Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 03 Venerdì calendario

CRAC ALITALIA AI CREDITORI LE BRICIOLE

La conta dei debiti lasciati dal fallimento dell’Alitalia si è fermata a 2 miliardi 400 milioni di euro. Il cosiddetto stato passivo dell’amministrazione straordinaria è stato certificato dai giudici fallimentari con la firma del decreto di esecutività. I creditori ammessi dai giudici sono 30 mila, di cui 18 mila dipendenti.
Se i 2,4 miliardi sono in linea con le previsioni fatte già al momento del default dall’amministratore straordinario Augusto Fantozzi, che tre anni fa parlò di debiti per 2,3 miliardi, i successori di Fantozzi (che si è recentemente dimesso) hanno dovuto fronteggiare domande di insinuazione nel passivo per complessivi 4,8 miliardi, il doppio esatto dei crediti ammessi. In gran parte i crediti dichiarati non ammissibili sono quelli vantati da società aeroportuali e fornitori vari che avevano in corso contenziosi legali con l’ex compagnia di bandiera. Trattandosi di crediti contestati dall’Alitalia e non confermati da una sentenza, non ottengono l’ammissione al passivo della procedura fallimentare e tornano alla casella del via, cioè alla causa civile. Ma alla cifra di 4,8 miliardi si arriva anche grazie a molti creditori che hanno pensato di arrotondare le cifre pretese, e a qualcuno che, come si dice nel gergo del diritto fallimentare romano "ci ha provato".
Il vero problema per i creditori veri o presunti è che soldi in palio ce ne sono pochissimi. La gestione fallimentare ha incassato 980 milioni dalla vendita degli aerei alla Nuova Alitalia di Roberto Colaninno, circa altri 70 dalla vendita di immobili e altri beni, e aspetta di raccoglierne un altro centinaio dalle revocatorie sui pagamenti fatti in extremis, poco prima del default (su questo sono aperti diversi fascicoli penali presso la procura di Roma). In tutto l’attivo difficilmente supererà 1,2 miliardi, la metà esatta dei debiti. Considerando che i 18 mila dipendenti, l’Inps e i lavoratori autonomi che vantano il pagamento delle proprie prestazioni sono creditori privilegiati, cioè vengono rimborsati integralmente fino a che ci sono soldi nelle casse del fallimento, per i creditori non privilegiati (i cosiddetti chirografari, che vantano solo il rispetto di un contratto commerciale) rimarranno probabilmente le briciole. Forse nemmeno quelle.