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 2012  gennaio 31 Martedì calendario

«È ILLEGGIBILE». E L’ESPERTO DIMEZZA «IVANOHE» —

Per la secessione politica, se mai ci sarà, gli scozzesi dovranno aspettare qualche annetto, il 2014 o il 2015. La secessione letteraria, invece, l’hanno già realizzata. Ed è merito o demerito (secondo i punti di vista) del professor David Purdie, scozzese ovviamente, che è un medico e un ricercatore ma è pure il presidente del Sir Walter Scott Club, l’associazione alla quale aderiscono i fan del grande scrittore nativo di Edimburgo.
L’idea che questo accademico ha avuto e in diciotto mesi ha trasformato in opera è di quelle che provocano un certo rumore: ha preso l’Ivanhoe del suo celebratissimo connazionale Scott, ossia la storia del mitico cavaliere ambientata nell’Inghilterra di Riccardo I durante il conflitto fra Sassoni e Normanni, le ha dato una bella sforbiciata da 179 mila parole a 80 mila e l’ha data alla stampe.
Se si fosse trattato di costruire la sceneggiatura di un film, magari del remake della pellicola del 1952 interpretata da Liz Taylor e Robert Taylor, poco o nulla da dire. Invece la rivisitazione del romanzo è stata effettuata con l’intento di renderlo più abbordabile, più leggibile, più godibile. No, non una riduzione a scopi cinematografici. E neppure un nuovo «bigino» per i ragazzi, per riassumere il contenuto delle gesta di Ivanhoe, dei nobili e dei principi del 1200. Il professor David Purdie si è trasformato in editor di Walter Scott, gli ha riscritto l’Ivanhoe, lo ha ripulito, lo ha modernizzato. Già. Perché il suo intento, spiegato senza giri di parole, è più che chiaro: il linguaggio e lo stile adottati dal romanziere di Edimburgo sono fuori dai tempi, antiquati. «Pochissimi scozzesi lo leggono al giorno d’oggi, è troppo lungo, prolisso e difficile, specie per i giovani».
Dunque, via ai tagli e alle correzioni per l’Ivanhoe in versione ventunesimo secolo. Cosa che naturalmente ha provocato qualche reazione indignata fra i critici britannici. Ma anche all’interno dello stesso Sir Walter Scott Club. Come è possibile stravolgere l’opera di un autore? David Purdie non si è mica tirato indietro. «Se vogliamo tenere alto il nome illustre del nostro Walter Scott dobbiamo aggiornarlo, renderlo accessibile alla nuove leve e allargarne la diffusione». Lancia e raddoppia: «Guarderò il risultato, se i lettori apprezzeranno sottoporrò altri libri di Scott allo stesso trattamento».
Certamente avrà da contestare questa «secessione letteraria» il buon Tony Blair, che di Walter Scott si è confessato sempre un ammiratore e che dall’Ivanhoe si è fatto spesso accompagnare in viaggio. E forse avrebbe da storcere la bocca, se ancora fosse in vita, il leader vietnamita Ho Chi Minh, il rivoluzionario che sconfisse tutti gli imperialismi occidentali ma che dell’Ivanhoe si dichiarò ammiratore. Ma pure quei lettori dei quotidiani inglesi che nei siti Internet si sono sbizzarriti in commenti di vario tipo. Il «Guardian», nobile giornale progressista di Londra ha lanciato persino un sondaggio: ma quale libro, opera o capolavoro vorreste che venisse tagliato e rifatto? Dalla Bibbia ai Miserabili, dall’«Enciclopedia Britannica» all’Ulisse, dal Don Chisciotte a Guerra e pace quasi nessuno fra i pesi massimi della letteratura si salva. Per fortuna il nostro Dante resta immacolato. Sarebbe un delitto da ergastolo tagliare l’Inferno. Nulla e nessuno è più moderno del Sommo. Persino la secessione letteraria scozzese lo salva.
Fabio Cavalera