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 2012  febbraio 01 Mercoledì calendario

Pierre Sarkozy professione dj malgrado papà - Lo chiamano «French Touch», ed è quell’indefinibile «tocco» che solo i dj francesi riescono a dare alle loro produzioni, risultato di un amore profondo per i suoni vintage, per la disco degli Anni 70, per gli strumenti elettronici che filtrano le voci, creando quell’effetto un po’ spaziale, alla Star Trek che ha fatto la fortuna, qualche anno fa, dei Daft Punk

Pierre Sarkozy professione dj malgrado papà - Lo chiamano «French Touch», ed è quell’indefinibile «tocco» che solo i dj francesi riescono a dare alle loro produzioni, risultato di un amore profondo per i suoni vintage, per la disco degli Anni 70, per gli strumenti elettronici che filtrano le voci, creando quell’effetto un po’ spaziale, alla Star Trek che ha fatto la fortuna, qualche anno fa, dei Daft Punk. Ed è proprio a questo tocco che si affida l’esponente più desiderato della nouvelle vague d’Oltralpe, la stessa della superstar da classifica Bob Sinclar, il giovane DJ Mosey, atteso al suo esordio italiano venerdì (replica sabato al Theatrò Disco Club di Viterbo) sulla pista da ballo tanto amata dai vip nostrani del Pineta di Milano Marittima. Motivo di attrazione, per ora, non solo la sua abilità nel mixare i dischi più alla moda del momento, ma le sue «nobili» origini paterne. Il papà di Pierre (questo il suo vero nome) è infatti l’attuale presidente francese Sarkozy. Il primogenito di Nicolas, il figlio ribelle avuto dalla moglie dell’era pre Carla Bruni, Marie Dominique Culioli, ostenta lunghi capelli biondi, sguardo volutamente assente, che esprime un vago disinteresse per tutto quello che lo circonda e ha scelto l’ambiziosa carriera del dj. In realtà le date erano in bilico per un malore, dovuto ad avvelenamento da cibo, che lo ha colpito a Odessa, in Ucraina, il 25 gennaio, dove avrebbe dovuto esibirsi in una di quelle discoteche super esclusive che hanno fatto dell’ex Paese dell’Unione Sovietica una delle tappe obbligate del nomadismo della dance music internazionale. Personaggio singolare, il giovane rampollo, che non esita a condividere esperienze professionali con artisti invisi a papà e che in Francia non ha mai approfittato del cognome. Viene dall’hip hop che nella sua nazione è una forte esperienza multirazziale, colonna sonora delle rivolte nelle banlieue e qualche anno fa accetta di lavorare alla produzione del cd di Poison, un rapper parigino che nel 2003 era stato accusato insieme ad altri dal padre, allora primo ministro, di liriche razziste e anti semite, rischiando persino una incriminazione. In perfetto stile rap, Poison affidò la sua risposta a una canzone che recitava, «Contro Sarko, Contro la destra. Nicolas ascolta. Siamo contro di te». Poi l’incontro con Mosey. «Quando abbiamo iniziato a lavorare ha detto il musicista - non sapevo fosse il figlio del Presidente. Lui mi ha confidato che preferiva non dirmelo, perché questo avrebbe influenzato negativamente i nostri rapporti». Insieme hanno prodotto una canzone che ha avuto un discreto successo nei ghetti parigini, La rue , storie di giovani di colore che crescono sulla strada. «Proprio il genere di ragazzi contro i quali il Presidente si era scagliato» scrive il sito theworld.org. Pierre alterna con sofisticata disinvoltura queste frequentazioni rap con l’occasionale lavoro di modello e le discoteche più alla moda, come quella in Ucraina o i club dove metterà i dischi in Italia, facendo parlare di se le cronache rosa che gli attribuiscono relazioni con la popstar Rihanna e con la super modella Bar Rafaeli. E adesso che nella famiglia è entrata un’altra musicista, la divina chanteuse Carla Bruni, sono in vista inedite collaborazioni? Con grande diplomazia Pierre ha di recente dichiarato che, pur apprezzando la bellezza «interiore e esteriore» di Carla e sentendosi onorato di saperla al fianco del padre, le loro scelte artistiche sono irrimediabilmente inconciliabili. «La famiglia è la famiglia. Il lavoro è il lavoro» ha spiegato, aggiungendo che, a differenza di Jean, il fratello più serio, lui non è mai stato tentato dalla carriera di Nicolas. «Per mio padre è importante che io segua i miei sogni e cerchi di realizzarli. Abbiamo un rapporto molto stretto, la cui intensità deriva proprio dal rispetto reciproco». E sicuramente il Presidente, maestro di pubbliche relazioni, avrà perdonato al figlio le amicizie pericolose con i rapper della banlieue come Poison e gli altri con cui Pierre ha condiviso lunghe notti negli studi di registrazione, producendo rime anti paterne. D’altronde il fatto che il ragazzo abbia firmato molti di questi pezzi con la sigla Crime Chantilly è la dimostrazione che quei ritmi così estremi nascondono una dolcezza più da playboy che da «ragazzo cattivo».