Alberto Sordi. Cesare (e Lucrezia) Borgia. Trimalcione. Pulcinella. È il Mostro di Firenze. * * * Se il Caro Leader, d’ora in poi anche Nonno Mario, oltre che bin Loden, giudica l’Italia dalle mail che appaiono sul sito del governo, molte delle quali sarebbero state giudicate eccessive persino dalle Guardie Rosse del Presidente Mao se qualche entusiasta le avesse indirizzate all’Imperatore socialista della Cina, allora non c’è dubbio che «l’Italia», come dice lui, «ha accettato di fare sacrifici». Ma se nemmeno i politici, che pure sostengono a spada tratta il suo esecutivo, sono disposti a sacrificare l’anima d’un centesimo, figurarsi cos’è disposta a sacrificare «l’Italia», che ha votato loro ma non lui. * * * Fitness, Playstation, Spettacoli, Moto, Assicurazioni contro Incendio e Furto, Lauree, Internet: sono alcune delle voci che il nuovo redditometro userà per distinguere i ricchi dai poveri. E aggiungere, non so, la voce Calzoni Stirati? E la voce Abbonamento a Topolino per Bambino Già Così Plutocrate e dunque Futuro Evasore? Oppure la voce Cravatta Senza Macchie di Sugo? * * * Vedo che c’è già la voce Abbigliamento di Lusso. Ma perché non precisare meglio aggiungendo anche la voce Loden? * * * «Poi subentra la sensazione di battere la testa contro un muro, d’apprendere per esperienza diretta quella che Herbert Spencer chiamava la tragedia dell’assassinio d’una Bellissima Teoria da parte d’una Gang di Fatti Brutali» (Walter Lippmann, L’opinione pubblica, Donzelli 1995). * * * Già tesoriere della Margherita, oggi senatore del partito democratico, Luigi Lusi ha confessato d’aver sottratto 13 milioni di euro dalla cassa del partito. Ma come avrà fatto? Bastava una sola firma, la sua, a trasferire somme così ingenti? E gli altri membri della tesoreria? Che ci stanno a fare? Non sono lì per vigilare (ché fidarsi è bene ma non fidarsi eccetera)? * * * E se un partito, diciamo il partito della legalità e delle «tasse bellissime», avesse tentato degli investimenti azzardosi, magari non del tutto trasparenti, forse anche leggermente illeciti, un po’ come hanno fatto i Vip romani (taluni di sinistra moralista estrema) seminando i loro risparmi, zecchino dopo zecchino, nel campo dei miracoli della finanza selvaggia e delle «casette piccoline in Canadà»_ ecco, non è che poi questo partito sarebbe tentato di scaricare il peso delle operazioni spericolate sul tesoriere? * * * Ma perché un ex tesoriere dovrebbe sacrificarsi per la causa_ anzi, per la cassa del partito? Ci sarà da fidarsi? Non è che prima o poi, fattosi (a proposito di cassa) due conti, sarà tentato di passare al lato oscuro: la verità? * * * Casette piccoline in Canadà: ci mette poco Bingo Bongo (parente stretto di Bunga Bunga) a incendiarle per dispetto. * * * Avevano promesso un bel corteo antigiudici, che doveva sfilare per le strade di Milano recando striscioni e strillando slogan contro le persecuzioni giudiziarie e a favore della patonza, ma la Buonanima e i suoi consiglieri, a cominciare da Denis Verdini, che tra tutti sembrava il più deciso a una prova di forza, ci hanno ripensato e non se ne farà più niente. Peccato. Sarebbe stata una bella rentrée per il Popolo delle libertà, di cui s’è quasi persa la memoria. Poteva essere una grande barzelletta di popolo. Ma ormai alla Buonanima non viene più la voglia di «prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre loro fine». È invecchiato. Come le Sorelle Carlucci. Come Fídel Castro. Ed è un po’ come se la Lega, con rispetto parlando, non l’avesse più duro. * * * Secondo Barbara Spinelli, che non dev’essere più una ragazzina, si parla troppo di giovani dimenticando che, come spiegava Milan Kundera descrivendo «la lirica totalitaria della giovinezza», già quegli antieuropeisti di «Stalin e Hitler inneggiavano ai giovani e alla panacea del muscolo, dello sport». E i vecchi? Ah, poveri vecchi! Nessuno li capisce! Ci stiamo abituando a «segregarli»: «la loro longevità ci sbigottisce, assume le fattezze di biblica piaga». Non è vero, naturalmente. È vero il contrario: essere giovani non è più una festa. Ma che bella retorica, però. Largo ai vegliardi! Largo al candido crine del Caro Leader, anzi di Nonno Mario, che veglia su tutti gl’infanti rispettosi del regno! * * * «L’affermazione fatta per inciso da Pierre-Joseph Proudhon, “La fecondità dell’imprevisto supera di gran lunga la prudenza dell’uomo di stato”, è per fortuna ancora vera. Essa supera in modo ancora più ovvio i calcoli degli esperti» (Hannah Arendt, Sulla violenza, Guanda 2008).