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 2012  febbraio 03 Venerdì calendario

VIETATO DARE 2 MILIARDI ALLE AZIENDE


La provincia di Milano ha in cassa 240 milioni di euro pronti per pagare le imprese fornitrici. Ma non può farlo. La provincia di Roma ha a disposizione 100 milioni di euro, che darebbero anche nella capitale un po’ di respiro alle imprese che hanno già fornito all’ente pubblico i loro lavori o le loro merci. Ma non può pagare.
Perfino a Napoli sono in cassa inutilmente 67,6 milioni intoccabili. A Firenze ce ne sono 61,8, a Cosenza 56 milioni, a Torino 40 milioni. Tutti intoccabili. Ci sono, ma quella maglia rigida che si chiama patto di stabilità interno non consente di sfiorare un euro nemmeno a chi ne avrebbe a disposizione.

PARADOSSO

È il paradosso della traduzione nazionale di quelle regole europee che stanno riuscendo a distruggere l’intero vecchio continente con un rigore fine a se stesso che sta diventando eutanasia per tutti. Le cifre delle risorse in cassa per un campione di province sono state fornite mercoledì primo febbraio in Senato dalla stessa Upi (Unione Province di Italia) in un documento riservato in cui si suggeriscono emendamenti al recente decreto legge di Mario Monti sulle liberalizzazioni.
Un altro documento è arrivato dall’Anci che come altre associazioni di categoria ha iniziato la sua attività di lobbing per smontare buona parte di quel decreto. Il terreno sembra assai fertile, perché i primi interventi dei parlamentari Pd e Pdl nelle commissioni di merito nella discussione generale sembrano diretti a rivoltare il decreto liberalizzazioni come un calzino, ognuno difendendo le lobby affini. Il tema dei pagamenti alle imprese fornitrici però tocca le corde politiche in modo bipartisan, e il documento delle province italiane sembra avere colto nel segno. Monti e il suo ministro Corrado Passera hanno inserito in decreto legge risorse complessive per 5,7 miliardi di euro per sbloccare i pagamenti ai fornitori spesso in arretrato anche di tre o quattro anni.

DEBITI PUBBLICI

Il monte-debito della pubblica amministrazione è stimato fra i 70 e i 90 miliardi di euro, e quei 5,7 miliardi sembrano davvero poco cosa. La sorpresa è poi arrivata dalla relazione tecnica, che pesca le risorse per i pagamenti dovuti in gran parte dal capitolo della Agenzia delle Entrate per i rimborsi dei crediti Iva.
Tanto che la misura è diventata una beffa: da un anno circa l’Agenzia avrebbe dovuto liquidare 5,5 miliardi di rimborsi Iva, e non lo ha fatto.
Dal fondo a disposizione ora si scopre che 4 dei 5,5 miliardi sono stati prelevati per pagare i crediti commerciali più o meno alle stesse imprese. Per ricevere il dovuto dalla mano destra dello Stato, dopo ritardi e trattative defatiganti, se lo vedono dunque togliere contemporaneamente dalla mano sinistra.
Per questo il documento delle province fa centro: senza fare ipocrite partite di giro come quelle stabilite dal governo centrale, i soldi dovuti alle imprese ci sarebbero almeno in parte (solo le province campione citate nel documento sono in grado di pagare domani alle imprese un miliardo di euro).
Hanno bisogno però di un piccolo intervento normativo per sbloccarle in deroga.

DOCUMENTO

Nel documento infatti si spiega che «la patologia dei crediti delle imprese verso la P.A. è un fenomeno che non riguarda solo lo Stato, ma anche e soprattutto gli enti locali, i quali percentualmente realizzano il 65% degli investimenti sull’intero territorio nazionale. A tale proposito si segnala che le Province hanno attualmente in cassa circa 2,5 miliardi di euro immediatamente spendibili per fare fronte ai pagamenti per gli investimenti realizzati per scuole, strade, manutenzione del territorio».
Cosa servirebbe? «Sbloccare una percentuale dei residui in conto capitale, escludendoli dal patto di stabilità interno, favorendo in tale modo il pagamento alle imprese in tempi congrui e rapidi dei corrispettivi per il lavoro svolto, con immediati riflessi positivi sul versante occupazionale, sul pagamento delle imposte e sulla ripresa della domanda interna dei territori».

Fosca Bincher