Raoul De Forcade, Il Sole 24 Ore 1/2/2012, 1 febbraio 2012
COSTA, SI ALLARGA IL FRONTE CLASS ACTION
Si profila sempre più probabile una grande causa di class action americana per il naufragio della Costa Concordia. Mitchell Proner, avvocato dello studio Proner&Proner, che, insieme allo studio Napoli Bern Ripka Shkolnik, ha avviato una collaborazione con il Codacons per assistere (gratuitamente ma col patto di avere il 40% dei denari ottenuti in caso di vittoria) i passeggeri della nave, sostiene che la giurisdizione competente per la «group action» finalizzata al risarcimento del danno «è sicuramente americana. Abbiamo gli elementi per sostenere questo».
Le parole dell’avvocato, ieri a Genova insieme ai rappresentanti di altri studi americani e francesi, arrivano proprio mentre Costa Crociere (del gruppo Usa Carnival) sta cercando di accelerare i tempi di accettazione dell’accordo per il risarcimento (una cifra oscillante tra gli 11mila e 14mila euro, esclusi feriti gravi e famiglie dei morti), dei passeggeri che erano a bordo della Concordia la notte del 13 gennaio. In una lettera recapitata loro venerdì scorso, la società genovese ha ribadito i termini dell’intesa siglata con Astoi Confindustria e 15 associazioni di consumatori ma ha aggiunto la data entro cui è possibile aderire all’offerta di risarcimento: il 14 febbraio. Insomma, i passeggeri hanno ancora solo due settimane di tempo per dire sì all’intesa. D’altro canto, la data indicata coincide con quanto riportato, lo ha ricordato Proner, nelle condizioni legate al biglietto del viaggio in nave che i passeggeri hanno acquistato. Cioè che ci sono 30 giorni di tempo - in questo caso il termine parte dal naufragio - per presentare reclami. E anche gli americani puntano a reclutare più passeggeri possibili entro quei 30 giorni per depositare azioni legali. Da venerdì scorso è già iscritta a ruolo presso la corte di Miami, la causa civile per il risarcimento ai primi sei passeggeri che hanno firmato il ricorso. Inoltre i due studi legali hanno raccolto oltre 500 procure di passeggeri intenzionati a procedere contro la società. Un’altra cinquantina di persone è rappresentata da un pool di avvocati francesi e ieri era a Genova Monica Kelly, di Ribbeck law chartered, che tutela anche un membro peruviano dell’equipaggio.
La richiesta complessiva di Proner col Codacons, per «grave negligenza, imperizia e inadeguatezza» di comandante ed equipaggio, è di 460 milioni di dollari, 10 dei quali per i danni subiti e 450 milioni di dollari per il riconoscimento del «danno punitivo». Citati in causa sono Carnival cruise lines, Costa cruise lines (una società del gruppo genovese che a sede in Hollywood, Florida) e ignoti. Intanto, ieri l’ad di Costa, Pier Luigi Foschi è tornato (c’era già stato la scorsa settimana) a riferire sul naufragio in Senato. Ha spiegato di ritenere che il relitto «non possa essere rimesso in esercizio». E che l’assicurazione è «pronta a dichiararne la perdita totale». Ha ammesso che tra l’allarme generale e l’ordine di evacuazione «è intercorso un lasso di tempo forse troppo lungo», aggiungendo che l’unità di crisi della Costa (il cui responsabile Roberto Ferrarini ieri è stato sentito per ore dai Pm) non poteva dare il via all’evacuazione che spetta solo al comandante. Ieri, inoltre, è stata decisa la fine delle ricerche dei 15 dispersi sulla Concordia.