Maurizio Stefanini, Libero 3/2/2012, 3 febbraio 2012
ALLAH SOFFIA SUL GOLPE DEL PALLONE
Settantaquattro morti; oltre un migliaio di feriti; 47 arresti; la serie A egiziana sospesa; il presidente e il Consiglio della locale Federcalcio rimossi d’autorità e messi sotto inchiesta; le autorità locali pure silurate; il primo ministro Kamal al-Ganzouri che si dice pronto a «rendere conto» in quanto «responsabile politicamente»; il capo del Consiglio Supremo delle Forze Armate Hussein Tantawi che dopo aver mandato gli aerei militare a prendere calciatori e feriti è andato a riceverli all’aeroporto, dichiarando tre giorni di lutto nazionale. I tifosi che tornano in piazza (ieri) e si scontrano con la polizia davanti al ministero dell’Interno: più di 200 i feriti. E a un anno dalla rivoluzione contro Mubarak, l’intero quadro della transizione egiziana sconvolto, dopo che si è insediata la nuova Camera Bassa ma mentre si deve ancora eleggere Camera Alta e Presidente.
Tutto per una partita. Il Nazionale contro l’Egiziano, l’al Ahly del Cairo contro l’al Masry di Porto Said. Fondato l’uno nel 1907, l’altro nel 1920, tutti e due i club nei nomi rivelano l’origine come strumento di rivalsa del nazionalismo egiziano: contro le altre squadre di calcio allora esistenti, che erano state fondate da residenti stranieri e di residenti stranieri erano composte. Tutte e due le squadre ostentano come simbolo un’aquila. E tutte e due le squadre tengono anche a un’immagine popolareggiante e proletaria: al Ahly anche in contrapposizione al look aristocrateggiante e cosmopolita dello Zamalek, l’altra grande squadra cairota. In realtà, però, l’al Ahly è essa stessa un’alta aristocrazia calcistica: con ben 93 competizioni vinte in campo egiziano e internazionale, anzi, si tratta in assoluto della seconda squadra più titolata al mondo, con 50 milioni di tifosi. Al contrario, l’al Masry è una tipica squadra di provincia: carniere scarso, ma tifosi ferocissimi.
Davvero, come hanno accusato i Fratelli Musulmani ma anche partiti laici, il macello è stato aizzato dai nostalgici di Mubarak, per punire i tifosi dell’al Ahly di essere stati in prima linea nella Rivoluzione? In effetti, al momento della repressione gli ultras dell’al Ahly e dello Zamalek, improvvisamente riappacificati, erano state le uniche forze in piazza in grado di rispondere alla polizia con efficacia militare, a parte gli stessi Fratelli Musulmani. Da allora ogni tanto hanno continuato a scendere in piazza, assieme ultras dell’al Alhy e dello Zamalek hanno partecipato all’assalto all’ambasciata israeliana e assieme appena qualche giorno fa avevano scandito slogan contro il regime militare. È pure vero che prima della partita degenerata i tifosi dell’al Masry la giunta militare l’avevano acclamata. Ma si sa come vanno le cose nel mondo degli Ultras, dove magari una squadra usa simbologie di estrema sinistra semplicemente perché ultras rivali le usano di estrema destra, e dove ad esempio i tifosi di Ajax e Tottenham sventolano bandiere israeliane in reazione al fatto che per forte presenza di ebrei vicino alle loro sedi venivano colpiti da slogan anti-semiti. Più semplicemente, essendo gli ultras dell’al Ahly i più numerosi d’Egitto hanno avuto più occasioni di scontrarsi con la polizia, e quando è scoppiata la rivoluzione vi si sono uniti per il gusto di menare ai poliziotti in nome dell’ormai famoso slogan «Acab».
Ma poiché sono odiati dai tifosi delle squadre più piccole per lo stesso motivo in cui in Italia sono universalmente odiati i tifosi juventini, quelli dell’al Masry hanno inneggiato ai militari semplicemente per far loro dispetto. Certo, c’è pure che la polizia è rimasta a guardare mentre il massacro si consumava. Torbida manovra, o mera inefficienza?
Maurizio Stefanini