Franco Bechis, Libero 4/2/2012, 4 febbraio 2012
LE FURBATE DI LUSI ERANO NERO SU BIANCO
I suoi – da Francesco Rutelli a gran parte degli ex esponenti della Margherita – sostengono di avere scoperto solo ora la doppia personalità di Luigi Lusi, tesoriere della Margherita. Una sorta di sorprendente doppia personalità, da Dr Jekill e Mr Hyde, emersa solo in questi giorni con il mistero della sparizione di 13 milioni di euro del partito che avrebbe dovuto sciogliersi nel 2008 dopo la nascita del Pd. I suoi naturalmente mentono. Perché di Lusi conoscevano benissimo anche la parte Mr Hyde. Notissima anche alla magistratura contabile, visto che di Lusi più volte la Corte dei Conti ha dovuto occuparsi. L’ultima volta è abbastanza recente, e riguardava l’incarico che Lusi ebbe prima da Rutelli e poi da Walter Veltroni di consigliere di amministrazione di Trambus, società controllata dal Comune di Roma che oggi è diventata Azienda per la mobilità del comune di Roma Spa. Ebbene, per l’eccellente comportamento da amministratore il 22 febbraio del 2011, meno di un anno fa, Lusi è stato condannato dalla sezione giurisdizionale del Lazio della Corte dei Conti a risarcire l’azienda ora controllata dal sindaco Gianni Alemanno per 140 mila euro, una cifra assai alta anche in questo tipo di contenziosi. La colpa di Lusi è quella di avere votato patti leonini per sbarrare la strada a un concorrente inglese, la Terravision London ltd. Questa aveva considerato il comportamento di Lusi e degli altri consiglieri di amministrazione di Trambus illegale, e aveva presentato ricorso all’Antirtust guidato da Antonio Catricalà. Vincendo fino in fondo la propria battaglia, e causando a Trambus una sanzione da 2,2 milioni di euro. La Corte dei Conti ha addossato la responsabilità ai consiglieri di amministrazione che avevano causato «un danno concreto ed attuale alle pubbliche finanze, gravando sul bilancio della società pubblica e dunque sull’ente territoriale socio di riferimento, Comune di Roma, e più in generale – mediante il prelievo fiscale – sulla intera collettività». È con questa motivazione che è arrivata la condanna a Lusi per quei 140 mila euro. Resa pubblica a pubblicata anche dalla stampa, senza che a nessuno degli esponenti della Margherita ormai in piena diaspora venisse in mente che un così eccellente amministratore dei beni pubblici potesse dare analoga prova di sé anche come amministratore di beni privati come quelli di un partito (controprova che in effetti Lusi ha dato, riuscendo a peggiorare anche la sua precedente nefasta performance).
Sapevano che Lusi era Mr Hyde, ma tutti, Rutelli in testa, hanno preferito chiudere prima un occhio e poi l’altro. Lusi stava talmente a cuore al leader della Margherita, che per lui Rutelli in molti anni ha fatto davvero di tutto, perfino violando normative esistenti e pagando profumatamente di tasca propria l’errore. È stata ancora la Corte dei Conti ad occuparsene. Durante il suo mandato da sindaco di Roma Rutelli volle al suo fianco Lusi a cui diede ben tre consulenze chiave: una alle sue dirette dipendenze per riorganizzare il servizio dei vigili urbani capitolino, una sulle politiche giovanili e una sulle politiche per la casa. In nessuna delle tre occasioni Lusi aveva il curriculum e le qualità tecniche per avere la consulenza (in tutto pagata circa 70 mila euro). Così alla fine gliela hanno dovuta pagare di tasca loro Rutelli e i suoi assessori Amedeo Piva e Walter Tocci. Fu in quella occasione che di Lusi la Corte dei Conti fece questo non entusiasmante ritratto professionale: «Il dottor Lusi non possiede i requisiti di elevata professionalità richiesti per un incarico così specifico, posto che i suoi precedenti impegni in materia di organizzazione si riferiscono esclusivamente alla gestione di campagne pubblicitarie, attività palesemente diversa dalla riorganizzazione organica e funzionale del Corpo di Polizia Municipale. A ciò aggiungasi che l’interessato, così come accertato dalla Guardia di Finanza presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza, si è laureato solo nel gennaio 1994 mentre ha assunto l’incarico in questione nel luglio dell’anno successivo per cui il Lusi non poteva avere certo l’alta professionalità richiesta dalla legge al riguardo (…) Dagli atti emerge l’indeterminatezza e la genericità degli incarichi di consulenza assegnati al dottor Lusi per oggetto e per finalità, il primo dei quali è stato conferito quando il consulente non era neppure laureato. Inoltre, manca nell’interessato la specifica elevata professionalità prevista in relazione alle materie oggetto dei due incarichi. L’unico dato che emerge dal curriculum riguarda i numerosi incarichi svolti presso l’associazione guide e scouts cattolici italiani, i quali certamente non possono ritenersi sufficienti per individuare nel consulente l’alta professionalità da intendersi nel senso di possesso di cognizioni tecniche di livello superiore a quello riscontrabile nell’apparato amministrativo».
Franco Bechis