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 2012  febbraio 01 Mercoledì calendario

2 articoli - LO SCANDALO DELLA BENZINA - Tutti colpevoli, nessun colpevole? Nella commedia delle parti che ogni volta fa da contorno all’aumento del prezzo della benzina non si riesce mai a trovare una «pistola fumante»

2 articoli - LO SCANDALO DELLA BENZINA - Tutti colpevoli, nessun colpevole? Nella commedia delle parti che ogni volta fa da contorno all’aumento del prezzo della benzina non si riesce mai a trovare una «pistola fumante». Neppure quando, come ieri, si arriva al livello record di 1,84 euro al litro. Gli automobilisti se la prendono con i gestori degli impianti, i benzinai danno la colpa alle compagnie petrolifere, queste ultime la scaricano sullo Stato e sulle sue tasse. È ora di spezzare questo circolo vizioso, una rete di interessi e collusioni che si è storicamente basata sull’assenza di concorrenza, e che l’Antitrust non riesce a smantellare. Senza vera competizione è difficile, se non impossibile, che gli italiani possano pagare prezzi trasparenti, come sarebbe invece loro diritto. Partiamo subito da una considerazione fattuale: il sistema dei carburanti che si è trascinato fino a oggi ha fatto comodo a tanti. Da quella minoranza di gestori che ha approfittato degli esodi estivi e delle feste comandate per i ritocchi dell’ultima ora, fino alle compagnie che hanno giostrato con le loro scorte e con i tempi degli aumenti o delle diminuzioni di prezzo. Anche la mano pubblica ci ha messo del suo: niente di più facile, per fare cassa, di un semplicissimo aumento delle ormai famigerate «accise», che insieme all’Iva sono pari oggi al 60% del prezzo. Comodo, tutto molto comodo e senza impicci: con qualche bilanciamento ad hoc per placare gli autotrasportatori, a sopportare il peso saranno solo «semplici» cittadini silenti. Ma c’è un modo per introdurre l’antivirus della concorrenza in un corpo ormai assuefatto alle reciproche convenienze? Fino a ieri i benzinai hanno preferito rimanere per la stragrande maggioranza sotto il rassicurante ombrello dei grandi marchi (e dei 5 centesimi al litro garantiti) piuttosto che affrontare il rischio di diventare piccoli imprenditori. Le compagnie petrolifere si sono ispirate ai modelli del Nord Europa (meno impianti, più grandi, tanto self service) ma si sono guardate bene dall’allentare la presa sulla distribuzione. Il governo Monti, con il decreto sulle liberalizzazioni, pare aver trovato la chiave per valicare questo «muro di gomma» anticoncorrenziale, disponendo in linea di principio che i gestori possano acquistare liberamente, e al prezzo più conveniente, il carburante all’ingrosso, e non solo dal marchio a cui sono legati da un vincolo di esclusiva (per ora lo potranno fare solo i pochi che sono già proprietari degli impianti e solo per il 50% del loro erogato). Separare gli interessi delle compagnie da quelli dei gestori è un passo nella direzione giusta. Ma il difficile è mettere in competizione tra loro le compagnie petrolifere e fare in modo che si facciano concorrenza vera per vendere benzina e gasolio al sistema distributivo. Le «sorelle» del petrolio, grandi e piccole che siano, sono attive dal pozzo alla pompa di benzina. Spesso lavorano insieme, con profonde collusioni nel sistema dei depositi, e lungo questa catena decidono di spostare i margini dove fa loro più comodo. Magari in Paesi fiscalmente più favorevoli. Qualcuno, nel recente passato, ha proposto l’idea di un mercato all’ingrosso dei carburanti. Di una sorta di Borsa (come quella elettrica) dove le compagnie farebbero le loro offerte di prezzo sotto il controllo di un’autorità pubblica e indipendente. Discutibile, certo. Ma lì, quanto meno, la trasparenza sarebbe assicurata. Stefano Agnoli MA PERCHE’ IL PREZZO DELLA BENZINA NON SCENDE’ — E adesso anche la soglia di 1 euro e 80 centesimi è stata superata. Di più. Ieri un litro di verde ha raggiunto quota 1,84. Per ora nei distributori del Centro Italia, ma c’è da aspettarsi a breve un «livellamento» su scala nazionale. Facendoci guadagnare il primato europeo. Non certo per la gioia degli automobilisti, ma per il piacere delle casse del Fisco. Che se l’anno scorso ha incassato 32 miliardi e mezzo, pur senza raffinare una sola goccia di petrolio ma semplicemente attraverso il più comodo prelievo fiscale, quest’anno si prepara a fare festa con maggiori e più consistenti introiti. Certo non c’è solo il Fisco. Al di là delle fluttuazioni delle quotazioni del greggio e dell’andamento del cambio tra euro e dollaro, sul