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 2012  febbraio 01 Mercoledì calendario

QUANDO GHIACCIARONO PO E ARNO. L’INVERNO (MALIGNO) DEL 1929

Io non posso ricordarlo, perché sono nato in quell’anno, ma i miei genitori ricordavano spesso che il 1929 aveva portato un freddo eccezionale.
Ricordavano bene. L’inverno fu terribile in tutta l’Europa, e anche nei Paesi solitamente a clima dolce o temperato come quelli mediterranei. Già in gennaio a Copenaghen la neve raggiunse il metro di altezza, a Berlino quasi il doppio, in Ungheria ghiacciò il lago Balaton (circa 600 chilometri quadrati contro i 370 del Garda). In febbraio a Varsavia si arrivò a -45. La nazionale Parigi-Ventimiglia somigliò in quei giorni, in più tratti a una pista di pattinaggio. La neve fece la sua insolita e inattesa comparsa anche sulle coste dell’Africa del Nord, e se ne ebbe molta fino in Algeria. Nei giorni dall’11 al 15 febbraio freddo e neve raggiunsero il culmine. Poi nella seconda metà del mese le temperature ripresero quota, ma si dové pagare per questo il costo dell’ingrossamento dei fiumi per la neve che si scioglieva e degli erratici massi di ghiaccio che permanevano alla superficie dei corsi d’acquea e dei laghi, con tutti gli inconvenienti che se ne possono immaginare.
In Italia la cronaca di quello straordinario inverno non fu meno insolita. Già in gennaio il Tevere si ingrossò oltre il livello di guardia, sollevando gravi preoccupazioni. Poi tutto peggiorò nel febbraio. Toscana ed Emilia-Romagna furono le regioni per qualche verso più tormentate, con precipitazioni nevose che raggiunsero spessori dai 40 agli 80 centimetri. A Parma, Ferrara, Firenze, Lucca, Livorno, Ravenna (dove la temperatura toccò -25), mentre nelle principali città da Torino a Trieste si stette sui -15. Ghiacciarono in qualche misura anche le rive del Po e dell’Arno, così come alcuni minori laghi appenninici e conobbe il ghiaccio anche il Garda. Perfino in Puglia, sulle Murge, si depositarono due metri di neve, né furono da meno alcune zone siciliane di montagna. Il Carso al Nord e la Sila al Sud soggiacquero allo stesso assedio nevoso. Superfluo parlare dell’Etna e del Vesuvio. A Roma nella notte del 14 febbraio nevicò tanto che molti fili dell’energia elettrica si spezzarono, con conseguenze che non c’è bisogno di illustrare.
L’anno era nato, però, evidentemente, sotto un segno maligno. Superato il gelo invernale, sopravvenne, il 29 novembre, il «venerdì nero» di Wall Street, quando l’indice Dow Jones crollò in maniera verticale e iniziò una discesa, per cui in tre anni le azioni persero tre quarti del loro valore. Fu anche l’inizio di una tempesta economica globale, rispetto a quella meteorologica, di ben altre dimensioni e portata sociale, politica, culturale, con drammi e sofferenze indicibili per gran parte dell’umanità, specie nei Paesi più sviluppati.
Ovviamente, nessun rapporto intrinseco vi era fra il turbine meteorologico invernale e quello economico autunnale. Però, forse, chissà, una sana scaramanzia potrebbe portare oggi, che la neve l’abbiamo già e l’orizzonte economico è decisamente sul nero, a impegnarsi di più e meglio sul turbine economico, sul quale l’uomo può di più (e, comunque, la scaramanzia non ha mai nuociuto a nessuno).
Giuseppe Galasso