AESSANDRA PIERACCI, La Stampa 1/2/2012, 1 febbraio 2012
Nessuno vuole la villa della contessa - Nessuno si è fatto avanti: Villa Altachiara, splendida dimora segnata dalla tragedia e, si dice, da un’antica maledizione, resta invenduta
Nessuno vuole la villa della contessa - Nessuno si è fatto avanti: Villa Altachiara, splendida dimora segnata dalla tragedia e, si dice, da un’antica maledizione, resta invenduta. Non è pervenuta alcuna offerta al commercialista torinese Claudio Saracco scelto dal giudice Danilo Guida per la vendita senza incanto della lussuosa villa che fu della contessa Francesca Vacca Agusta. Così ieri mattina non c’è stata la prevista apertura delle buste al Tribunale di Chiavari. Ora dovranno essere messe all’asta le quote della società Dmc, di fatto proprietaria della villa dove nel 2001 morì, precipitando in mare dalla rupe in una notte di burrasca, la vedova del «re degli elicotteri», e dove ancora ha la residenza italiana quello che fu per anni il suo compagno, Maurizio Raggio, da tempo trasferito in Messico. Il valore di 33 milioni e 700 mila euro sarà ribassato di un quinto: chi vorrà partecipare all’asta, probabilmente tra maggio e luglio, dovrà depositare circa il 13% della somma come garanzia. L’asta diretta sarà l’ultimo (forse) capitolo di una vicenda che dal 2007 ha visto il pignoramento delle quote Dmc, società che fa capo alla Ellanby Ltd, creata dopo la morte della contessa da Raggio e dall’allora fidanzato della donna, il messicano Tirso Chazaro, accordatisi per l’eredità. I creditori, per circa 10 milioni di euro, sono alcuni professionisti, soprattutto legali, che avevano svolto la loro attività ancora per la contessa. E poi l’Agenzia delle Entrate che nel 2009 ha fatto sequestrare gli arredi e gli oggetti personali di Maurizio Raggio, valutati un milione di euro, per cominciare a coprire il mancato pagamento di 25 milioni: le tasse per il «tesoretto» di Bettino Craxi che il compagno della contessa, poi inquisito da Antonio Di Pietro e condannato per riciclaggio, avrebbe prelevato da un conto svizzero facendone perdere le tracce alle Bahamas. La villa, che negli anni ha ospitato anche il re Juan Carlos di Spagna, è articolata su tre livelli, con 40 stanze, mille metri quadri in tutto, un parco di 35 mila metri quadri affollato da querce, pini marittimi, palme, ulivi, circondata su tre lati dal mare. È accessibile da terra, dal mare e, prima che il volo privato fosse interdetto, anche dal cielo grazie a un eliporto. Fu costruita alla fine dell’Ottocento per George Herbert, quinto conte di Carnarvon e barone Porchester di Highclere, l’egittologo che scoprì la tomba del faraone Tutankhamon, e morì pochi mesi dopo, nel 1923. Secondo i superstiziosi, proprio dalla profanazione della tomba avrebbe origine la maledizione che impregna la dimora: una giovane donna, parente diretta di lord Carnarvon, precipitò da una scaletta ripidissima sulla scogliera, poi la contessa Agusta, scomparsa in mare e trascinata dalle correnti in Costa Azzurra. Ancora, nel giugno 2006, Aronne, il bimbo di tre anni figlio di Raggio e Rocio Saldivas, oggi ex moglie rancorosa, cadde da una finestra del primo piano, rompendosi un braccio. A dispetto dello smisurato interesse immobiliare sulla residenza più famosa di Portofino, nessuna trattativa, se ne contano guarda caso tredici, è mai andata a buon fine. «No, non abbiamo venduto Villa Altachiara, Abramovich non si è visto - aveva detto tempo fa lo stesso Raggio - Solo chiacchiere, e voci, ma nessuna trattativa concreta. I russi della Versilia non sono a questo livello, sono diversi, più grossolani, ricchi ma non abbastanza. E poi quel tipo di vita non fa per loro. A Portofino si sta nelle ville, tutto è più discreto, meno chiassoso, anche se il borgo è cambiato negli anni, come sono cambiati i costumi e il modo di vivere di tutti. Ci vuole qualcuno che apprezzi la posizione, il parco, l’architettura, gente che ci viva per periodi lunghi, non per esibirla 15 giorni l’anno».