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 2012  febbraio 01 Mercoledì calendario

E chiude la sede di New York: 38 licenziamenti - Conto alla rovescia per la Rai Corporation a New York

E chiude la sede di New York: 38 licenziamenti - Conto alla rovescia per la Rai Corporation a New York. Il consiglio di amministrazione ha votato unanime la chiusura della sede a Tribeca, decisa dal direttore generale Lorenza Lei, e Rai Corporation ha mandato l’1 gennaio la lettera di licenziamento, dal 3 aprile, a dipendenti e collaboratori. I giornalisti per le testate dei Tg, Dino Cerri, Gerardo Greco e Giovanna Botteri, continueranno a fare i corrispondenti, avvalendosi però delle strutture della Associated Press, come riporta il comunicato dei lavoratori scesi in rivolta. La strada della vertenza legale è già stata decisa, se i 38 licenziati non sapranno far valere prima le loro ragioni, che basano su elementi di sostanza e legali, in una situazione di intreccio di normative italiane e americane non facile da sbrogliare. Con una lettera firmata Guido Corso, presidente di Rai Corporation, l’azienda di Via Mazzini ha scritto che «come risultato della vostra perdita del posto, potreste essere in grado di ricevere benefit di disoccupazione, di riaddestramento al lavoro, di servizi di riassunzione, o altra assistenza per ottenere un nuovo impiego dal Dipartimento del Lavoro di New York». E’ la formula di rito dei «licenziamenti all’americana», commentano i lavoratori della sede, alcuni dei quali hanno parlato con «La Stampa» a condizione dell’anonimato.Il punto per loro è invece che, di fatto e di diritto, Rai Corporation è una società «di facciata», che non solo è controllata, ma anche gestita e amministrata nel dettaglio da Roma. Quindi contestano la capacità formale di Corso di prendere una decisione di chiusura, e rivendicano l’applicazione delle stesse norme italiane a tutela dei dipendenti che valgono per le altre consociate con sede italiana. Mentre le lettere inviate sono 66, comprendendo anche collaboratori e precari che hanno ricevuto un pagamento da Rai Corporation nel 2011, i dipendenti reali sono 38 (40 con lo stesso Corso e con il direttore di produzione Francesco Mari), suddivisi in 26 di diretto supporto tecnico ai giornalisti (8 produttori, 11 tra cameramen e montatori, 3 fonici e 4 con mansioni di supporto), 4 con compiti di coordinamento, supervisione, manutenzione, gestione editoriale e del personale e 8 amministrativi. Dei 38, 5 sono americani e 33 italiani, alcuni dei quali sono stati trasferiti dalla Rai nazionale dopo aver vinto un concorso. Per la loro qualifica, i 26 tecnici sono coperti da un contratto sindacale con la Nabet, sindacato dei media, che scadrà proprio il 3 aprile. La loro difesa poggia sul fatto che, anche per la legge Usa, il diritto a licenziare non è illimitato: se vale nel caso di una corporation che chiude per intero le attività, non regge quando la produzione continua in altri stabilimenti. Se i giornalisti fanno i loro servizi, dicono i licenziati, abbiamo diritto noi di essere i loro tecnici. La realtà è che, dal 3 aprile, sia gli iscritti al Nabet, sia gli altri con contratto personale che prevede la fine del rapporto «at will», a volontà di una delle due parti, saranno senza una tutela legale valida, forti solo della leva politica nei confronti di Roma. Quando il premier Mario Monti verrà a febbraio in visita da Obama e a New York, la struttura sarà ancora interamente operativa e «proveremo a fargli avere una lettera con le nostre rivendicazioni», dicono dalla sede Rai. Ma l’argomento del taglio dei costi è fortissimo, di questi tempi, e la Rai calcola di risparmiare 10 milioni di euro in affitti e costo del lavoro. Per i dipendenti newyorkesi sono meno di tre, invece, e porteranno le loro cifre alla conferenza stampa prevista tra un paio di settimane. Dopo ci sarà il muro contro muro che conduce al tribunale.