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 2012  febbraio 02 Giovedì calendario

I tesori di Régine, disco diva che fece ballare la Bardot – Strass e paillettes, visoni esagerati, abiti di taffetà e piume colorate, magnifici strascichi e profondi decolleté

I tesori di Régine, disco diva che fece ballare la Bardot – Strass e paillettes, visoni esagerati, abiti di taffetà e piume colorate, magnifici strascichi e profondi decolleté. In vendita il guardaroba di una regina, seppure della notte. Per anni, decenni, Régine ha regnato incontrastata dal tramonto all’alba. Sempre in pista, Midnight in Paris era lei, con il suo mitico locale della rue du Four, dietro Saint-Germain-des-Prés, aperto nel 1958, dove personalità come Georges Pompidou, Rudolf Nureyev e Brigitte Bardot hanno imparato a ballare al ritmo del giradischi, mandando in soffitta le orchestrine e i vecchi juke-boxe. Chez Régine, nasceva così la prima discoteca. La sua idea di club privé è stata poi replicata a New York, Rio, Montecarlo, ovunque ci fosse voglia di ballare, e per fortuna non è mai mancata. Andy Warhol organizzò un giro del mondo intorno ai suoi locali, il fuso orario prevedeva di danzare 17 ore su 24. "Ma quali follie, cercavamo solo di divertirci" racconta adesso Régine nella casa di Parigi, dove custodisce l’album dei ricordi della sua dolce e lunga vita. Ha la solita esuberanza nonostante gli 82 anni, quel capello troppo fulvo e luccicante diventato un faro per playboy squattrinati, presidenti infelici e magnati perditempo, che lei chiama "amici" nascondendo chissà quali segreti, nella notte si è tutti un po’ più nudi. La storia di Disco Diva, come l’ha soprannominata il New York Times, ora è racchiusa in trecento oggetti personali, orecchini, anelli, scarpe, borse, stole, ma soprattutto la collezione di vestiti, da Chanel a Emilio Pucci, quasi mezzo secolo di défilé. "C’è stato un momento in cui tutti gli stilisti sognavano di vestire Régine" scrive Karl Lagerfeld nel catalogo della casa d’aste Tajan. Lagerfeld le ha disegnato decine di abiti su misura, che lei gelosamente conserva nel suo guardaroba, due stanze intere dell’appartamento dove, ancora oggi, non va mai a dormire prima di mezzanotte. S’invecchia ma non per forza si rinsavisce. Giura di non aver mai bevuto, né fumato, tacendo però su altri vizi. Una parte dei ricavati della vendita dei suoi cimeli andrà in beneficenza. Negli anni Novanta il suo impero si è sfaldato, ha perso tutto o quasi. Sono arrivati anchei dolori privati, due mariti e due divorzi, il figlio Lionel è morto sei anni fa. Ormai sul viale del tramonto non si è spaventata: è il momento in cui si aprono le danze. Con sprezzo del pericolo si è buttata in programmi televisivi trash e ha appena terminato una commedia musicale negli Stati Uniti. Sta preparando un nuovo disco con un gruppo punk, riprendendo delle canzoni di Gainsbourg, che disse di lei: "Régine è, da sola, un club privé. Non tutti possono entrare". L’artista le regalò la famosa canzone "Les petits papiers". "Alla mia età, posso fare ciò che non mi era permesso da ragazzina" confessa con civetteria. Davvero, c’è qualcosa che non ha mai fatto? "Per esempio, finalmente porto i pantaloni. Una volta, le donne non li potevano indossare in discoteca". Realtà e leggenda. Come quando ricorda il boa di struzzo lungo due metri regalato da Federico Fellini, un tango ballato con Charlie Chaplin, il salto tra le braccia di Gene Kelly, la spaghettata preparata all’alba con la principessa di Monaco, oppure il Duca di Windsor che le chiese di raggiungerlo a Londra per imparare il twist. "Venga lei da me", rispose. Il giorno che stava salendo sul Concorde per volare a New York con l’amica Diana Von Furstenberg e ai controlli non dovette presentare il passaporto, gli agenti dissero solo: "Bonjour, madame Régine". La bambina nata in Belgio e cresciuta a Belleville, costretta a nascondersi durante l’occupazione tedesca, non era particolarmente bella, ma sapeva muoversi. Musica, cinema, ha fatto un po’ di tutto, ma nell’immaginario rimane quell’indirizzo, Chez Régine, dove nel maggio Sessantotto, mentre fuori infuriava la battaglia urbana, Romain Garye Françoise Sagan passarono una notte a bere champagne. Diceva la scrittrice: "E’ la regina nera delle nostre notti bianche". Si è inventata una pista da ballo a forma di enorme pantera, le luci soffuse che "non deformano i corpi", ha sostituito i cocktail con le bottiglie, creato la tradizione delle feste a tema. Un’altra epoca. C’era ancora una certa promiscuità sociale e culturale, la tendenza a non prendersi sul serio, nessuno prenotava i tavoli con il cartellino «very important person». "Con lei tutto diventava glamour senza essere bling bling" ricorda Lagerfeld. Parigi non era la "bella addormentata" di oggi, dove non si può fumare, fare rumore, le consumazioni si pagano prima di bere e ad accoglierti ci sono buttafuori, nome che non promette nulla di buono.