Giuseppe O. Longo, Avvenire 01/02/2012, 1 febbraio 2012
DI COSE CHE SI VEDONO IN CIELO
Nelle ultime settimane si sono accumulate osservazioni quanto mai interessanti di fenomeni celesti. In base ai dati forniti dal telescopio spaziale Hubble, alcuni scienziati ritengono di avere scoperto molecole complesse di carbonio e azoto (i "mattoni della vita") sulla superficie del pianeta nano Plutone, il più gelido e lontano del sistema solare. Se così fosse, le nostre idee sulla diffusione della vita nel cosmo subirebbero modificazioni importanti: anche oggetti celesti ritenuti inospitali potrebbero sostenere forme elementari di vita. Per esempio i pianeti Kepler-20e e Kepler-20f, scoperti dal telescopio orbitale Keplero, le cui dimensioni sono quasi identiche a quelle della Terra. Situati nella costellazione della Lira (distante circa mille anni luce da noi) sono pianeti rocciosi caldissimi: la temperatura superficiale (470 e 760 gradi) esclude la presenza di acqua che, a quanto ne sappiamo, è un fattore indispensabile per la formazione della vita. Ma la loro natura rocciosa conforta quanti cercano pianeti gemelli della Terra per massa e caratteristiche e, soprattutto, orbitanti nella fascia di abitabilità intorno al loro sole, in quella zona cioè che non esclude a priori le condizioni di vita. Tuttavia il caso di Plutone ci insegna che la fascia di abitabilità potrebbe essere ben più ampia di quanto crediamo oggi.
Ma il fenomeno celeste più suggestivo riguarda la cometa Lovejoy, dal nome dell’astrofilo australiano Terry Lovejoy che l’ha scoperta lo scorso 27 novembre.
Le comete hanno sempre colpito l’immaginazione degli uomini, che, in passato, le hanno per lo più interpretate come annunciatrici di sciagure. Ma la Lovejoy, forse anche per questo suo nome leggiadro, "gioia d’amore", e per l’imminenza del Natale, ha acceso di calde tinte positive la nostra fantasia. Tanto più che questo granello cosmico (il suo diametro sembra compreso tra i duecento e i cinquecento metri) pareva destinato a sciogliersi nella massa incandescente del Sole, dato che la sua traiettoria l’ha portata, il 16 dicembre, alla distanza di appena 140 mila chilometri dalla nostra stella. Invece l’eroica cometa è riemersa da quella vampa e la sua coda, lunga milioni di chilometri, si è mostrata per parecchi giorni nell’emisfero australe.
Procedendo lungo la sua allungatissima orbita, la Lovejoy sparirà alla nostra vista per riapparire fra 314 anni. Il cielo attira i nostri sguardi, allontanandoli dalle miserie e dalle atrocità di questo "atomo opaco del male", come lo definì Pascoli. Nell’anelito verso altri mondi dai quali alcuni sperano possa venire la salvezza, si inquadrano anche i numerosi avvistamenti di Ufo, che secondo alcuni si moltiplicherebbero proprio nei periodi di difficoltà.
Già Carl Gustav Jung in un libro del 1958, Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielo, avanzò l’ipotesi che nei periodi di crisi più intensa (era l’epoca della guerra fredda) l’uomo crei queste oggettivazioni fantastiche per compensare un inconscio messo duramente alla prova. Jung tuttavia non escludeva la possibile realtà concreta degli Ufo. Ma qui si aprirebbe un altro discorso.