MAURIZIO MOLINARI, La Stampa 2/2/2012, 2 febbraio 2012
FACEBOOK UN CICLONE A WALL STREET
Wall Street accoglie l’offerta pubblica di acquisto (Ipo) di Facebook stretta fra la speranza in un imponente acceleratore della crescita reale e il timore di subire il boomerang di un’altrettanto grande bolla speculativa dalle conseguenze imprevedibili. La sensazione dei brokers del floor di trovarsi al bivio fra sogno e paura si spiega con l’anomala natura del social network creato sette anni fa da Mark Zuckerberg ed arrivato a contare 800 milioni di utenti. Da un lato i documenti finanziari prevedono di raccogliere 10 miliardi di dollari per una valutazione complessiva dell’azienda fra i 75 e 100 miliardi di dollari, ovvero una delle Ipo più grandi di tutti i tempi, ma dall’altro il social network è una comunità virtuale il cui valore è nella sua esistenza online e non in prodotti industriali in commercio, come ad esempio nel caso di Apple sono l’iPad e l’iPhone. Nella presentazione dell’Ipo Facebook spiega quanto intende raccogliere sul mercato, se vi saranno i limiti di oscillazione per la quotazione, quali sono le banche attraverso cui la vendita di azioni avverrà e come renderà pubblici d’ora in avanti i suoi bilanci finora coperti da un velo di segreto - ma al di là di queste informazioni finanziarie l’attenzione si concentra su cosa scriverà Zuckerberg per spiegare ciò che intende fare con i soldi ricavati dall’offerta pubblica.
Se infatti tali proventi contribuiranno a rafforzare l’economia reale, a giovarsene sarà la crescita del Pil americano, che sta già accennando a riprendersi.
Mentre se il fiume di denaro in entrata andrà solamente a far lievitare i numeri di transazioni elettroniche la conseguenza potrebbe essere «una grande bolla che ricorda quella Dotcom» come riassume Richard Harris, ceo di Port Shelter Investment Management a New York. Con l’intento di rispondere a tali timori Sheryl Sandberg, chief operating officer di Facebook, ribatte che l’Ipo «creerà opportunità per l’occupazione e per consentire alla gente di usare il proprio lavoro per cambiare il mondo del quale vogliono essere parte». Adoperando termini come «occupazione» e «lavoro» il braccio destro di Zuckerberg vuole infondere sicurezza sul fatto che Facebook ha in mente un modello di crescita e sviluppo, destinato a trasformare il boom delle comunicazioni virtuali in ricchezza nell’economia reale, in maniera tale da cambiare in meglio la vita di milioni di persone. E’ una scommessa che, riuscendo, può trasformare i social network in uno dei motori della crescita nel XXI Secolo e per avere un’idea della quantità di danaro che Facebook aspetta di raccogliere basti pensare che l’Ipo più simile, quella di Google, iniziò con una quotazione di 85 dollari per azioni che al momento ne valgono 580. E’ un percorso che può portare a far nascere un esercito di milionari ma fra gli analisti domina la cautela sull’Ipo perché le incognite sono molte, a cominciare dal carattere chiuso e impenetrabile di Zuckerberg, un 27enne assai ostile ad ogni forma di establishment che potrebbe avere una convivenza con le banche assai più delicata e imprevedibile rispetto a Larry Page e Sergey Brin, cofondatori di Google. Ann Sherman, docente alla DePaul University e studiosa di Ipo negli Stati Uniti, afferma che la somma fra il particolare carattere di Zuckerberg e gli 800 milioni di «amici» di Facebook porta a dedurre che potremmo essere alla vigilia di «un nuovo metodo per offrire azioni agli investitori» capace di indicare sin dall’inizio la volontà di infondere novità nei meccanismi della grande finanza. «Non mi sorprenderei se Zuckerberg immaginasse delle lotterie per far fronte all’imponente richiesta che si annuncia», azzarda Sherman, con l’intento di far capire che il ciclone-Facebook su Wall Street sarà diverso da qualsiasi altro precedente sbarco.