Enrico Martinet, La Stampa 5/2/2012, 5 febbraio 2012
«Ladri di “vie”. Ecco che cosa sono, ladri e imbecilli». L’ira di Cesare Maestri, 82 anni, è «armata» anche da parole indicibili nei confronti di «quei due americani lì» che a gennaio hanno spezzato 102 dei suoi 400 chiodi infilati con l’aiuto di un compressore nel granito del Cerro Torre
«Ladri di “vie”. Ecco che cosa sono, ladri e imbecilli». L’ira di Cesare Maestri, 82 anni, è «armata» anche da parole indicibili nei confronti di «quei due americani lì» che a gennaio hanno spezzato 102 dei suoi 400 chiodi infilati con l’aiuto di un compressore nel granito del Cerro Torre. Gli «americani» sono il canadese Jason Kruk, 24 anni, e lo statunitense Hayden Kennedy. In Patagonia hanno scalato come matti, poi gli è venuto in mente di «ridare alla natura il Cerro Torre» e di ripulirlo «di quell’errore». Sono saliti in tredici giorni sul simbolo dell’alpinismo patagonico, quindi in discesa hanno spezzato parte dei chiodi a espansione che il «Ragno delle Dolomiti» aveva messo nel 1970. «Si tocchino le loro di vie - dice Maestri -. Perché sono americani credono di essere chissà chi. Non sono nessuno, hanno bisogno di distruggere il mio passaggio perché qualcuno si accorga di loro. Ormai si fa così, pur di apparire si fanno cavolate». Kruk e Kennedy sono finiti in una delle bufere mai sopite dell’alpinismo. Il Cerro Torre è fra le montagne più difficili del pianeta anche per questioni ambientali, spazzato com’è dai venti gelidi della Terra del Fuoco, della «fine del mondo». Maestri lo affrontò nel 1958, quando c’era anche Walter Bonatti. Rinunciò. Tornò l’anno dopo sul monolite granitico sormontato da un gigantesco «fungo» glaciale. Con lui c’era Cesarino Fava e l’austriaco Toni Egger. Maestri raccontò l’impresa, ne scrisse. Arrivò in vetta grazie a vento e gelo patagonici che formarono uno strato sulla roccia. «Ecco perché non hanno trovato tracce del nostro passaggio», ha sempre detto. Egger morì durante la discesa, un’enorme valanga lo strappò dalla corda doppia che teneva Maestri. Il suo corpo fu ritrovato 17 anni più tardi. Maestri fu salvato da Fava, che scrisse nel diario: «Ora la sagoma umana immersa nella neve sull’orlo della crepa è a pochi metri da me, ma ancora non so chi dei due sia... Sollevai quella massa inerte. Solo tre parole uscirono tra i denti e la spessa crosta di ghiaccio della barba, “Toni, Toni, Toni”». Quella salita cominciò a far sollevare dubbi, molti alpinisti mostrarono di non crederla possibile. Fra questi anche Reinhold Messner, che dice: «Se Maestri avesse fatto nel 1959 quella montagna avrebbe compiuto una delle imprese che cambiano la storia dell’alpinismo». Messner ispirò al regista Herzog «Grido di Pietra», film su quella sfida con protagonista l’attore Vittorio Mezzogiorno. Maestri tornò al Cerro Torre nel 1970, stufo di non essere creduto. Allora scrisse: «Era stupido odiare una montagna, allora odiai me stesso, il mio egoismo». Andò d’inverno, portò il compressore per poter piantare i chiodi nell’ultima parte. Seguì un altro itinerario, non quello del 1959, ma la Sud-Est che nessuno riusciva a superare. E quella «via», seppur con l’aiuto del compressore e dei chiodi a pressione, è rimasta nella storia. Tanto che nel 2007 quaranta alpinisti di tutto il mondo riuniti al El Chalten, capitale dell’alpinismo patagonico, affrontarono la discussione: ripulire o meno la «via Maestri»? In trenta dissero «no». Ma i due giovani Kruk e Kennedy hanno deciso in altro modo, hanno addirittura lanciato un paragone ardito: «La società ha cancellato ben altre sciocchezze umane, come il muro di Berlino». E Maestri sbotta: «Facciano quello che vogliono. Chissenefrega. Chi non mi aveva creduto nel 1959 è perché il Cerro Torre manco lo conosceva, come Messner che l’ha visto solo dall’elicottero. Adesso arrivano ‘sti due. A me non interessa più nulla. Se avessi una bacchetta magica farei sparire il Cerro Torre. Gli unici ricordi che conservo nel cuore sono gli amici venuti con me». E ripubblica per l’editore Vivalda di Torino «Duemila metri della nostra vita». Racconta il Cerro Torre da due angolazioni contrapposte: la sua e quella della moglie Fernanda che non riuscì a fermarlo.