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 2012  febbraio 01 Mercoledì calendario

RIVOLTA PROVINCE: «SENZA DI NOI MENO IDENTITÀ»


L’ombra grigia dello Stivale grigio che si staglia su un grigissimo muro del pianto e una scritta, tristissima. C’è qualcosa d’espressionista (nel senso del cinema espressionista tedesco: tristezza e horror) nel manifesto con cui l’Upi – l’unione province italiane rende noto all’Italia quanto sarebbe sbagliato sopprimere le Province, appunto.
Ieri, dopo l’uscita di Napolitano quasi tutte le Province italiane si sono ribellate alla propria cancellazione. La sindrome del tacchino che non vuole andare alla cena di Natale. A Milano tutto il consiglio Provinciale (tranne il coraggioso Idv Idv, Luca Gandolfi) ha votato per ricorre alla Corte suprema, confortato dal presidente della Consulta Onida che considera la cancellazione dell’Ente incostituzionale. Da Siena ecco un appello alla Regione Toscana perché «apra una seria discussione». Dal Consiglio provinciale di Barletta Andria Trani, riunitosi in seduta aperta e straordinaria, emerge «il netto dissenso ad un’Italia senza le Province e per far comprendere alla comunità il valore demagogico e propagandistico della campagna contro le stesse». Senza province ci sarebbero, insomma «meno garanzie, meno opportunità meno identità meno vicinanza...», dice il manifesto «la giornata di mobilitazione vuole fare comprendere non solo il valore esclusivamente demagogico e propagandistico della campagna contro le Province, quanto anche cosa accadrebbe all’Italia, ai cittadini, una volta cancellate». Accadrebbe una rivoluzione. Ricordiamo al tacchino come le Province italiane incidano sulle nostre tasche (17 miliardi, di cui solo circa il 27% di supporto ai cittadini. Il restante 73% è servito per pagare i dipendenti, le spese di rappresentanza e quelle di mantenimento, le auto blu....). Stando ai dati di bilancio i 100 distretti amministrativi hanno bisogno, per funzionare, di oltre 8,228 miliardi l’anno. Tra addizionali e imposte gli amministratori provinciali riescono a drenare circa 5,113 miliardi .Ma per far quadrare i conti servono almeno altri 3 miliardi, e senza considerare gli eventuali investimenti. Ultimi sussulti...

Francesco Specchia