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 2012  febbraio 01 Mercoledì calendario

2 articoli – OPA BENETTON, ADDIO ALLA BORSA — Dopo 25 anni, Benetton si prepara a lasciare la Borsa

2 articoli – OPA BENETTON, ADDIO ALLA BORSA — Dopo 25 anni, Benetton si prepara a lasciare la Borsa. Un abbandono che pesa, essendo un gruppo da 2 miliardi di ricavi e in capo a una famiglia storica dell’imprenditoria italiana. Edizione, la holding capofila del gruppo veneto, lancerà infatti un’Opa (Offerta pubblica di acquisto) sul titolo Benetton con l’obiettivo di toglierlo dal listino. I dettagli tecnici e, soprattutto, le motivazioni di questa mossa, giunta inattesa, saranno resi noti oggi dopo che il consiglio di amministrazione, in agenda questo pomeriggio, avrà assunto le deliberazioni necessarie. Benetton ieri ha dovuto anticipare l’informazione su sollecitazione della Consob, che già lunedì aveva aperto un dossier sull’andamento del titolo, in forte rialzo nelle ultime tre sedute e apparentemente senza motivo. Ieri, al momento della sospensione (che prosegue oggi), le azioni Benetton erano in crescita del 9,3% (dopo il +13,1% di lunedì) e avevano raggiunto un massimo di 4,05 euro che attribuisce al gruppo una capitalizzazione complessiva di 740 milioni. Advisor dell’operazione sono Banca Imi (gruppo Intesa SanPaolo), Mediobanca e Unicredit. Dunque, Benetton dice addio a Piazza Affari. Come mai? Questo è l’interrogativo che si è rincorso per tutta la giornata nel totale silenzio dei diretti interessati. Certamente, il basso prezzo dei titoli è un incentivo forte per chi già possiede il 67% del capitale (oltre a un 5,7% di azioni proprie). Ai prezzi di questi giorni, infatti, serviranno meno di 200 milioni per ricomprare il 28% del capitale che è sul mercato. Numeri che inducono a pensare, visto l’attuale difficile momento dell’economia. L’esercizio 2011 di Benetton Group si è chiuso con un fatturato stabile poco sopra 2 miliardi di euro (-1,1% ai cambi correnti) e un utile netto in calo del 31% a 70 milioni. Per la prima volta nella sua storia, l’ultimo quadrimestre del 2011 non ha prodotto cassa. E per il 2012 già si sa che i margini resteranno sotto pressione a causa del prezzo delle materie prime e del maggior costo del debito (sono in scadenza a settembre linee di credito per 400 milioni per i quali l’azienda conta di fare accordi di rinnovo o sostituzione anticipata). Un contesto di mercato dove diventa difficile premiare gli investitori. E nel quale possedere il 100% del capitale consente di avere totale libertà e velocità nelle scelte. Ma — forse per l’incertezza che ha caratterizzato la giornata di ieri — resta l’idea che questa mossa possa essere prodromica di altri passi futuri, non necessariamente immediati. Come quello dell’ingresso di un fondo, o di un alleato. Non a caso ieri mattina in Borsa, a contribuire a infiammare le quotazioni, c’era il rumor, ripreso da una testata on line, di un’offerta avanzata da Inditex, la società spagnola di Amancio Ortega che possiede, tra gli altri, il marchio Zara. Benetton ha immediatamente smentito questa indiscrezione definendola «infondata», mentre un portavoce spagnolo si è limitato a ricordare la politica dell’azienda di «non commentare rumors di mercato». Maria Silvia Sacchi LA SVOLTA DI PONZANO VENETO NELL’ATTESA DELLA STAFFETTA IN FAMIGLIA — È possibile che dietro la decisione di Edizione di lanciare un’Opa su Benetton Group ci sia effettivamente niente di più che un semplice calcolo economico, di convenienza, a ricomprare la quota di capitale che è sul mercato, sottovalutata. E la volontà di avere mano libera nelle scelte imprenditoriali. Eppure, per chi segue le vicende di casa Benetton, la mossa annunciata ieri rappresenta uno spartiacque che intreccia questioni più complesse che riguardano il futuro dei rapporti all’interno della larga famiglia Benetton — i quattro fratelli fondatori Luciano, il capostipite, e Carlo, Gilberto e Giuliana, e i loro 16 figli — e le molte aziende di quello che, partito dalla moda, è ormai un gruppo che, sotto l’ombrello di Edizione srl, spazia dalle autostrade, alla ristorazione (Autogrill), agli aeroporti, alla finanza (Generali, Mediobanca, Pirelli), all’editoria (Rcs Mediagroup, la società che pubblica il Corriere della Sera). Non a caso ieri, commentando i fatti nuovi, c’era chi ricordava un altro momento cardine della storia dell’azienda di Ponzano Veneto: l’annuncio del «passo indietro» della famiglia per lasciare spazio ai manager fatto da Luciano Benetton nel 2003. Da allora sono trascorsi nove anni e il percorso verso la managerializzazione è stato a volte accidentato, ma è proseguito. Parallelo a un altro processo, quello del passaggio dalla prima alla seconda generazione Benetton. L’Opa di Edizione su Benetton arriva improvvisa su questo percorso. Ne è parte? O provocherà cambiamenti? Uscendo da Piazza Affari, Benetton diventa certamente più facile da gestire ma, per esempio, perde in quella «visibilità» che a volte è utile nel definire gli accordi familiari. Tra pochi mesi, con l’assemblea di approvazione del bilancio 2011, è previsto il definitivo passaggio di consegne tra Luciano e il figlio Alessandro che da vicepresidente esecutivo diventerebbe presidente. Nello stesso periodo, sempre con l’approvazione del bilancio 2011, va in scadenza il consiglio della stessa Edizione dove, a più riprese, si è parlato della possibile uscita dell’amministratore delegato Gianni Mion. L’uomo che storicamente è al fianco di Gilberto Benetton, presidente di Edizione srl, ma anche in qualche modo punto di equilibrio tra lo stesso Gilberto e Luciano. Oltre che un sostenitore di Alessandro Benetton come nuova guida della famiglia: tanto che c’è chi ha indicato nello stesso Alessandro il suo possibile sostituto, ipotesi che però finora viene smentita. Insomma, è un momento di riassetti. Edizione è controllata in quote paritetiche dai quattro rami della famiglia Benetton. Dopo una lunga elaborazione, tre anni fa Luciano e i tre fratelli hanno modificato lo statuto, decidendo di individuare tra i figli un «nuovo fondatore» cui affidare la guida del rispettivo gruppo familiare. La stessa diversificazione della holding trova parte della sua motivazione nel tema del passaggio alla seconda generazione. Un transizione lunga e resa più complessa dai molti attori in campo. M. S. S.