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 2012  febbraio 01 Mercoledì calendario

L’epoca dei blog? È già al tramonto - Era nell’aria già da un po’, c’era quel triste ti­rar avanti da sogno in­terrotto, quel susseguir­si d­i comunicati e smentite che ca­ratterizzano la caduta di tutti gli imperi, economici, politici o digi­tali che siano

L’epoca dei blog? È già al tramonto - Era nell’aria già da un po’, c’era quel triste ti­rar avanti da sogno in­terrotto, quel susseguir­si d­i comunicati e smentite che ca­ratterizzano la caduta di tutti gli imperi, economici, politici o digi­tali che siano. E così ieri Splinder, la prima grande piattaforma italia­na di blog, ha chiuso i battenti. E la sua chiusura segna probabilmen­te il tramonto di un’epoca, è il se­gno di un mutamento permanen­te nella Rete. Giusto per far capire a chi non è un frequentatore abi­tuale di Internet. Nel 2001 l’avan­g­uardia della comunicazione digi­tale erano i blog, in tutta italia er­a­no appena 900. Un gruppo di ami­ci «smanettoni» si ritrovarono al bar. C’erano Marco Palombi, Francesco Delfino e Paolo Wer­brouck di Tipic; insieme avevano sviluppato un embrione di piatta­forma di creazione blog. Al grup­po si unirono anche Fabio Cabula e Andrea Santagata. Nasceva l’idea di Splinder:un sistema faci­le, in italiano, per creare e gestire i blog. Il successo fu travolgente: de­cine di nuovi blog venivano aperti ogni giorno. Si andava da quello di Platinette a quello di Pulsatilla passando per quello del signor nessuno che aveva voglia di rac­contare come costruire bambole di pezza. E il successo si trasformò anche in prospettiva industriale, tutti dicevano che i blog erano il fu­turo. Una piattaforma poteva esse­re un bel investimento, così Splin­der venne acquisito nel 2006 da Dada per la non irrilevante cifra di 5,6 milioni di euro. Poi pian piano il declino. Dovuto a cosa? In primo luogo l’avvento rapi­do e devastante dei social network. Come ci spiega Andrea Mancia uno dei fondatori di To­queville ed esperto di Blog: «Le piattaforme si credeva potessero contare sull’onda lunga di traffico e pubblicità prodotta da centina­ia di migliaia di blog- Splinder arri­vò ad averne 470mila attivi (ndr) ­e pazienza se molti erano pochissi­mo visitati, contava la massa criti­ca. Ma poi l’arrivo di social network come Facebook e Twitter ha allontanato tutti coloro che vo­levano solo un modo semplice di comunicare con conoscenti ed amici». Un colpo durissimo per Splinder a cui sì è aggiunto quello di non riuscire a tenere il passo con altre piattaforme che aveva­no investito di più sul rinnova­mento tecnologico. Come ci dice Luca Sofri, forse il papà dei blog­ger italiani e direttore de Il Post : «A un certo punto sono arrivate piat­taforme più evolute come Word­press e la mancanza di rinnova­mento ha creato un gap pesante, e forse è mancato anche un vero e proprio modello di business». E proprio su Il Post uno dei fon­datori di Splinder, Andrea Santa­gata, ha ammesso i limiti della piattaforma: «Credo che sia molto difficile per una piattaforma italia­na competere a lungo con piatta­forme internazionali che godono di economie di scala molto diver­se ». Ma come in ogni crollo che si rispetti al lato triste si aggiunge il grottesco. Santagata e Banzai Me­dia s­i sono offerti di rilevare la piat­taforma per cercare di salvarla. Ma grazie anche alle complesse normative del nostro Paese si so­no sentiti rispondere da Dada «no grazie». Per Dada: «Visto lo stato attuale della piattaforma e i nume­r­i di Splinder a oggi abbiamo valu­tato che le complicazioni tecni­che e legali di una migrazione sia­no superiori a una chiusura con­trollata e gestita... crediamo che gli utenti potranno continuare ad esprimersi su altre piattaforme, conservando quanto scritto fino a ora». E speriamo che davvero sia così semplice salvare i contenuti dei blog. Non saranno la bibliote­ca d’Alessandria ma non sarebbe bello vederli andare in fumo digi­tale...