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 2012  febbraio 02 Giovedì calendario

ROMA —

«Uffi che Paese? Max». Vicino alla boa dei 60 anni, superata quella dei 71 incarichi in società pubbliche e private, Massimo Caputi (nella foto) è abituato a scherzare e sorridere anche quando i nuvoloni sono grigi per davvero. La «sua» Idea Fimit è il primo anello del nuovo affaire di case e politica? E lui accompagna con quelle vezzose paroline il comunicato spedito via mail ai «cari amici» per smontare la «notizia pseudoscandalistica». Non è successo niente, anzi è stato un grandissimo risultato. Come sempre.
Nato a Chieti, ingegnere, i primi passi nello studio del papà, il grande salto Caputi lo fa all’inizio degli anni 90. La sua società di allora, la Proger spa, lavora molto per le Ferrovie dello Stato. E alla fine le Fs gli affidano quello che sembra il solito progetto pilota, ristrutturare le principali stazioni italiane. Ma da pilota quel progetto diventa operativo e Caputi siede sulla poltrona di amministratore delegato di Grandi stazioni, che ridisegna per davvero i 13 snodi più importanti e viene privatizzata. Sono gli anni in cui Caputi combatte una guerra quasi personale con le ditte di pulizia, ma anche quelli in cui stringe i rapporti con Caltagirone, con Marco Staderini, con la Roma che conta. E infatti nel 2002, piena epoca berlusconiana, arriva il secondo salto: amministratore delegato di Sviluppo Italia, con il compito di ricostruire la holding pubblica che dovrebbe aiutare lo sviluppo d’impresa e l’attrazione degli investimenti. Le cose vanno un po’ così, Caputi si mette di traverso sull’acquisizione della Cit, la Compagnia italiana del turismo. E la cosa non passa inosservata. Pure allora i nuvoloni sono grigi ma lui continua a scherzare. Anche perché continua a stringere mani, a dare pacche sulle spalle. E soprattutto ad accumulare incarichi su incarichi: adesso gliene restano pochi ma tra quei 71 che ha nel curriculum c’è il cda del Monte dei Paschi di Siena, dell’Acea, di Antonveneta, e poi altri nomi che mischiano alto e basso, dalle Manifatture lana Marzotto ad un piccolo cantiere navale di Pescara. Bulimico, lo definiscono e lui lo prende come un complimento. Ci sono solo due cose che lo fanno arrabbiare davvero. La prima è essere scambiato con l’altro Massimo Caputi, il giornalista sportivo che si vede sempre in tv. La seconda il fattaccio che gli capita nel maggio del 2008. A Milano, in un hotel di via Cusani, si dimentica una busta con 45 mila euro. Parte un’inchiesta che lo vedrà indagato per riciclaggio e aggiotaggio. Lui si difende dicendo che quei soldi servivano per pagare i fattori della Locanda Rossa, uno splendido resort che ha con la moglie sulle colline di Capalbio. Un’ombra non da poco per chi già allora era al vertice di due società di gestione del risparmio. Compresa la Fimit, il primo anello della catena in questa nuova storia piena di nuvoloni.
L. Sal.