Maurizio Chierici, il Fatto Quotidiano 1/2/2012, 1 febbraio 2012
L’ELDORADO OLTRE TICINO, STORIE DI SPALLONI E FRONTALIERI
Con prudenza la radio della Svizzera italiana annuncia che “nei primi giorni di gennaio si è registrato un aumento sensibile nell’acquisto di abitazioni da parte di italiani facoltosi”. Dopo il raid di Cortina, la grande fuga. Quando banche e immobiliari aprono gli sportelli dell’anno nuovo “in poche ore migliaia di transazioni”. Una decina di miliardi avrebbe attraversato il confine. “Da tempo persiste l’euforia immobiliare. A Zurigo e Ginevra i prezzi sono aumentati dal 40 e del 70 per cento in cinque anni. In Ticino meno, salvo le zone super-privilegiate con vista lago. Dal 2000 proprietari di case quasi raddoppiati ma nessun pericolo di bolla, perché le banche restano prudenti”. Roberto Giannetti, esperto ipotecario e responsabile per la clientela aziendale dell’Ubs del Ticino, spiega perché l’ipotesi di una casa di là dal confine stia crescendo negli ultimi mesi: “Lo chiamiamo effetto Monti”. Bisogna aggiungere l’effetto tramonto-Sarkozy: parigini in fuga nei cantoni francesi in previsione dei socialisti al governo.
Non sono più gli anni Ottanta
I transfughi italiani degli anni Ottanta cercavano giardini e panorami delle vacanze a un’ora da Milano. Dirimpetto al lungolago di Lugano, ville senza lusso si arrampicano sul monte Bré, a Castagola o verso la collina d’oro del Paradiso. Fine settimana di incontri discreti. Piccole feste. Tanti amici: imprenditori dal nome che suona nell’editoria, chi stampa giochi di carte: ogni ramo d’industria rappresentato da signore e signori che al mattino scendono in città per l’aperitivo. Storie di ieri. Non solo nel buen retiro Ticino: quel “ci vediamo a Crans”, Crans sur Sièrre, resta il fine settimana dei milanesi fissati col golf. A Lugano i nuovi palazzi crescono nella rete dei quartieri eleganti: paradiso che richiama tropici lontani. Il palazzo dell’hotel Dan è ormai un condominio di lusso. Sui campanelli nomi lombardo-veneti. Cento metri più in là, palazzo Mantegazza: 25 mila euro al metro quadrato. Italiani e russi accompagnati da ragazze copertina. Luci del Methamorphosis, ristorante per banchieri e affari milanesi, ma non solo. Invisibilità assicurata da implacabili squadre di sicurezza. Dai garage blindati si sparisce negli appartamenti. Ombre. All’ultimo piano “quattro bellissime ville”, grandi spazi con giardini pensili. I portieri parlano di bagni dai rubinetti d’oro, leggende distribuite dai cantastorie dei signori del mattone. Fra gli ospiti più o meno segreti Felipe Massa, campione di Formula Uno. Gli italiani trapiantati sono 9 mila, un quinto di chi abita la città. Vanno e vengono senza regole. Assenze lunghissime, finestre che si riaprono all’improvviso. Per distinguere i clienti dagli strateghi della fuga dei capitali basta sedersi ai tavoli di mezzogiorno non lontano dalla Arner bank, dove il conto numero uno è di Silvio Berlusconi. Nel 2008 la Procura di Como sospetta la Arner di essere capolinea di spalloni. Adesso nei ristoranti attorno, bancari e clienti mescolano gli appetiti in tavoli separati. Nessuno conosce nessuno, ma ciò che mangiano distingue la serenità di chi finalmente ha portato il malloppo al sicuro, dall’aplomb dei funzionari che accolgono i fuggitivi casual. Scelgono piatti raffinati, vini francesi, mentre per i giacca e cravatta della banca, zuppe di verdura e acqua senza bollicine.
