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 2012  febbraio 03 Venerdì calendario

PERISCOPIO


Scrive per esempio a Repubblica la signora Angela Cecioni, da Velletri: faccio la parrucchiera da trent’anni e vorrei cambiare attività. Purtroppo, in questo paese bloccato e senza liberalizzazioni, non posso decidere della mia vita, per esempio non posso fare il neurochirurgo. È una vera ingiustizia! Alessandro Robecchi. Misfatto.

Margherita. Chi controllava il controllore? Jena. La Stampa.

Se mi sento più italiana o israeliana? Ma è come chiedere a un figlio se vuole più bene alla mamma o al papà. Tullia Zevi. Io Donna.

Lucia Annunziata è dotata da strabismo polically correct, non di Venere nè di Giano. Non si sa mai se guarda indietro stando avanti o avanti stando indietro, a destra essendo di sinistra o a sinistra essendo di destra. Parla moltissimo ma nessuno capisce di che cosa perchè è pallosa fin dalle prime sillabe e l’attenzione crolla immediatamente. MisFatto.

Sull’orlo del disastro, Luciano e i suoi fratelli si sfilano dalla Borsa. United Dolors of Benetton. Sergio Claudio Perroni. Il Foglio.

Non è vero che nel 1969 fui espulso dal Pci. Non si trattò di una espulsione ma di una radiazione. La prima sanciva la tua indegnità politica e morale e ti escludeva per sempre; mentre, per la seconda, non c’era l’indegnità e, se ti comportavi bene, potevi essere riammesso. Valentino Parlato. l’Attimo fuggente.

Avevo comperato la chitarra a metà con un mio amico quando avevo 14 anni. Però la usavo sempre io. Un giorno sua madre è andata dalla mia, a protestare. Così mia madre ha tirato fuori 2.500 lire e l’ha riscattata. Rocco Papaleo, attore. Io Donna.

Un nuvolone nero s’avanza di fianco, cresce con grande rapidità: forse converrebbe tornare al paesino ma già il mulo e il cavaliere sono investiti dal primo rovescio e corrono al riparo di un tucul a portichetto. Giungono al tucul, di corsa, tra ascari d’artiglieria, inzuppati. Due di essi parlano tra loro l’arabo danubiano e s’arrestano vedendo seduto, nell’interno, un capitano: non osano entrare se non quando, stupiti, odono l’invito in arabo egiziano: «Faddàllu va ghidàn». Favorite, o giovinotti. Uno dei due, alto e prestante, guarda il capitano e prorompe: «Ya salàm. Enta Kamàn hèna, ya brinz?». O pace, sei qui anche tu, principe?. La creazione dei titoli non è un privilegio napoletano. Paolo Caccia Dominioni: “Ascari K7 1935-36”. Longanesi.

A quel punto il comunismo, come ogni storia nata dai grandi ideali che teme di non reggere il confronto con i suoi grandi ideali, non aveva più bisogno di santi apostoli, di costruttori frenetici, indemoniati, di adepti pieni di fede. Nemmeno di servi aveva più bisogno il nuovo Stato: esso non aveva più bisogno che di funzionari, di impiegati. Vasillij Grossman. «Tutto scorre». Adelphi.

Chilometri tenendoci per mano con la voglia che mi pulsava nelle vene e nei muscoli e io a trascinarti, tu a fermarti per riprendere fiato, a voltarti indietro, ad accomodarti la cinghietta di un sandalo. Le ortiche, poi, burla di Dio per gli innamorati sprovveduti. Franco M. Scaldaferro: «Diario di un povero capitalista», Neri Pozza.

Non tradisco e non accetto di essere tradita. Sono leale. Altro che «prendiamoci una pausa»: chiudiamola qui. Catena Fiorello: «Casca il mondo, casca la terra» (Rizzoli).

Il varietà non è morto. Sono mortaccini certi conduttori. Per esempio, perchè l’erede dei Savoia? E’ un aristocratico e non è popolare, io so’ popolare, anzi, popolàno. Lui è un principe. Capacità di pensiero pari a una carta di credito smagnetizzata, simpatia pari a un graffio sull’automobile appena uscita dal concessionario. E meno male che conduceva «I raccomandati». Se non è raccomandato lui! Enrico Brignano, attore. Sette.

«Fra le gru illuminate dei cantieri che cominciano a scaricare pesi, / i Tir carichi in Tangenziale, / i garzoni di corsa, /...respira e vive una tenace voglia di lavorare / cioè trasformare la realtà per gli uomini». Walter Muto in «Prima che venga notte».

Il prezzo dell’oro aumenta. Poveri, affrettatevi ad acquistare l’oro. Coluche: «Pensèes et anecdotes». (Le Cherche Midi).

In ogni moralista sonnecchia il persecutore. Roberto Gervaso. Il Messaggero.