Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  gennaio 31 Martedì calendario

CORO DI NO SU ATENE COMMISSARIATA

Ha provocato non poche reazioni negative la proposta tedesca di rafforzare il controllo europeo sulle decisioni di politica economica in Grecia, un Paese in gravissima crisi debitoria. Alcuni Stati membri della zona euro ieri hanno protestato vivacemente per una soluzione che in teoria condividono, ma che nella pratica ritengono un precedente troppo pericoloso.
La Germania, come altri Paesi del Nord Europa, sta perdendo la pazienza per il modo in cui il Governo greco trascina i piedi nel riformare la propria economia e nel risanare i propri conti pubblici. In un documento trasmesso ai partner europei la settimana scorsa, il Governo Merkel ha spiegato che «la Grecia deve accettare che la sovranità di bilancio passi al livello europeo per un certo periodo di tempo».
La proposta tedesca prevede la nascita di un commissario che avrebbe potere di veto sulle scelte politiche greche. La Grecia è sull’orlo del fallimento. Il debito oscilla intorno al 160% del Pil tanto che il Governo Papademos sta trattando con le banche per una sua ristrutturazione che dovrebbe permettergli di godere di nuovi aiuti internazionali (l’intesa secondo il presidente francese Nicolas Sarkozy giungerà «tra pochi giorni»).
Dalla Grecia la risposta è stata subito molto negativa: l’idea berlinese è stata definita dal ministro dell’Istruzione Anna Diamantopoulou «il prodotto di una immaginazione malata». Ha aggiunto il suo collega di Governo, il ministro delle Finanze, Evangelos Venizelos: «Chiunque imponga a un popolo di scegliere tra aiuto finanziario e dignità nazionale ignora gli insegnamenti fondamentali della storia».
I rappresentanti di altri Paesi si sono espressi sulla stessa linea. Il premier lussemburghese e presidente del l’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha definito la proposta «inaccettabile» tanto più se limitata a un solo stato membro della zona euro. Sarkozy ha spiegato che questa soluzione non sarebbe «ragionevole, democratica ed efficace». Ha poi assicurato che neppure il cancelliere Angela Merkel la vuole veramente.
Dal canto suo, il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha chiesto alla Grecia, a nome dei Governi Ue, di chiudere le trattative sul debito con i creditori privati entro pochi giorni per lanciare effettivamente l’operazione a metà febbraio.
In cuor loro, molti governanti capiscono la proposta tedesca, delusi come sono dalla politica economica greca che finora è sembrata ostaggio dei partiti e troppo poco incisiva.
In occasione del recente Ecofin, all’inizio della settimana scorsa, molti Governi hanno ammesso impotenza e insofferenza nei confronti dell’Esecutivo guidato da Papademos. La Grecia avrà bisogno di nuovi aiuti, ma il timore di molti è che il nuovo denaro verrà sprecato, tanto più che in aprile si voterà e che le prossime settimane saranno segnate da una campagna elettorale che probabilmente indurrà i partiti a evitare misure impopolari. Nel proporre la messa sotto tutela, la Germania sembra non capire che in molti Paesi il ricordo della guerra provoca ancora la paura di un dominio tedesco, oggi in Grecia, domani altrove.
Ieri la questione greca è stata discussa nel Consiglio europeo. In tarda serata, a vertice concluso, ha preso il via invece un incontro tra il premier greco Lucas Papademos, il presidente della Bce Mario Draghi, il presidente della Commissione Ue José Barroso, della Ue Herman van Rompuy e il commissario agli affari economici Olli Rehn. Beda Romano • MA LA GRECIA NON FA PROGRESSI NEL RISANAMENTO - Atene non è riuscita finora, nonostante il varo di un Governo tecnico e le minacce tedesche di commissariamento, a mettere a posto i conti né a rilanciare la competitività perduta con la realizzazione delle riforme strutturali.
Nei giorni scorsi la troika (Bce, Ue e Fmi) ha reso noto un drammatico rapporto da cui emergono tutti i ritardi nel risanamento dei conti della Grecia che viaggia con un debito da 357 miliardi. Commissione, Fmi e Bce mettono il luce gli sforamenti e le mancanze di Atene che in questi mesi non è riuscita a recuperare il ritardo accumulato nel 2010 e nel 2011. La troika chiede di fare qualcosa di più sulla riduzione dei 680mila dipendenti pubblici, ribadendo che la richiesta di tagliarne 30mila nel 2011 è fallita (se ne sono andati in pensione anticipata solo 15mila), e che è necessario raggiungere l’obiettivo di 150mila posti in meno nel 2015. La troika chiede anche di migliorare l’efficienza nella raccolta delle imposte, rafforzando il controllo degli uffici centrali su quelli periferici. «Occorre nominare un nuovo segretario generale del l’amministrazione tributaria, che dovrebbe provenire dall’esterno», dice senza mezzi termini il rapporto su un settore che finora assomiglia a un colabrodo.
La troika vuole sostituire i dirigenti della funzione pubblica che non raggiungono gli obiettivi; imporre una rotazione automatica ai funzionari del fisco per evitare collusioni; rendere più stringenti le norme anti-corruzione inasprendo le sanzioni penali per chi accetta mazzette (che oggi è una specie di sport nazionale); adottare sistemi di protezione per chi ha il coraggio di denunciare la corruzione. Ce la farà Atene?
Il rapporto fa notare che solo il 50% dei medicinali rimborsati dal sistema sanitario pubblico è generico, quindi con prezzi più bassi: la proposta è di aumentare la quota per ridurre le spesa pubblica.
Sul versante delle privatizzazioni, la Ue chiede a Papademos di individuare «due o tre imprese da mettere sul mercato in tempi brevi», così da rendere credibile l’obiettivo di 50 miliardi di nuove entrate da cessioni pubbliche entro il 2015.
La troika è anche convinta che la Grecia dovrebbe eliminare i salari minimi e liberalizzare i taxi, le professioni liberali (abrogando le tariffe minime per gli avvocati) e le farmacie. Tutti obiettivi socialmente incandescenti.
Atene intanto continua a negoziare con l’Iif di Charles Dallara che raccoglie le maggiori banche del mondo per tagliare il debito pubblico di 100 miliardi di euro. Ue e Fmi hanno messo sul piatto 30 miliardi, che però rischiano di non essere sufficienti (si parla di un buco di 15 miliardi). Vittorio Da Rold