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 2012  febbraio 02 Giovedì calendario

FIAT-CHRYSLER RADDOPPIA L’UTILE NEL 2011

Il 2011 appena terminato è stato «un anno eccezionale» per il gruppo Fiat-Chrysler, che dispone di «una solida base» per affrontare con serenità un 2012 difficile. I risultati consolidati approvati ieri dal cda di Fiat (che contengono Chrysler dal 1° giugno) vedono un fatturato in crescita a 59,59 miliardi di euro, un utile della gestione ordinaria di 2,34 e un risultato netto di 1,65 miliardi – di cui 1 miliardo circa legato alla plusvalenza sulle quote di Chrysler acquisite a costo zero. Sia i ricavi che l’utile di gestione sono al di sopra dei target. L’indebitamento netto industriale è sceso a 5,5 miliardi di euro (in linea con gli obiettivi) di cui 3 miliardi attribuibili a Chrysler e 2,5 alle altre attività Fiat.
L’apporto di Chrysler è decisivo, con oltre metà dell’utile di gestione nell’intero 2011 (1,345 miliardi). L’effetto è ancora più evidente sui numeri dell’ultimo trimestre, dove l’azienda americana è consolidata per intero: Chrysler pesa per 11 miliardi di fatturato su un totale di 19,6 e per 639 milioni di utile di gestione sui 765 complessivi.
Nell’ultimo trimestre le attività europee di Fiat nel settore auto hanno chiuso in rosso per 15 milioni di euro, per la congiuntura «particolarmente debole» in Europa; nell’intero 2011 l’utile è calato da 607 a 430 milioni di euro. Sempre su base annua, crescita dei profitti Ferrari (312 milioni da 303), su un fatturato salito da 1,92 a 2,25 miliardi; bene i componenti (Marelli, Powertrain, Teksid, Comau) il cui contributo all’utile è cresciuto da 249 a 348 milioni. Sia la quotazione della Ferrari che la cessione di Marelli sono state citate da Fiat (come già in passato) come possibili fonti di liquidità, qualora le condizioni dei mercati creditizi dovessero nuovamente deteriorarsi.
Il quadro oltreoceano resta invece positivo e con previsioni orientate al bello stabile: i numeri di Chrysler vedono per l’intero 2011 un fatturato di 55 miliardi di dollari (+31%), un utile operativo di quasi 2 miliardi (1,975) rispetto ai 763 di un anno prima e un profitto netto di 183 milioni contro il rosso di 652 nel 2010. Formalmente è il primo utile dal 1997 (in realtà dal 1999 al 2006 la società faceva parte della Daimler). Il 4° trimestre vede ricavi per oltre 15 miliardi (erano meno di 11 nel 2010), utile operativo di 508 (da 198) e un utile netto di 225 (da un rosso di circa 200). I lavoratori di Chrysler riceveranno un bonus di performance la cui entità Marchionne non ha rivelato.
Il miglioramento dei conti Chrysler riflette l’ottima performance operativa, con un aumento delle vendite di autoveicoli e della quota di mercato Usa; miglioramento proseguito a gennaio con una crescita delle vendite del 44% a 101mila unità. Gli obiettivi della casa americana sono ambiziosi: punta quest’anno ad aumentare di un altro punto percentuale la quota del mercato Usa, e ad aumentare le consegne di veicoli a 2,3-2,4 milioni dai 2 del 2011 (anno che ha visto 1,865 milioni di vendite a clienti finali).
Appena terminati gli impegni di ieri a Torino – ultimo dei quali è stato l’incontro con i sindacati di cui si riferisce a pagina 16 – Marchionne è volato in America dove oggi nell’impianto Chrysler di Belvidere, Illinois, festeggerà insieme al governatore dello Stato il lancio della produzione della Dodge Dart e l’aggiunta di un buon numero di posti di lavoro.
Quanto pesi ormai Chrysler sul gruppo Fiat lo dimostrano anche le previsioni sui risultati 2012 che come previsto sono state tagliate per addattarle alla congiuntura negativa in Europa. Quelle consolidate vedono ricavi a 77 miliardi di euro (erano 85 miliardi del piano 2010) e sarebbero stati quasi 80 anche nel 2011, qualora Chrysler fosse stata consolidata per 12 mesi. Dei 77 miliardi, 50 – quasi i due terzi – arrivano da Chrysler; i 27 miliardi che sarebbero la stima minima per Fiat («fin troppo prudente» ha detto il Cfo Richard Palmer) vedrebbero un calo del 25% sui ricavi 2011. Quanto ai profitti, su un utile operativo stimato a 3,8-4,5 miliardi (ridotta dai precedenti 4,59-5,3), 2,3 arriveranno da Chrysler.
Sul rapporto tra il Lingotto e la controllata Usa, Sergio Marchionne è stato chiaro: «Nel 2011 l’intero utile netto del gruppo Fiat è venuto da Chrysler. Non ho intenzione di lasciare che questa situazione assurda vada avanti. Chrysler non può continuare a tirare la carretta da sola». Le attività europee restano il tallone d’Achille del gruppo. «Le attività mass market (escluse cioè Ferrari e Maserati) hanno perso circa 500 milioni nel 2011», ha spiegato Marchionne agli analisti. L’inizio di gennaio è tutt’altro che incoraggiante: -17% per il mercato italiano dell’auto e -21% per quello francese (si veda l’articolo a pagina 16). La guerra dei prezzi in Europa sta diventando feroce: il manager Fiat ha accusato alcuni concorrenti di vendere in perdita e puntato il dito esplicitamente contro il leader di mercato Volkswagen. «Tra sei mesi valuteremo la situazione: se vedremo cambiamenti strutturali nella domanda sul mercato europeo, dovremo prendere altre misure».
