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 2012  febbraio 02 Giovedì calendario

Tesoro, corsa a quattro per succedere a Grilli - Nel governo Monti, a tre mesi dal suo insediamento c’è un ufficio chiave tuttora senza targa

Tesoro, corsa a quattro per succedere a Grilli - Nel governo Monti, a tre mesi dal suo insediamento c’è un ufficio chiave tuttora senza targa. Ignota ai profani, è una poltrona che pesa più di interi dicasteri. Il direttore generale del Tesoro è colui che sovrintende ad una macchina burocratica enorme - circa cinquemila persone - è responsabile della gestione del debito, rappresenta l’Italia nei negoziati europei. Da lui dipende la nomina di consiglieri e amministratori di controllate e partecipate dello Stato: da Fs a Poste, da Eni ad Enel, e ancora Finmeccanica, Cassa depositi e prestiti, Sace, Poligrafico, Sogei, Rai, Fintecna. Fino a tre mesi fa a occuparsi di tutto ciò era l’economista Vittorio Grilli, già professore a Yale e nella squadra del Tesoro dai tempi di Mario Draghi. Ma dopo un lungo pressing Grilli ha accettato di entrare a far parte del governo con il ruolo di viceministro di Monti. Grilli ha mansioni da ministro (ad esempio partecipa ai consigli con quel rango), ma non più lo stipendio che gli spettava da direttore generale: da 518mila euro lordi il compenso è crollato a 170mila. Appena tre mesi fa, mentre Giulio Tremonti lasciava il ministero, c’era chi dava per probabili ben altri scenari: via Grilli - destinazione Barclays - il nuovo direttore avrebbe dovuto diventare Vincenzo La Via, di ritorno dalla Banca mondiale. La scorsa settimana - dopo quasi cento giorni di vacatio - i primi indizi di una decisione. Al comma 6 dell’articolo 35 del decreto liberalizzazioni spuntano le modalità per la nomina di un vice con funzioni di supplenza: «In caso di vacanza, assenza o impedimento del vertice di un dipartimento le funzioni vicarie possono essere attribuite per un periodo determinato al titolare di uno degli uffici di livello dirigenziale». Al ministero molti leggono in quelle righe l’identikit di Maria Cannata, la «signora del debito», la responsabile del dipartimento che tutti i giorni governa le aste di Bot e Btp. I bene informati raccontano però che Mario Monti stia valutando anche una soluzione diversa: la nomina di un direttore esterno con pieni poteri. Sul tavolo ci sarebbe una terna di nomi. Il primo è quello di Dario Scannapieco, classe 1967, già responsabile per le privatizzazioni di Via XX settembre. Da quattro anni siede alla vicepresidenza della Bei, la Banca europea per gli investimenti e per via della (relativamente) giovane età, è considerato l’ultimo dei Draghi boys. Il secondo candidato è Pietro Garibaldi, economista e membro del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo. Ha un anno in meno di Scannapieco ed è noto per aver elaborato, insieme a Tito Boeri, il cosiddetto «contratto unico». Infine - secondo alcuni sarebbe in cima alle preferenze di Monti - nella terna c’è Alberto Giovannini, grande esperto di moneta ed ex professore a Columbia. Per Giovannini, il meno giovane dei tre, sarebbe un ritorno alle origini: lui e Francesco Giavazzi lasciarono il posto di capi economisti dopo l’arrivo a Via XX settembre di Lamberto Dini. Era il 1994. Al loro posto due new entry: Vittorio Grilli e Vincenzo La Via.