Gli altri italiani
Gli altri italiani sono diversi: frontalieri. Più di 9 mila, 3.400 euro al mese. Ne pagano 1400 per assicurazioni e tasse. Ripartono dopo il lavoro su e giù dal confine con la Lega Ticinese: 30 per cento, primo partito del Cantone. La caccia ai lumbard rimodula lo sciocchezzaio dei leghisti di Bossi. Distribuiscono fantasie velenose, frontalieri che diventano “topi delinquenti”. Insorgono gli svizzeri normali “Come faremmo senza chi arriva da fuori ? L’80 per cento degli infermieri è italiano…”.
Paolo Bernasconi apparteneva alla magistratura svizzera ispirata a Falcone e Borsellino. Le sue inchieste snidavano il malaffare. A Chiasso è stato il Pm del processo Texon-Credito svizzero, scandalo bancario del secolo. Riannoda i fili dei capitali italiani in fuga, soldi non proprio immacolati. Condanne pesanti, direttore che muore in prigione. Bernasconi fa ormai l’avvocato e insegna all’università. Si può immaginare un Ticino senza italiani? “Impossibile. Parliamo la stessa lingua, stesso dialetto. Con l’Italia settentrionale ci uniscono storia e cultura. Tante case, tanti appartamenti acquistati in passato in barba alla nostra legge contro l’inforestieramento. Adesso si comprano legalmente grazie alla libera circolazione in Svizzera dei cittadini Ue”. L’ Italia è il secondo partner commerciale, ma le banche… “L’ Italia del Nord è uno dei poli principali d’ Europa. Ha bisogno di una piazza bancaria internazionale, sicura, efficiente, veloce. L’ipotesi di un Ticino senza clienti italiani è assurda”. Il Ticino confida perché la crisi è arrivata anche qui. Segni che inquietano. Crollo del turismo, alberghi che chiudono. Cambio ormai pesante: un euro valeva 1 franco e 65, ora siamo a 1,21. I tedeschi trovano conveniente l’Austria del Tirolo. E i ticinesi dimagriscono. La leggenda dell’albergo Du Lac immiserisce in un cronicario per vecchi milionari. Italiani, soprattutto. La fuga di capitali continua verso un Paese dove il lavoro costa di più e il fisco non perdona, ma il contribuente straniero può trattare amabilmente con esattori che, tra un controllo e l’altro, offrono caffè e cioccolata.
Cioccolatini d’oro
Come portano i soldi? Una volta gli spalloni, adesso navigano nelle reti finanziarie e poi tecnologiche che in un clic spostano milioni. Eppure la manualità resta. E gli occhi di chi guarda, guardano alla vecchia maniera. Fra i vacanzieri dei Grigioni, 007 vestiti da turisti aspettano Suv e superautomobili con sci sul tetto e targa italiana. Appena gli indiziati escono dalle banche di Saint Moritz col sorriso di chi ce l’ha fatta, le dogane di Chiavenna , Chiasso ricevono segnalazioni di targhe sospette. Da perquisire al ritorno. La caccia ricomincia così. Il funzionario di una banca si mostra addolorato: la leggenda delle cassette di sicurezza ormai esaurite non è vera. Se ne trovano a volontà. Disegna dimensioni e prezzi. Dal piccolo box (alto 6 centimetri, largo 30, lungo 48 ) all’extralarge: 80 euro l’anno quello mignon, 140 il grande. Vanno a ruba per custodire oro. Nel Ticino tre grandi fonderie lavorano senza smettere. Dopo il confine, a Balerna, due chilometri da Chiasso, italiani in fila per comperare barrette da 50 grammi con un nome da regalo: Valcambi Combi Barm, divisibile in “cioccolatini” da un grammo. Ogni grammo 45 euro, oro da infilare nel taschino. Nessun doganiere ha il tempo di frugare il fiume di auto che torna in Italia.