Diego Gabutti, ItaliaOggi 02/02/2012, 2 febbraio 2012
Una trotzkista non dà scontrini ai clienti in Rolls Royce di Diego Gabutti Pietà l’è morta
Una trotzkista non dà scontrini ai clienti in Rolls Royce di Diego Gabutti Pietà l’è morta. Non si guarda più in faccia a nessuno. Se necessario, questi Pavel Morozov di Via Montenapoleone farebbero esattamente come il bambino sovietico che nell’Urss stalinista mandò al patibolo il babbo denunciandolo come kulako: non esiterebbero a denunciare la propria madre a Equitalia, se costei fosse una bottegaia controrivoluzionaria di Via Spiga, una trotzkista usa a non rilasciare scontrini ai suoi clienti in Rolls Royce. * * * Continua intanto la caccia ai furbetti dello scontrino. Dopo Cortina, blitz anche a Milano, nei quartieri dei ricconi, praticamente dove deve abitare un po’ tutto l’esecutivo bocconiano, a partire dal Caro Leader in persona. * * * «Scusate», dice Lucia Annunziata agli studenti indignados e già devoti alla buona causa che oggi osano contestare il Quirinale e l’esecutivo tecnico, nei quali s’incarna la migliore delle cause, «ma vi rendete conto che attaccando il Presidente Napolitano attaccate il papa rosso di questo paese». Persino lei s’accorge d’averla detta grossa, e si corregge: «Dico rosso_ be’_ ecco, non rosso, papa_» Ma è troppo tardi: ormai l’ha detto. Al Quirinale un pontefice rosso, a Palazzo Chigi il Caro Leader. E poi Twitter. Equitalia a Cortina, la finanza in Via Spiga e ai Navigli. Chi se la passa meglio degl’italiani? * * * «In tutte le imprese illegali, criminali o politiche che siano, il gruppo, per ragioni di sicurezza, imporrà a ciascuno di compiere un’azione irrevocabile in modo da bruciare i ponti che lo uniscono ancora alla società rispettabile prima d’essere ammesso a pieno titolo nella comunità della violenza» (Hannah Arendt, Sulla violenza, Guanda 2008). * * * Anche Twitter, come a suo tempo Google in Cina, cede alle pressioni dei paesi che temono la libertà d’espressione più di quanto le persone in sovrappeso temano un velo di maionese (o peggio, di burro) nel panino e abbraccia la causa della censura politica e religiosa. Se il tweet dispiace a questo o quel Caro Leader sarà subito cancellato come un cattivo pensiero. * * * Come se ci fosse, dopotutto, un po’ di fumus persecutionis, l’istanza di ricusazione dei giudici del processo Mills - avanzata dai legali del Cavaliere Buonanima dopo che a loro modo di vedere s’era manifestato un evidente «convincimento colpevolista» del tribunale - è stata giudicata perfettamente ammissibile dalla prima Corte d’appello. Si tratta, più che altro, d’una soddisfazione morale: il processo va avanti lo stesso, e sembra di capire che ci sarà comunque una sentenza di colpevolezza un attimo prima che scatti la prescrizione, e non importa se poi verrà annullata da qualche tribunale superiore. Anche i giudici del processo Mills (come i loro colleghi che al piano di sotto del palazzo di giustizia milanese stanno celebrando il processo per il bunga bunga) vogliono la loro parte di soddisfazione morale. Perché no, del resto? Mezza a loro, mezza alla Buonanima. Ce n’è per tutti. * * * «Tutta la magia/avviene allo stesso modo./Metti nel cappello un coniglio bianco,/poi lo tiri fuori./Prima di fare la magia,/ricorda di mettere il coniglio!» (Piet Hein, alias Kumbel, una poesia senza titolo, cit. in Karen Blixen, Dagherrotipi, Adelphi 1995). * * * Pare che non ci sia stato in realtà nessun taglio dello stipendio e che gli onorevoli abbiano momentaneamente rinunciato ai 700 euro netti d’entrate aggiuntive scattate in automatico con la fine del regime vitalizio e il passaggio al sistema contributivo. Questi 700 euro restano per ora congelati in un fondo; in futuro si stabilirà che uso farne. Dipendesse dall’ex ministro Giovanna Melandri, che in un’intervista al Corriere della sera ha protestato contro «i forconi» che minacciano l’onorabilità (e lo stipendio) dei politici, non ci dovrebbe essere nessun fondo: i 700 euro dovrebbero figurare in busta paga. Certo, rispondono i forconisti. Purchè poi siano spesi tutti in medicine. * * * «Dopo una vita di grande affetto, profonda amicizia, stima, la mancanza è puro dolore, la speranza è nel nostro patto». Firmato: «Wilma». È il testo d’un necrologio di Oscar Luigi Scalfaro apparso sulla Stampa di Torino e segnalato da Franco Bechis nell’edizione online di Libero. Uhm. Chi è la misteriosa Wilma? E che specie di «patto» aveva stretto con l’ex presidente della Repubblica? Si pensava che la sola donna nella vita di Scalfaro, oltre alla figlia Marianna, fosse la Madonna, alla quale aveva dedicato non so quanti libri devoti. Invece c’era anche Wilma. Impazza il gossip post mortem. * * * «Devo riconoscere che Napoleone è stato il più grande gangster del mondo. Ma avrei potuto aprirgli gli occhi su certe cose_ Bluffava troppo_ Era proprio uguale a tutti noi. Non ha capito quando era il momento di lasciare, e ha dovuto rientrare nel racket» (Al Capone dopo aver letto Napoleon di Emile Ludwig, cit. in Louis Ferrante, La regola del Padrino, Rizzoli Etas 2012).