La soluzione non sta, afferma Marchionne, negli eventuali incentivi fiscali alla domanda di cui si è tornati a parlare in queste settimane: «Non sono la risposta», e anzi «sono lo strumento meno utile» poiché non farebbero altro che protrarre la situazione di squilibrio tra domanda e offerta. In assenza di una ripresa europea, che non arriverà prima di fine anno, anche uno stabilimento come Pomigliano – dove è appena stata avviata la produzione della nuova Panda – dovrà accontentarsi nel 2012 di un tasso di utilizzazione della capacità pari al 60 per cento.
Nella seconda metà del 2012 inizieranno le trattative con il fondo Veba (gestito dal sindacato Uaw) che è socio di minoranza di Chrysler con il 41,5% a fronte del 58,5% di Fiat. Fiat ha un’opzione di acquisto su parte della quota, e il Veba potrebbe cedere il resto, eventualmente in sede di Ipo di Chrysler. «L’obiettivo – ha detto Marchionne – è di chiudere nel 2013». Forse con un occhio al possibile riacquisto della quota Veba, il cda Fiat ha deliberato ieri di emettere uno o più prestiti obbligazionari fino a 3 miliardi di euro entro il 31 dicembre 2013 con «l’obiettivo di un’ottimale gestione del debito consolidato». Nel corso del 2012 il debito industriale netto dovrebbe risalire a 6 miliardi di euro anche per effetto di un aumento degli investimenti a 7,5 miliardi dai 5,5 del 2011; il gruppo dispone di un cuscino di liquidità di 20,7 miliardi (compresi 3 miliardi di linee di credito non utilizzate). Anche «per mantenere un elevato livello di liquidità» il cda ha deciso di non raccomandare la distribuzione di un dividendo alle azioni ordinarie; verranno remunerati solo i titoli di risparmio, con 0,217 ciascuno e un esborso complessivo di circa 40 milioni. La Borsa ha premiato ieri anche le ordinarie con un rialzo del 5% a 4,816 euro. Andrea Malan • GELATA SUL MERCATO INTERNO: - 17% - Il 2012 inizia con una flessione del 16,9% del mercato italiano dell’auto: 137.119 immatricolazioni il mese scorso, il peggior risultato degli ultimi 20 anni, e una caduta ancora più grave perché – ricorda Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor GlEvents – raffrontata al già molto depresso gennaio 2011. Si accentua dunque, prosegue Quagliano, la tendenza negativa che aveva caratterizzato la seconda parte dello scorso anno. E non potrebbe essere divesamente, considerando le stangate fiscali, il prezzo dei carburanti, il livello dei premi delle assicurazioni e il continuo indebolimento del potere d’acquisto delle famiglie.
D’altronde anche il presidente della Fiat, John Elkann, ritiene che il 2012 possa riportare il mercato italiano dell’auto ai livelli del 1985. E per Daniele Lazzeri, del centro studi Nodo di Gordio, le discussioni sulla flessibilità in uscita avranno effetti pesantemente negativi sulla propensione all’acquisto delle famiglie: la paura non favorisce la voglia di cambiare l’auto. Infatti Anfia e Unrae aggiungono che i 137mila contratti stipulati il mese scorso (-17%) rappresentano uno dei peggiori risultati in assoluto. Inoltre il calo del mercato è tutto dovuto ai minori acquisti delle famiglie (-24,7% e 30mila immatricolazioni in meno) mentre aumentano le consegne alle aziende e alle società di noleggio.
I problemi non sono soltanto italiani. In Francia il mercato ha registrato una caduta del 20,7% (con volumi comunque superiori a quelli italiani) e la Fiat ha perso il 33,1 per cento. In controtendenza la Spagna, in progresso del 2,5% ma con livelli di consegne sempre vicini ai minimi da 17 anni.
Tornando all’Italia, il gruppo Fiat può gioire per i quasi 14mila ordini raccolti per la nuova Panda. Ma in attesa che i contratti si trasformino in consegne, il Lingotto chiude il primo mese dell’anno con 40.463 immatricolazioni, perdendo il 17,06% e conquistando il 29,5% del mercato. La flessione è del 17,66% per il marchio Fiat, del 33,3% per Alfa Romeo mentre Lancia-Chysler contiene la flessione al 2,39 per cento.
Tra i costruttori stranieri Volkswagen conferma il primo posto, nonostante la flessione del 17,47 per cento. Il calo è generale, con le eccezioni dei gruppi Hyundai, Bmw e Jaguar Land Rover.
Per uscire da questa situazione sempre più difficile si ritorna ad ipotizzare il ricorso ad incentivi. Per Quagliano sarebbe possibile ricavare un miliardo all’anno dalla lotta all’evasione del bollo auto, e la cifra sarebbe «più che sufficiente per varare un efficiente sistema di incentivi all’acquisto di auto a basso impatto». In caso contrario, evidenziano all’Unrae, proiettando sull’intero 2012 il trend di gennaio si arriverebbe a meno di 1,5 milioni di immatricolazioni nell’anno. E Federauto ricorda che il Governo perde in media circa 5mila euro su ogni vettura non venduta, sommando le varie tasse. A. Gr.