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 2012  febbraio 02 Giovedì calendario

Il Pd scarica Lusi: espulso dal gruppo - Tenta di cavarsela con poco, il senatore Luigi Lusi, tesoriere della Margherita, da ieri espulso dal gruppo parlamentare del Pd, e prossimo alla cacciata dal partito stesso, pizzicato a mettersi in tasca 13 milioni di euro del partito

Il Pd scarica Lusi: espulso dal gruppo - Tenta di cavarsela con poco, il senatore Luigi Lusi, tesoriere della Margherita, da ieri espulso dal gruppo parlamentare del Pd, e prossimo alla cacciata dal partito stesso, pizzicato a mettersi in tasca 13 milioni di euro del partito. Tramite il suo avvocato Luca Petrucci, il senatore, che ammette con olimpica indifferenza i fatti e non prova nemmeno a difendersi, ha prospettato ai magistrati un patteggiamento: un anno di reclusione più un risarcimento di 5 milioni di euro a beneficio del partito. Di più non potrebbe perché altri 5 milioni li ha pagati in tasse e il resto è immobilizzato nel mattone. La sua proposta è ora all’esame dei pm Alberto Caperna e Stefano Pesci, che a loro volta attendono una risposta da parte dei big della Margherita. Non che sia vincolante, ma prima di esprimersi i due magistrati vogliono capire l’orientamento della parte offesa. La questione, però, più che penale, ormai è politica. Gli ex della Margherita sono scossi. Volano accuse. Girano sospetti. L’avvocato Titta Madia, che assiste Francesco Rutelli, è lapidario: «E’ stata tradita la fiducia. Sia umana, sia politica». L’inchiesta è virtualmente finita. Parlano i documenti bancari. Lusi, tesoriere per dieci anni della Margherita, considerato un rutelliano di ferro, era l’unico titolare di un conto corrente da cui, nel giro di cinque anni con 90 bonifici di poco inferiori a 150 mila euro l’uno (il tetto entro cui poteva operare in totale autonomia), ha estratto milioni di euro. Con quei soldi si è comprato un appartamento di lusso nel cuore di Roma e un’antica villa ai castelli romani. I soldi uscivano dai conti del partito e finivano alla sua piccola srl, la Ttt, guarda caso aperta a metà del 2007, subito dopo lo scioglimento del partito, e chiusa qualche settimana fa. Nel frattempo la cassa della Margherita ha continuato a rimpinguarsi di contributi elettorali. Per il momento, i pm non sembrano disponibili ad accettare la proposta di Lusi. Una condanna ad un anno è troppo poco, anche se c’è da dire che il senatore rischia al massimo una pena a tre anni e con la sospensione condizionale in quanto incensurato. Ai big della Margherita, invece, interessa soprattutto recuperare i fondi. I legali suggeriscono di accettare la fidejussione da 5 milioni; ci sarà poi tempo per fare causa al «traditore» e tentare di recuperare il resto. Lui, Lusi, si ripara dietro il segreto istruttorio, ma manda segnali in codice. «Leggo alcuni articoli - dice - riportanti dichiarazioni virgolettate attribuite a me, ma in realtà riferite da terzo e mai da me pronunciate. Leggo altresì più dati e fatti totalmente privi di risconto ma pieni di colore e suggestione». A chi lo ha sentito in queste ore, però, il senatore è sembrato chiuso sulla difensiva. Di dimettersi dal Senato non ci pensa proprio ed è teso piuttosto a limitare i danni sul versante economico. Resta il mistero di come nessuno tra i big della Margherita si sia mai accorto di quel flusso di denaro in uscita. Sono sfuggiti ben 90 bonifici in cinque anni per un totale di 13 milioni. E la Finanza sarebbe ben lieta di approfondire la contabilità delle società di Lusi, sia la Ttt srl (proprietaria dell’appartamento di via Monserrato, che poi è stato dato in affitto al senatore-titolare unico della società), sia l’immobiliare Paradiso srl (proprietaria della villa di Genzano) che ha saldato fatture per 2,8 milioni di euro relativamente a inverosimili lavori di ristrutturazione. Quanto alla revisione della contabilità, sono al lavoro sulle carte della Margherita i professionisti nominati da Francesco Rutelli, da Enzo Bianco e dal tesoriere Giampiero Bocci. Esperti di bilanci, di cui uno proviene dalla «Kmpg», famosa società internazionale di revisione dei conti. FRANCESCO GRIGNETTI *** Il tesoriere si eclissa e comunica solo via mail “Non mi dimetto” - Dove sia nessun lo sa. Da 48 ore, Luigi Lusi è diventato talmente introverso che di lui si sono perse le tracce: quelli del partito lo cercano, ma i suoi telefoni squillano a vuoto. Per poter comunicare con lui, la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro è dovuta ricorrere alla posta elettronica. E al termine di questo palleggio telematico è spuntata la sorpresa: alla richiesta (via mail) della Finocchiaro di dimettersi dal gruppo del Pd, Lusi ha risposto (sempre via mail) di no, che lui non ci sta e non molla neppure il posto nella Commissione per le autorizzazioni a procedere. A quel punto Anna Finocchiaro e Luigi Zanda hanno convocato l’Ufficio di presidenza del Gruppo e all’unanimità hanno comminato a Lusi la sanzione più severa possibile, l’« esclusione» dal gruppo. Che però non può diventare subito operativa: se Lusi opporrà le sue controdeduzioni, dovrà esprimersi in via definitiva l’assemblea plenaria dei senatori. E intanto, lunedì, la Commissione di garanzia del Pd sarà chiamata ad esprimersi sulla eventuale espulsione dal partito. Nel frattempo? Lusi non si sente imbarazzato a restare, per conto del Pd, nella delicata commissione per le immunità. Ma la singolare rincorsa cui è stata costretta la presidente dei senatori Pd e l’ancora più singolare atteggiamento del tesoriere infedele non sono gli unici fatti spiazzanti della terza giornata pubblica del caso-Lusi. Da due giorni quasi tutti gli ex notabili che un tempo militavano nella Margherita si sono chiusi in un deciso riserbo: né solidarietà, né sorpresa, né condanna. Si sono esposti soltanto Francesco Rutelli (che della Margherita era il capo), Arturo Parisi (l’unico oppositore) e Pierluigi Castagnetti, l’ultimo segretario del Ppi. E accanto a questo disimpegno degli amici di partito, dalle parti della Procura arriva una propensione a chiudere rapidamente la partita, con un patteggiamento che potrebbe accomunare il reo confesso e le parti lese. Un rito che si consumerebbe a porte chiuse, con una procedura quasi “tombale”. Per ora soltanto sensazioni anche perché l’idea di un patteggiamento incontra qualche isolata perplessità nella Margherita (il parere del partito non è vincolante ma considerato significativo in Procura) ma anche dentro l’Api. Il partito guidato da Francesco Rutelli, pur non essendo lambito dall’inchiesta non rinuncia, con alcune delle sue personalità di punta, ad esprimere pareri. Dice Bruno Tabacci: «Questa vicenda andrà gestita nella massima trasparenza, non è un fatto privato che può chiudersi con un patteggiamento». Della stessa opinione è Linda Lanzillotta, già ministra del governo Prodi. Naturalmente in queste ore nel Palazzo si ripetono fino alla noia le stesse domande della prima ora: possibile che nessuno si sia accorto dell’allegra gestione di Lusi? Se qualcun altro sapeva, o intuiva, per chi si sta per immolare l’ex tesoriere della Margherita? Il silenzio dei suoi ex colleghi di partito lascia intendere una connivenza fatta di piccoli scambi tra correnti e gruppi? Certo, per ora si tratta di pettegolezzi senza conferme ma per tutta la giornata di ieri, dietro garanzia di anonimato, parlamentari raccontavano di autoblù e assunzioni decise dopo lo scioglimento della Margherita avvenuto nell’ottobre 2007 e fatte per compiacere questo o quel notabile. Dubbi che diventano più stringenti alla luce della personalità di Lusi: un avvocato penalista, scaltro e al tempo stesso prudente. Ma proprio ieri sembra essersi ridimensionato uno dei casi più spinosi relativi al bilancio 2011: in sede di approvazione, Parisi si era sentito rispondere da Lusi che 4 milioni di euro sarebbero stati stornati per finanziare la campagna delle Primarie Pd di Dario Franceschini, ma ora lo stesso Parisi ci ha tenuto a far conoscere la sua opinione: «Franceschini mi disse che non era vero e della sua risposta resto convinto». Stasera riunione dei notabili della ex Margherita. FABIO MARTINI