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 2012  gennaio 31 Martedì calendario

«DA RIAD PETROLIO PER DECENNI»

«L’Arabia Saudita continuerà a essere per molti decenni un fornitore affidabile, regolare e stabile di energia per il mondo». Il ministro saudita del Petrolio, Ali Al Naimi, è tornato anche ieri a rassicurare i mercati di fronte a possibili interruzioni dell’offerta di greggio. Più che all’Iran, tuttavia, le sue dichiarazioni sembravano stavolta dirette a tutti quegli esperti ed analisti che, sempre più numerosi, stanno lanciando allarmi sulla capacità di Riad di conservare il suo ruolo di "banca centrale del petrolio". I consumi interni sauditi stanno infatti crescendo a ritmi paragonabili a quelli cinesi: +7% l’anno tra petrolio e gas, secondo uno studio della Chatham House, think-tank londinese che ieri ha ospitato Al Naimi alla Middle East Energy Conference. I dati ufficiali diffusi dalla stessa Riad testimoniano che la domanda interna di petrolio – gonfiata da un generoso sistema di sussidi e da un forte tasso di crescita economica – tra il 2003 e il 2010 è aumentata in media del 5% l’anno, raggiungendo la bellezza di 2,4 milioni di barili al giorno, sempre in media.
«La nostra crescita – assicura Al Naimi – non avrà alcun impatto sull’export di petrolio, né ora né in futuro. Non stiamo lasciando correre in modo incontrollato i nostri consumi energetici». Riad, ha spiegato il ministro, sta spendendo cifre importanti non solo per potenziare i giacimenti petroliferi, ma anche per accrescere l’estrazione di gas. Inoltre, conta di sviluppare fonti di energia solare e, in futuro, nucleare. Sforzi, questi ultimi, di cui molti analisti mettono in dubbio l’efficacia, perché procedono troppo lentamente in confronto al fabbisogno di energia del Paese. «È proprio per via dei nostri continui investimenti – ribatte Al Naimi – che l’Arabia Saudita è in grado di rispondere a eventuali carenze di greggio in giro per il mondo. Prendete ad esempio i problemi di produzione della Libia l’anno scorso».
In realtà, c’è chi dubita anche dell’attuale capacità – o volontà – di Riad di tappare davvero i "buchi" di offerta sul mercato. Tra questi Seth Kleinman, head of energy strategy di Citigroup, con un passato in Glencore: potentissima società di trading di materie prime, tra i pochi "osservatori" in grado di mostrare nel dettaglio gli spostamenti di greggio nel mondo. «Quando le forniture dalla Libia si erano interrotte – racconta Kleinfeld al Sole 24 Ore – Riad diceva di aver messo sul mercato un milione di barili al giorno in più, ma noi non pensiamo che fosse vero. Il mercato a Dubai era solido come una roccia: non lo sarebbe stato se in Asia fosse arrivata una simile offerta supplementare Al massimo saranno stati 300mila barili in più. Neppure adesso i sauditi producono 10 mbg come dicono». «Il mondo – avverte Kleinfeld – non si rende conto di come siano patetici i dati di cui disponiamo sul mercato del petrolio».
Comunque sia, le parole di Al Naimi hanno contribuito a far prendere fiato alle quotazioni del greggio: ieri il Brent ha perso lo 0,6% a 110,75 $/barile, effetto anche del generale umore negativo dei mercati, e dello sgonfiarsi – almeno per ora – dell’ennesima minaccia iraniana. Il Parlamento di Teheran domenica non ha nemmeno discusso il blocco immediato dell’export verso l’Europa, con cui intendeva anticipare gli effetti dell’embargo Ue, in vigore dal 1° luglio. «Ci vuole un po’ di tempo per predisporre il disegno di legge», ha spiegato il ministro del Petrolio Rostam Ghasemi.