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 2012  febbraio 01 Mercoledì calendario

L’ultimo paradosso degli ecocatastrofisti: l’effetto serra fa bene - I media vi stanno raccontando un mucchio di frottole

L’ultimo paradosso degli ecocatastrofisti: l’effetto serra fa bene - I media vi stanno raccontando un mucchio di frottole. Sicuramen­t­e manovrati da oscure lobby mas­soniche, probabilmente eversive, riferiscono che fa freddo e che tem­perature di -20 gradi hanno ucciso, in due giorni, 36 persone a Belgra­do, 18 a Kiev e 10 a Varsavia. Balle. La verità è- ci informano gli esperti di clima- che il pianeta ha la febbre e che è il riscaldamento globale la vera minaccia. Lo scoop di oggi è che i professori pare abbiano cam­biato idea e le nostre emissioni, con global warming a seguito, sa­ranno la nostra salvezza: contro la ventura era glaciale. Il dibattito, si­gnori, è aperto. Staremo meglio con più CO2 o con meno? E le fo­che? Tutti d’accordo che dobbia­mo salvarle (oltre all’intero piane­ta, va da sé), ma come? Con più o con meno CO2? E se le foche ne vo­lessero di più e gli albatros di meno (pare che col riscaldamento clima­tico volino meglio), che facciamo? Il climatologo. Al suo cospetto, Amleto era l’uomo delle certezze. C’è quello laureato in agraria che, addobbato con farfallino alla Sca­ramacai, strologa in televisione. E c’è il dottore in ingegneria che, non sapendo come fare l’ingegnere, s’è datoallaclimatologia. Comebiasi­marli? Se Al Gore ci ha preso il No­bel... Ogni università ha il suo, da Milano a Torino, da Trento a Firen­ze, da Bologna a Roma. In tutto so­no un paio di dozzine, ma si fanno notare. Ce li dobbiamo tenere? Di più: dobbiamo coccolarceli. Stan­no lì a monito per tutti noi, con la cruciale funzione di non far passa­re s­otto oblio una verità che deve ri­manere sempre viva: i fessi del mondo si trovano ovunque, e con uguale frequenza, tanto tra gli anal­fabeti quanto tra i dottori. Ci avvertono che la loro strava­gante congettura non è minima­mente scalfita perché, innanzitut­to, non è vero che fa freddo: lo stes­so e di più ci fu nel 1991, nel 1979, nel 1956, nel 1929, e chissà quante altre volte nel passato, dicono. Giu­sto. Neanche li sfiora il sospetto che è proprio per questo che il cli­ma di oggi è nella perfetta norma col clima degli ultimi 2000 anni. Cioè, siamo oggi in emergenza cli­matica non più di quanto lo fosse­ro i sudditi di Carlo Magno. Ci bacchettano che bisogna di­stinguere tra clima e meteo. Giu­sto. Sentite che dicono: «Il clima è ciò che ci si attende, il meteo ciò che arriva; il clima ti dice quali abiti acquistare, il meteo quali indossa­re ». L’autore di questi dotti distin­guo fu un americano che, avendo fallito gli studi di scienza (nel sen­so che, iniziatoli, mai li portò a com­pimento), si dette alla fantascien­za e, manco a dirlo, alla climatolo­gia. I suoi sodali non sono neanche sfiorati dal sospetto che se ciò che arriva è diverso da ciò che i climato­logi dicono bisogna attendersi, al­lora, forse, quei climatologi dico­no bischerate. La verità è che la climatologia si occupa del bilancio energetico del­la Terra. Ma finché registra varia­zioni di clima che sono di qualche decimo di grado nell’arco del seco­lo, non v’è alcuna ragione, nean­che pallida, per doversi considera­re in emergenza, sia perché le tem­perature locali del pianeta hanno variazioni dell’ordine di 100 gradi, da-50 ai poli a +50 all’equatore, sia perché le variazioni climatiche de­gli ultimi 4 secoli sono della stessa entità di quelle occorse nei 4 secoli ancora precedenti. Quella di poter controllare il cli­ma è solo un’idea fissa dei fessi. Se vi imbattete in costoro, però, non contradditeli, chépotrebberoesse­re pericolosi: sono catastrofisti sull’ orlo di una crisi di nervi.