Michele Arnese, ItaliaOggi 03/02/2012, 3 febbraio 2012
Un notaio può battere Chiamparino – Si intrecciano due diatribe nella partita per il rinnovo del vertice della Compagnia di San Paolo, primo azionista con il 9,7 per cento di Intesa, la banca presieduta da Giovanni Bazoli e guidata dall’ad, Enrico Cucchiani
Un notaio può battere Chiamparino – Si intrecciano due diatribe nella partita per il rinnovo del vertice della Compagnia di San Paolo, primo azionista con il 9,7 per cento di Intesa, la banca presieduta da Giovanni Bazoli e guidata dall’ad, Enrico Cucchiani. Una diatriba bancaria e una più politica. Per la successione c’è ancora tempo, visto che la scadenza del vertice della fondazione torinese è il 30 aprile, ma, a giorni, si ufficializzeranno le candidature per il massimo organo della Compagnia, ossia il consiglio generale che eleggerà poi il presidente al posto di Angelo Benessia, in scadenza. La partita è complessa in quanto la composizione del consiglio generale è formato da 21 membri. Diciassette sono espressione: del comune di Torino (due), della regione Piemonte (uno), della provincia di Torino (uno), del comune di Genova (uno), di altri enti (quattro) e del sistema delle Camere di commercio che vedono in Enrico Salza un punto di riferimento (sei membri). Il sindaco di Torino, Piero Fassino, ha chiesto la disponibilità (non si sa con quanto entusiasmo) a rivestire la carica di presidente nella strategica Compagnia, al suo predecessore, Sergio Chiamparino. Ma nulla è certo, anzi. Il nome di Chiamparino sta facendo discutere personalità di peso delle fondazioni bancarie, non solo di quella del San Paolo. In molti si chiedono se è opportuno che un politico puro come l’ex sindaco sia il miglior candidato alla presidenza della Compagnia, in un momento in cui le fondazioni sono spesso accusate di muoversi sulla base di una logica politica, se non partitica. Su questi dubbi convergono, pur restando distanti, le posizioni sia di Benessia sia di Fabrizio Palenzona, torinese e uomo forte dell’altra fondazione della città, la Crt, ma sempre attento a quello che succede nella galassia banco-finanziaria italiana. Le perplessità stanno lambendo anche i piani alti dell’Acri, l’associazione delle fondazioni presieduta da Giuseppe Guzzetti, che è anche presidente della Cariplo, secondo azionista di Intesa con il 4,9 per cento. Infatti l’Acri proporrà a breve ai suoi associati una Carta delle fondazioni, una sorta di manifesto etico-civile di indirizzo con norme generali per gli enti rappresentati dall’Acri. L’obiettivo? Rendere stabili alcuni orientamenti . C’è discussione tra gli uomini delle fondazioni se un politico puro come Chiamparino, rientri o meno in questa casistica. La scelta del nuovo presidente della Compagnia torinese sta dividendo anche il Pd. Al momento non è allineata sulla soluzione di Chiamparino la Provincia presieduta da Antonio Saitta, che è del Pd come Fassino e Chiamparino, ma ex Margherita e, prim’ancora, ex Dc. Ambienti centristi del Pd puntano sul nome di Antonio Maria Marocco, 78 anni, avvocato e notaio vicino agli Agnelli, già membro del cda di Exor, e ora tra l’altro componente del consiglio di sovrintendenza dello Ior e del cda del quotidiano La Stampa di Torino. C’è anche chi fa notare un altro incarico emblematico: Marocco è nel board di Unicredit, che vede alla vicepresidenza Palenzona. Un profilo, quello del notaio, diverso da due politici o ex sindaci come Chiamparino e Valentino Castellani, indicato da Salza per il vertice della Compagnia di San Paolo. Oltre Fassino, l’altro vero dominus della partita è appunto Salza, storico rappresentante del sistema camerale. Salza, ai suoi interlocutori, non nega di poter avanzare la sua candidatura, se maturano le condizioni. Ma, al momento, nei pour parler con il sindaco avrebbe auspicato di far parte, con un ruolo di primo piano, del comitato di gestione della Compagnia, una sorta di comitato esecutivo che affianca il vertice nelle scelte strategie secondo lo statuto della fondazione.