Daniele Martini, il Fatto Quotidiano 31/1/2012, 31 gennaio 2012
COME REGALARE AI PRIVATI I SEGRETI DI STATO - I
dati sensibili, le comunicazioni e le informazioni riservate e segrete di pezzi nevralgici dello Stato, di aziende e amministrazioni pubbliche ora finiscono in mano a una società privata che si occupa di ingegneria clinica e informatica applicata all’assistenza medica. Non è un refuso, è proprio così.
A un passo dal fallimento e dopo 18 mesi di amministrazione controllata si è conclusa con un accordo in extremis la vicenda di Agile, ramo di Eutelia che, nonostante tutte le traversie, mantiene contratti importanti e spesso secretati con delicati apparati nazionali. A cominciare dal cosiddetto “contratto Shengen” con il ministero degli Interni sui flussi alle frontiere seguiti in particolare dalla sede di Ivrea. E poi le intese per la gestione dati di Difesa, Giustizia, Banca d’Italia, Poste e Rai. Non più la Camera dei deputati, che nel frattempo ha rescisso il rapporto in seguito all’intervento dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta.
LA SOCIETÀ che in base all’accordo rileva tutti questi delicatissimi affari si chiama Tbs e ha sede a Trieste. Formalmente è stata scelta dai commissari liquidatori di Agile, coadiuvati da dirigenti del ministero dello Sviluppo economico, sulla base di valutazioni approfondite. In realtà Tbs è stata l’unica azienda a farsi sotto per assumere il controllo delle attività affidate alcuni anni fa alla famiglia Landi di Arezzo, con una scelta che si è rivelata assolutamente imprudente e scriteriata.
Coadiuvati da personaggi come l’ex direttore dell’Unione Sarda, Antonangelo Liori, e Leonardo Pizzichi, sindaco revisore del Monte dei Paschi, tutti finiti nei guai con la giustizia, i Landi hanno dato il colpo di grazia a Eutelia e ad Agile.
Nei momenti più duri dello scontro con i dipendenti che avevano occupato una sede a Roma chiedendo di essere pagati, un rappresentante della famiglia, Samuele – uno che si fa fotografare con il coltello tra i denti e un cappellino con il fregio di un teschio – era arrivato perfino a capitanare una squadraccia punitiva armata di piedi di porco e mazze. Finita Eutelia a gambe all’aria, ora questo tizio ha fondato con la figlia Saahra la società Kryptotel, un’azienda che promette telefonate a prova di intercettazione e che in un primo tempo aveva scelto come base gli Emirati Arabi Uniti, Stato con il quale non esistono accordi per l’accesso ai dati.
Difficilmente i nuovi proprie-tari triestini riusciranno a far rimpiangere Landi e soci. Fonti sindacali assicurano che non si tratta di gente improvvisata e che finora hanno dato prova di assennata gestione dei loro affari ancorché questi siano assai diversi da quelli di Agile. Tbs ha 2 mila dipendenti, la maggior parte in Italia, gli altri sparsi in 12 paesi esteri, 9 in Europa più Arabia Saudita, Cina e India. In Italia lavorano con la Pubblica amministrazione soprattutto nel settore sanitario, sviluppano e gestiscono software diagnostici e hanno stipulato contratti importanti con le regioni Lombardia, Emilia e Toscana.
L’IMPRESSIONE, però, è che lo Stato stia ancora una volta affidando con lo spannometro la cura di software importantissimi per la sicurezza nazionale. Sulla parentesi dei Landi c’è poco da dire, ma anche questa fase che si sta aprendo lascia dubbiosi. Tutta la faccenda è stata affrontata sotto la spada di Damocle dello stato di necessità e dell’urgenza invece che in forza di scelte ponderate. Il ministero dello Sviluppo è riuscito a sbrogliare la matassa di Agile all’ultimo secondo e con il fiato sul collo della pressione dei sindacati, dal loro punto di vista giustamente preoccupati per la sorte di 1.285 lavoratori.
Gente in maggioranza qualificata e con paghe di un certo livello, fino a 80 mila euro all’anno per i dipendenti addetti ai contratti più delicati come quello Shengen e vincolati a codici rigorosi di segretezza. Professionisti depositari di informazioni riservate, in grado di condizionare con la loro stessa presenza l’esito dei contratti. Com’è successo, per esempio, con i subappalti di Poste e Rai che per un certo periodo hanno lasciato Agile salvo poi in parte ripensarci una volta ottenute nuove garanzie.
L’ACCORDO sindacale raggiunto e che era la condizione necessaria per poter procedere al successivo passaggio di mano dell’azienda, prevede che Tbs assuma 217 addetti entro la fine di febbraio che dovrebbero diventare 255 l’anno prossimo e 355 nel 2014, sempre che il fatturato sia adeguato, cioè superiore a 14 milioni di euro all’anno.
Non è ancora chiaro, invece, che fine facciano i crediti di svariati milioni di euro vantati da Agile con diverse amministrazioni pubbliche, compreso il comune di Roma. Per i lavoratori che restano fuori dovrebbero scattare prepensionamenti (ministro Elsa Fornero permettendo) e corsi di formazione finanziati con i fondi europei e al 35 per cento dalle regioni. Insomma, l’impressione è che commissari, dirigenti ministeriali e sindacalisti, in questa fase terribile di crisi e licenziamenti, si siano concentrati sull’obiettivo di togliere Agile dalla lunga lista ministeriale di imprese a un passo dal baratro. Ritenendo, forse, che la sicurezza sia un optional.