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 2012  febbraio 02 Giovedì calendario

Caccia al tesoro di 223 milioni che la Margherita non trova più - Duecentoventitré milioni di euro, centone più centone me­no, in buona parte andati ad un partito che non esiste più dal 2007

Caccia al tesoro di 223 milioni che la Margherita non trova più - Duecentoventitré milioni di euro, centone più centone me­no, in buona parte andati ad un partito che non esiste più dal 2007. Uno zombie ma affamato, la Mar­gherita, sciolta nel dicembre di ol­tre 4 anni fa per confluire nel Pd, ma ancora viva come partito fitti­zio percettore di rimborsi pubbli­ci. Tutti gestiti, fino all’altroieri, proprio dal «Sen. Avv. Luigi Lusi», quello dei 13 milioni sottratti alle casse del partito, senza che nessu­no se ne fosse accorto, da Rutelli in giù. I bilanci della Margherita degli ultimi anni sono tutti firmati e cer­tificati da lui, il tesoriere dei novan­ta bonifici alla sua società TTT srl, della casa da 1,9 milioni in centro a Roma e della villa del ’600 a Gen­zano, dove Lusi risiede, comprati in toto o in parte (il senatore del Pd dice di aver fatto un mutuo per l’ac­quisto della casa romana) con i fondi della Margherita, cioè del fi­nanziamento pubblico. La do­manda è inevitabile: i 223 milioni di euro incassati dal partito di Ru­telli negli ultimi dieci anni, sono stati gestiti e spesi con la stessa alle­gra finanza dal tesoriere Lusi? Nei bilanci della Margherita si trova­no risposte parziali, perché le as­semblee di approvazione dei ren­diconti, specie degli ultimi anni, sono virtuali, i delegati approvano in busta chiusa quello che il teso­riere documenta, com’è successo anche nell’ultima movimentata assemblea della Margherita, nel giugno del 2011. Ma, sorpresa nel­la sorpresa, pur essendo un parti­to- zombie, che esiste solo sulla carta, la Margherita virtuale ha un sacco di spese, come se fosse un partito reale. Nell’ultimo bilancio depositato (ovviamente firmato da Lusi) ne leggiamo un bel po’: 3.825.809 euro per «spese per atti­vità di comunicazione, informa­zione e propaganda politica». Ma quale propaganda e comunicazio­ne­dovrà mai fare un partito defun­to? Mistero. Ma non basta, ci sono 1.634.277 euro di «spese collabora­tori, consulenze contabili e ammi­­nistrative, revisori, legali, notarili e consulenze per riorganizzazio­ne delle strutture». Un milione e mezzo di euro per pagare consu­lenti della revisione contabile che non si sono accorti della sparizio­ne di 13 milioni di euro? Poi abbia­mo 944mila euro circa di «spese viaggi, trasferte, rimborsi spese, automezzi», un gran via vai per un partito che non esiste. Poi la bellez­za di 637mila euro per spese posta­li, fotocopie e spese di rappresen­tanza (ma quale?). E altri 868mila euro di utenze telefoniche, chissà tra chi visto che la Margherita non ha eletti né militanti. Se si digita www.margheritaonline.it , il sito dell’ex partito ormai defunto, vie­ne fuori una pagina vuota. Eppure il tesoriere Lusi certifica nel bilan­cio 533.891 euro di «spese per sito internet». Per un sito che non va? Mistero. Poi ci sono le spese per pulizia e manutenzione della sede naziona­le della Margherita, «solo» 749mi­la euro. Ma da chi se la fanno puli­re? In tutto,nell’ultimo anno mes­so a bilancio ( 2010) ci sono 9,6 mi­lioni di spese. Meno male che, a fronte di tante uscite (anche per un partito fantasma), ci sono i rim­borsi pubblici. Partiamo dall’ini­zio. Le elezioni politiche del 2001 assicurano a Rutelli e Lusi circa 35 milioni di euro in rimborsi eletto­rali. Il successivo incasso record è per le Europee del 2004: altri 30 mi­lioni di euro. Poi si arriva alle politi­che del 2006, dove la Margherita ottiene un buon risultato (Rutelli diventa ministro e vicepremier) che tradotto in euro vale 56 milio­ni. Dal 2001 fino al suo scioglimen­to nel 2007, il partito prende com­plessivamente 159 milioni di eu­ro. Ma con la fine della Margherita nel Pd, non finisce un bel niente. Il partito resta, e restano anche i rim­borsi: in totale più di 60 milioni di euro dallo Stato. Solo Rutelli e gli altri dirigenti della ex Margherita, con l’aiuto della banca cui si ap­poggiano per i depositi del partito, possono rispondere alla doman­da inevitabile: è stato sottratto qualcosa da quei 223 milioni di eu­ro v­ersati dallo Stato alla Margheri­ta del tesoriere Lusi?