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 2012  febbraio 04 Sabato calendario

UNA LEGGE SALVA I TRUCCHI DEI PARTITI


Fosse solo per essersi fregato i soldi del suo partito, Luigi Lusi, infedele tesoriere della Margherita, potrebbe dormire sonni tranquillissimi e fare una bella pernacchia ai pubblici ministeri di Roma. Un po’ come l’ha fatta Gianfranco Fini con la questione della casa a Montecarlo, che allegramente ha sottratto al suo partito politico facendola vendere sottocosto al cognato Giancarlo Tulliani e in quel modo causando un danno economico non solo ad Alleanza Nazionale, ma anche ai contribuenti italiani, perché è con le loro tasse che sono stati pagati i “rimborsi” ad An per spese che potevano essere sostenute vendendo quella casa di Montecarlo al doppio o al triplo di quel che avvenne. Certo le dimensioni dei due buchi lasciati ai partiti sono diverse: Lusi ha battuto Fini 10 a 1. Ma il concetto è lo stesso. E come si sono arresi i magistrati romani davanti all’ex presidente di An, dovrebbero gettare la spugna anche nei confronti di Lusi.
Perché c’è una leggina che rende i partiti e i loro amministratori di fatto penalmente irresponsabili sulla gestione di beni e finanze del partito. E come hanno detto i magistrati romani sul caso Montecarlo: «Noi non possiamo fare niente. Possono solo gli iscritti al partito che se si sentono danneggiati partecipando alla stessa associazione, sono in grado di promuovere causa di risarcimento civile». Se Lusi oggi si trova nei guai infatti non è in sé per la mala gestione dei contributi della Margherita, che secondo la leggina che i partiti si sono fatti, non sarebbe tenuto nemmeno a risarcire. La buccia di banana su cui è scivolato è quella su cui è stato pizzicato da Bankitalia: la violazione della normativa anti-riciclaggio con la serie di bonifici bancari diretti alla sua TTT srl. Per tutto il resto Lusi, come tutti gli amministratori di partito e perfino l’intero gruppo dirigente, godono di uno scudo penale perfino superiore a quello che più volte in questi anni aveva reclamato per sé Silvio Berlusconi.
I partiti se lo sono concessi con il solito emendamentino al decreto legge mille proroghe di fine 2005, divenuto legge 51 del 2006. All’articolo 39 quaterdecies inserirono con validità perfino retroattiva un comma ulteriore alla legge sui rimborsi elettorali dei partiti politici. «I creditori dei partiti e movimenti politici di cui alla presente legge», stabilisce la norma, «non possono pretendere direttamente dagli amministratori dei medesimi l’adempimento delle obbligazioni del partito o movimento politico se non qualora questi ultimi abbiano agito con dolo o colpa grave. Per il soddisfacimento dei debiti dei partiti e movimenti politici maturati in epoca antecedente all’entrata in vigore della presente legge è istituito un fondo di garanzia alimentato dall’1 per cento delle risorse stanziate per i fondi indicati all’articolo 1».
Cosa significa quello scudo? I partiti erano già soggetti assai particolari: «associazioni non riconosciute», di diritto privato che sostanzialmente non hanno grandi obblighi di legge. Ma qualcuno almeno c’era: l’articolo 38 del codice civile, che rendeva responsabili tutti gli amministratori per le obbligazioni della associazione. A quell’articolo si era rifatto il Monte dei Paschi di Siena nella vana speranza di riavere indietro 1,5 miliardi di vecchie lire prestate al Psdi. I segretari di quel partito della Prima Repubblica avevano firmato un documento in cui riconoscevano il debito, promettendo di cedere alla banca le quote di finanziamento pubblico che lo Stato avrebbe corrisposto. La promessa poi non fu rispettata, e la banca procedette in giudizio. In primo grado vinse. In appello perse. Finì in Cassazione e nel frattempo fu fatta la leggina che rendeva tutti immuni in deroga all’articolo 38 del codice civile. La leggina fu impugnata davanti alla Corte Costituzionale che cercò di salvare i partiti (l’interesse era di tutti) arrampicandosi sui muri. Salvò la leggina dicendo che però era per caso eccezionale e per nessun altro sarebbe valso: i partiti sì, una onlus no.
Grazie a quello scudo ora i partiti politici possono fare quello che vogliono dei soldi pubblici e privati che prendono. Anche buttarli dalla finestra e falsificare i bilanci (non sono tenuti a farli veri, e non sono bilanci come li intendiamo normalmente), perché nessuno può sindacare il loro operato se non i partecipanti all’associazione privata. E così accade: i soldi di tutti i contribuenti vengono normalmente buttati giù dalla finestra…

Franco Bechis