Francesco Arcucci, ItaliaOggi 1/2/2012, 1 febbraio 2012
Ora rischio deflazione, di certo non inflazione – Ma insomma: gli acquisti di titoli pubblici e i finanziamenti del sistema bancario da parte delle banche centrali, che hanno determinato una grande espansione dei biglietti di banca e in generale della base monetaria negli ultimi anni, si tradurranno in inflazione o addirittura in inflazione galoppante ? Se ci riferissimo a un paese sottosviluppato, la moneta sarebbe rappresentata quasi tutta dai biglietti per cui un uso smodato della stampa di moneta da parte della Banca Centrale, si tradurrebbe sicuramente in inflazione come successo nello Zimbawe recentemente o anche nella Germania del primo dopoguerra negli anni 1922-1923
Ora rischio deflazione, di certo non inflazione – Ma insomma: gli acquisti di titoli pubblici e i finanziamenti del sistema bancario da parte delle banche centrali, che hanno determinato una grande espansione dei biglietti di banca e in generale della base monetaria negli ultimi anni, si tradurranno in inflazione o addirittura in inflazione galoppante ? Se ci riferissimo a un paese sottosviluppato, la moneta sarebbe rappresentata quasi tutta dai biglietti per cui un uso smodato della stampa di moneta da parte della Banca Centrale, si tradurrebbe sicuramente in inflazione come successo nello Zimbawe recentemente o anche nella Germania del primo dopoguerra negli anni 1922-1923. Ma gli Stati Uniti e l’Europa hanno un sistema monetario sofisticato dove la moneta prodotta dalla banca centrale rappresenta meno del 10% del totale della moneta, essendo l’altro 90% e oltre costituito da depositi bancari, che sono anch’essi mezzi di pagamento. Questi ultimi, a loro volta, dipendono dall’attività creditizia svolta dalle banche. Il motore della creazione di moneta dunque non è tanto la banca centrale, ma l’attività di prestito e di acquisto di titoli da parte del sistema bancario. Ciò che hanno fatto la Fed, la Banca Centrale Europea, la Banca d’Inghilterra, ecc. in questi anni di grande espansione del loro bilancio, non è nient’altro che sostituire il credito bancario in sofferenza (bad loans) con nuova moneta. Con l’effetto che la somma complessiva della massa monetaria si è ridotta, seppure meno di quanto si sarebbe ridotta in assenza degli interventi delle banche centrali medesime. Ecco perché, contrariamente a quanto è opinione diffusa alimentata da alcuni giornalisti che capiscono poco di tecnica bancaria, il vero pericolo che abbiamo di fronte non è l’inflazione, ma la deflazione. Ciò è testimoniato dal fatto che nei paesi sicuramente solvibili, come Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, i tassi di interesse sui T-bills sono a zero. Negli anni 1970, quando vi erano vere pressioni inflazionistiche, quegli stessi tassi di interesse erano saliti addirittura al 16% negli Stati Uniti e non lontano da questi livelli anche in Europa.