caro carburanti assume un certo peso anche l’inefficienza di una rete distributiva. Tema sul quale si è cimentato pure il governo con l’emanazione di specifici decreti nell’ambito delle liberalizzazioni. Al netto di tutto questo, è comunque bene mettersi sin d’ora l’anima in pace: con il nuovo aumento dell’Iva del 2% che scatterà dal 1° ottobre, su ogni rifornimento la «tassa sulle tasse» salirà al 23%. Anche nell’ipotesi di un rallentamento dei consumi di benzina e gasolio, determinato da una riduzione degli spostamenti causa crisi e da un minore utilizzo delle automobili, le casse dell’erario, c’è da starne certi, non ne risentiranno. I consuntivi 2011 insegnano: a fronte di un calo dell’1,3% nelle vendite di carburanti nel corso del 2011, il carico fiscale è cresciuto del 9% e la spesa complessiva risulta aumentata quasi del 16% (15,8% per la precisione). In particolare, secondo una elaborazione del Centro Studi Promotor (Csp) sulla base della banca dati sui consumi e sui prezzi dei carburanti per autotrazione del ministero dello Sviluppo economico, emerge che in valori assoluti la spesa 2011 per carburanti è stata di 64,3 miliardi con un incremento di 8,8 miliardi, mentre le imposte sono salite a 32,5 miliardi, con una crescita di 2,7 miliardi. «Un vero e proprio salasso - spiega Gian Primo Quagliano, presidente del Csp - dove i rincari del prezzo alla pompa, più che dagli incrementi del prezzo industriale, sono stati alimentati, soprattutto, dal carico fiscale, che va all’erario». Tra l’inizio e la fine del 2011 il prezzo industriale della benzina è aumentato del 7,3%, mentre la componente fiscale ha avuto un incremento del 23,8% e il prezzo alla pompa è salito del 16,7%. Ancora più forte il rincaro per il gasolio e in particolare per la componente fiscale: sempre tra l’inizio e la fine del 2011 il prezzo industriale del gasolio è aumentato del 15,4%, la componente fiscale è cresciuta addirittura del 37,1% e il prezzo al consumo è salito del 26%. E la tendenza all’aumento delle componenti del prezzo alla pompa non si è certo arrestata con l’arrivo del nuovo anno. Secondo i dati rilevati lunedì 30 gennaio dal ministero dello Sviluppo economico, per la benzina il prezzo medio alla pompa è salito a 1,717 euro, con un incremento del 2,5% sui prezzi di fine 2011, mentre il prezzo industriale è salito del 5,2% e la componente fiscale è aumentata dello 0,7%. Analoga situazione per il gasolio: il prezzo medio, rilevato lunedì 30 alla pompa, è salito a 1,685 euro, con un incremento rispetto a fine dicembre dell’1,9%, mentre il prezzo industriale è salito del 3,5% e la componente fiscale è aumentata dello 0,6%. Incrementi di tutto rispetto, soprattutto se si considera che si sono verificati nell’arco di un solo mese. E gli effetti dei provvedimenti sulle liberalizzazioni decisi dal Governo? «Sulla dinamica dei prezzi in gennaio nessuna influenza hanno potuto avere i nuovi provvedimenti adottati dal Governo - risponde Quagliano -. Se effettivi saranno, si vedranno nei prossimi mesi. Va tuttavia sottolineato che l’intervento dell’esecutivo per i carburanti non ha puntato a ridurre direttamente i prezzi alla pompa, ma piuttosto a creare le condizioni per diminuire i costi per i distributori di carburanti nel presupposto che questa riduzione determini anche un calo dei prezzi al consumo. Le esperienze del passato hanno però dimostrato che questo automatismo è tutt’altro che scontato». A rafforzare questo concetto, condividendo più di una perplessità su possibili ribassi in tempi rapidi, è anche Carlo Stagnaro, direttore dell’Ufficio studi dell’Istituto Bruno Leoni: «Se il prezzo del gasolio alla pompa è aumentato del 26% solo nel 2011, come è possibile immaginare significativi ribassi da quei 4 centesimi che si potrebbero recuperare attraverso una maggiore efficienza della rete di distribuzione?». Stagnaro si lancia anche all’attacco dell’eccessivo peso fiscale che oggi grava su ogni litro di carburante, convinto com’è che una riduzione delle accise potrebbe sicuramente costituire una misura per la crescita: «Il livello dei prezzi è sistematicamente troppo alto per una pressione fiscale esagerata». E nell’anno che ci siamo lasciati alle spalle, qualcuno forse se l’è già dimenticato, l’esecutivo ha già «prelevato » sei volte al bancomat dei carburanti, con altrettante operazioni fiscali, cominciate il 6 aprile, per il finanziamento del fondo per lo spettacolo e finite il 6 dicembre (8 centesimi in più sulla benzina e 11 sul gasolio), con il decreto salva Italia. Gabriele Dossena