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 2012  febbraio 01 Mercoledì calendario

LA BIENNALE A GIONI: E’ IL CURATORE PIU’ GIOVANE - L’

ultimo era stato Francesco Bonami nel 2003. Poi solo stranieri: Maria de Corral e Rosa Martinez, Robert Storr, Daniel Birnbaum, Bice Curiger. Dopo 10 anni, un italiano tornerà a curare la Biennale d’arte di Venezia. Per la 55ma Esposizione internazionale, che si terrà a Venezia nel 2013, il cda presieduto da Paolo Baratta ha infatti nominato direttore del settore Arti visive il 38enne curatore lombardo Massimiliano Gioni. Oltre all’incarico a Gioni, votato a maggioranza (non c’è stata unanimità), il cda della Biennale ha nominato Ivan Fedele direttore del settore Musica per il quadriennio 2012-2015 e ha confermato Alex Rigola per il settore Teatro e Ismael Ivo per quello della Danza.
Gioni è il curatore italiano che sta ottenendo maggiori successi all’estero. Nel 2010 è stato il primo europeo a dirigere «10.000 Lives», l’ottava Biennale d’arte di Gwangju in Sud Corea (500 mila i visitatori) e aveva curato la sezione «La Zona» nella 50ma Biennale di Venezia (quella di Bonami). La sua esperienza come direttore di biennali e mostre internazionali include l’organizzazione di «Of Mice and Men», quarta Biennale di Berlino (2006) e la quinta edizione della biennale d’arte itinerante «Manifesta» (2004). È tra i direttori del New Museum di New York e direttore artistico della Fondazione Nicola Trussardi di Milano. Qui ha ottenuto vasto successo misto a critiche per gli «scandali» provocati ad hoc dalle sue esposizioni. A partire dagli «impiccati» di Cattelan all’albero di Porta Ticinese al balloon di Pawel Althamer nudo nel Parco Sempione. Con Cattelan sta anche aprendo (16 febbraio) la Galleria Family Business per artisti esordienti a New York.
«È un grande onore — ha dichiarato Gioni che si trova nel Golfo Persico — essere chiamato a dirigere la Biennale. Ho visitato la Biennale per la prima volta nel 1993, in un’edizione che ha cambiato la prospettiva del mondo sull’arte contemporanea. Nel 2003 ho avuto la fortuna di curare una sezione e ora, se i numeri hanno un senso, spero che il 2013 porti fortuna. Sono felicissimo di poter collaborare con un’istituzione che da 110 anni ci ha insegnato a capire il presente e immaginare il futuro».
La scelta di Gioni è stata accolta con grande favore dal circuito internazionale dell’arte. Bice Curiger, ultima direttrice, ha parlato di «scelta eccellente: Gioni è un curatore molto capace, allo stesso tempo innovativo e attento a giocare su più registri». «Artribune» scrive di «vera e propria bomba atomica: è una nomina che racchiude alcuni primati: mai un direttore ha avuto così tanto anticipo per organizzare la sua rassegna; inoltre si tratta del più giovane direttore della storia della Biennale. Battendo un record recente: Birnbaum diresse la Biennale a 46 anni e Gioni a 39». Anche Carol Vogel, sul sito del «New York Times», parla di «38enne con capacità da veterano della Biennale». Su Twitter anche qualche velata critica: «Essere giovani, in Italia, è più importante che essere bravi».
Gioni è uno dei nostri migliori curatori, ma forse la sua nomina arriva quando l’arte che propone sta per entrare in un travaglio che potrebbe costringerla a cedere il passo a qualcosa di diverso. Gioni è un grande organizzatore di esposizioni che rispondono alle tendenze nichiliste e decostruttive del circuito chic internazionale dell’arte contemporanea. Di quell’arte fatta di artisti «solo con h e k nel cognome», come ebbe a ironizzare Vittorio Sgarbi durante la presentazione dell’ultimo Padiglione Italia della Biennale, sostenuta dalle grandi maison di moda e tentata da una perenne volontà di scandalismo. Sarebbe sorprendente se lo sbarco di un Padiglione del Vaticano avvenisse proprio in occasione della Biennale da lui curata.
Ma questa direzione può essere per Gioni anche una sfida per non presentare solo quelli che sono e sono stati i «suoi» artisti, bensì per mettersi in gioco, per aprirsi a proposte estranee al conformismo radical-chic che caratterizza la cosiddetta arte contemporanea. Niente ritorno all’ordine, per carità! O a un generico richiamo ai «valori»! Ma ci si può interrogare su cosa ci attende dopo il cortocircuito tra arte, moda e finanza. Forse Gioni potrebbe dirci cosa c’è dopo l’epoca della finanziarizzazione dell’arte.
Pierluigi Panza