Alessandro Carlini, Libero 1/2/2012, 1 febbraio 2012
BERLINO BOCCIA L’AUTO ELETTRICA «INQUINA PIÙ DELLE TRADIZIONALI»
Studio dopo studio, emerge una realtà tragica per gli ambientalisti: la loro tanto amata auto elettrica non diminuisce l’inquinamento ma lo fa salire di molto rispetto ai veicoli tradizionali. Perfino la Germania, rinomata per il suo spirito ecologico, si prepara a parcheggiare progetti ambiziosi di vetture “verdi”. A spegnere l’entusiasmo è stato un rapporto dell’Istituto per la ricerca ecologica Oeko-Institut, commissionato proprio dal ministero dell’Ambiente di Berlino. Ebbene, si scopre che riempire le strade con un milione di macchine elettriche entro il 2022 taglierebbe l’attuale livello di emissioni di CO2 del 6%, mentre con la diffusione di motori a benzina più efficienti la riduzione sarebbe pari al 25%.
Da Berlino, alla Francia, fino agli Stati Uniti di Barack Obama si sta spingendo con forza sul pedale dell’acceleratore delle auto elettriche ma senza sapere bene dove si finirà. Non c’è bisogno di uno scienziato per capire che servono enormi quantità di energia per far andare i veicoli “puliti”, energia che arriverebbe in gran parte da fonti non rinnovabili. Non è possibile attingere al nucleare, visto che dopo l’incidente di Fukushima è diventato qualcosa da evitare in tutti i modi e molti governi, compreso quello di Berlino, si sono affrettati a chiudere le loro centrali. Questo ha avuto immediate conseguenze. Lo scorso dicembre, secondo il quotidiano Die Welt, i tedeschi hanno dovuto chiedere aiuto all’Austria per il loro normale approvvigionamento elettrico. Pensare quello che potrebbe accadere con centinaia di migliaia di auto “verdi” in circolazione.
Per il ministro federale dell’Ambiente, Norbert Roettgen, i veicoli elettrici devono potersi rifornire con energia rinnovabile: «Un semplice spostamento della produzione di CO2 dai tubi di scappamento alle centrali elettriche sarebbe un autoinganno», ha detto, a proposito della polemica. Per le industrie automobilistiche, poi, è molto più conveniente investire nel miglioramento dei motori che sfruttano i carburanti derivati dal petrolio. Secondo lo studio, la Germania potrà avere un milione di auto elettriche nelle sue strade entro il 2022, come vorrebbe il governo, ma rappresenteranno comunque una quota ininfluente nel numero complessivo di veicoli. Potranno essere usate quasi solo in città o per brevi spostamenti. Basta pensare che l’autonomia media è di 160 chilometri, dopo di che servono fino a cinque ore per ricaricarle. «Entro il 2030 ci saranno soprattutto auto ibride, capaci di soddisfare tutte le esigenze», ha detto Florian Hacker, uno dei ricercatori dell’istituto. Gli stessi tedeschi non sembrano al momento pronti per una rivoluzione dei motori. Città come Berlino puntano sì sulle rinnovabili ma i loro piani non prendono in grande considerazione le vetture elettriche.
Anche nel Regno Unito sono arrivati alle stesse conclusioni: quello che sembra più pulito spesso non lo è. Un rapporto del Low Carbon Vehicle Partnership, centro di ricerca finanziato dal governo britannico e dall’industria automobilistica, sostiene che sul lungo periodo le macchine elettriche inquinano come quelle che vanno a diesel o benzina, anzi, in certi casi, sono più nocive per l’ambiente.
La causa è da ricercare nelle grandi batterie montate su questo tipo di veicoli, con al loro interno litio, rame e silicone, che richiedono molta energia per essere trattati. Nella produzione di una vettura elettrica già c’è un certo livello di emissioni, 12,6 tonnellate di CO2. Per quelle a benzina – considerando un’auto dalle dimensioni medie – vengono prodotte solo 5,6 tonnellate di anidride carbonica.
Alessandro Carlini